Pronto soccorso, ecco i neolaureati. Pagati incentivi

Entreranno in azienda lunedì (1 luglio) e nei giorni immediatamente successivi inizieranno a lavorare negli ospedali dell’azienda Usl Toscana nord ovest i medici neolaureati che arrivano come primo rinforzo per le strutture aziendali di pronto soccorso, alle prese, come ormai noto, con gravi carenze di personale medico, che riguardano tutti gli ospedali d’Italia.

Questi giovani che stanno facendo la specializzazione sono stati selezionati dalla task force appositamente costituita dalla Regione Toscana e verranno inseriti in numero congruo in base alle esigenze delle strutture aziendali nel settore dell’emergenza urgenza. I neolaureati – che oggi (29 giugno) hanno partecipato ad un incontro in Regione Toscana con il presidente Enrico Rossi e con l’assessore alla sanità Stefania Saccardi – affiancheranno i colleghi più esperti e li aiuteranno nella presa in carico dei pazienti e nelle numerose pratiche che è necessario espletare in un pronto soccorso.
La direzione aziendale, per premiare l’impegno di tutti i medici che lavorano nei pronto soccorso, ha deciso inoltre – in accordo con le organizzazioni sindacali – di corrispondere un incentivo proveniente da un fondo specifico a disposizione della direzione aziendale è destinato appunto ai dirigenti medici. È intenzione dell’azienda attivare strumenti simili per valorizzare anche il personale infermieristico.
La direzione aziendale ribadisce, quindi, la sua vicinanza al personale di pronto soccorso, che in particolare in questo periodo è sotto pressione, nell’ambito di un settore già di per sé molto complesso e delicato.
In questi mesi, infatti, i servizi sono stati garantiti grazie alla disponibilità ed all’impegno degli operatori, oltre che facendo ricorso a tutte le possibilità che la normativa consente. L’Asl ringrazia anche i direttori di pronto soccorso ed i responsabili infermieristici che hanno gestito con professionalità questa difficile situazione, incontrando spesso difficoltà nella copertura di alcuni turni di lavoro.
Le misure straordinarie messe in campo a livello regionale ad aziendale, in particolare per il reperimento e la valorizzazione del personale medico, dovrebbero riuscire a dare un po’ di respiro ai pronto soccorso.
Un altro fronte, a più lunga scadenza, è il lavoro che si sta portando avanti, sempre a livello regionale, per adottare strategie efficaci in grado di ridurre la quota di accessi impropri, con valide risposte alternative a livello territoriale, che consentano una diversa gestione della casistica che attualmente accede al pronto soccorso.
Questo sforzo congiunto di Regione e azienda è finalizzato a superare il prima possibile questo periodo di grande sofferenza.

Le spiegazioni della Regione
Non è da oggi che medici non specializzati lavorano nei reparti di emergenza, al 118 o in attività di guardia in strutture private. Accade da tempo e in tutta Italia, spiegano i responsabili dei Pronto soccorso. Accade anche per gli specializzandi. Quella toscana è però la prima esperienza organica che prevede un periodo di formazione ‘on the job’ lungo due anni. “Siamo partiti dai reparti di emergenza perché quelli più sotto pressione e l’abbiamo voluto fare subito e velocemente, a ridosso di uno dei momenti di maggior accesso che è l’estate, soprattutto nelle località turistiche – spiega l’assessore Saccardi – L’impegno successivo sarà quello di parlare con il Ministero affinchè questa esperienza sia valorizzata e tenuta di conto nell’accesso ai concorsi di specializzazione”.
Dei primi 133 medici che saranno a lavoro fin da lunedì, 52 sono stati assegnati alla Asl centro, 43 all’Asl Nord Ovest e 38 a quella Sud est. Per loro sono previsti due mesi di formazione seguiti da un tutor, poi l’assunzione (per 22 mesi) e l’assegnazione alle singole strutture distribuite sul territorio, comprese le aziende universitarie ospedaliere. La spesa, 25 mila euro l’anno per medico (3 milioni e 750 mila in un anno), sarà interamente sostenuta con risorse regionali.
Ma quella dei medici dei Pronto soccorso non è l’unica misura che la Toscana ha deciso di mettere in atto. “Continueremo a coprire, con nostre risorse, le borse di studio necessarie ma che il Ministero non garantisce – sottolinea Rossi – Già l’anno scorso l’abbiamo fatto per cento borsisti”. L’elenco per il 2019 sarà inviato al Ministero entro il 3 luglio, ovvero metà della prossima settimana. “Chiederemo però – avverte l’assessore Saccardi – che chi ne usufruirà sia vincolato a lavorare poi all’interno del sistema sanitario toscano per almeno cinque anni”. Così si punta a tappare le falle aperte dalla recente riforma delle pensioni, che ha accelerato l’uscita di alcuni professionisti, e da un’errata programmazione nell’accesso alle scuole di specializzazion e e nelle necessità. Mancano i medici dei reparti di emergenza, ma anche ginecologi e anestesisti, ad esempio.
La Toscana è pronta anche a partire con un concorso aperto agli specializzandi del quarto e quinto anno, in modo da accorciare i tempi amministrativi per l’assunzione al momento del completamento del ciclo di formazione. Ma in questo caso si tratterebbe di medici già presenti in corsia e che, quindi, non porteranno nell’immediato ad un aumento degli organici.

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