Muore per l’ecstasy, condannato il pusher

Condannato definitivamente a 6 anni per aver venduto pasticche di ecstasy in discoteca, droga che avrebbe poi provocato la morte di Emma Pardi, una giovane lucchese di 22 anni. Il fatto risale a una tragica domenica del 2009, dopo una notte trascorsa in discoteca ad Altopascio, durante la quale aveva festeggiato con amici e il fidanzato un evento lieto: il superamento di une esame universitario. Le indagini delle forze dell’ordine e degli inquirenti lucchesi fecero luce sulla tragedia in poco tempo. Emma Pardi era deceduta per un malore a seguito dell’assunzione di alcol e pasticche di ecstasy.

Un mix letale che aveva stroncato la sua giovane vita. Erano le 8,30 del mattino del 25 gennaio 2009 quando il fidanzato di Emma si era svegliato nella propria auto nel parcheggio dove qualche ora prima si era addormentato con la sua ragazza. La ragazza è pallidissima, lui prova a scuoterla. Ma il respiro è flebile e il polso batte lentamente. Sta malissimo. Allora il ragazzo afferra il cellulare e chiama il 118. Un’ambulanza arriva in pochi minuti, ma per Emma non c’è più nulla da fare. Nel 2012 il gup del tribunale di Lucca  aveva condannato, a seguito di rito abbreviato, per spaccio di stupefacenti e morte in conseguenza di altro reato i due spacciatori che le cedettero le pasticche fatali. Daniele Abbate, 38 anni di Prato, e Daniele Pavone, 34 anni di Genova, erano stati condannati a dieci anni e mezzo di reclusione. Il primo aveva ceduto due pastiglie di ecstasy a lei e al fidanzato in Versilia, il secondo invece all’interno del circolo di Altopascio. Per la madre della vittima il giudice aveva stabilito un risarcimento di 300mila euro a titolo di provvisionale. In appello le condanne per i due imputati erano state ridimensionate nel 2018 per intervenuta prescrizione di uno dei due capi d’imputazione, quello relativo alla morte in seguito ad altro delitto, e le pene erano state rideterminate rispettivamente in 4 e 6 anni di reclusione. Per Daniele Pavone, difeso dall’avvocato Marco Cafiero del foro di Genova, la condanna a 6 anni ora è definitiva e per lui si sono aperte le porte del carcere di Genova, dove è attualmente detenuto per scontare la pena inflitta dalla sentenza della suprema corte di Cassazione.

Vincenzo Brunelli

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