“Sono un cacciatore di ebrei”, fornaio in manette dopo il post razzista su Facebook: in casa aveva una piantagione di droga fotogallery video

L'immagine ritraeva il commerciante con una pistola in mano. E' stato denunciato per istigazione all'odio razziale

Una foto che lo ritrae, postata sul suo profilo Facebook e resa pubblica, forse per amplificarne l’effetto. In quella immagine Paolo Da Prato, panettiere 53enne di Lucca, con un’attività in un comune della Valle del Serchio, tiene in mano una pistola. Solo in seguito la Digos confermerà che era un giocattolo, una maldestra riproduzione di una Luger. Ma sono soprattutto le parole apparse a chiosa di quell’inquietante post ad aver convinto ad agire: “Cacciatore di ebrei”.

Erano appena cominciati allora i guai del commerciante, ritenuto dagli inquirenti un estremista di destra e simpatizzante di Forza Nuova: gli investigatori diretti dal vice questore Leonardo Leone scavano subito nella sua vita e inviano la segnalazione alla procura. Da Prato viene iscritto nel registro degli indagati. Istigazione all’odio e alla violenza per motivi razziali e religiosi. Un’accusa grave, della quale Da Prato dovrà rispondere di fronte alla magistratura.

Ma la sorpresa nella sorpresa è arrivata soltanto ieri (12 dicembre) quando all’estremista di destra sono state messe le manette ai polsi. L’arresto è scattato dopo un blitz nella sua villetta, durante il quale la Digos – oltre a trovare la pistola, un coltello e una bandiera con la croce uncinata – ha scoperto quello che nessuno si sarebbe mai aspettato. Una vera e propria serra per la coltivazione e l’essiccazione della marijuana, che è costata a Da Prato un arresto in flagrante.

In foto con una pistola su facebook
Il materiale sequestrato

Tutto era iniziato alcuni mesi fa quando la Digos nota la foto “incriminata” di Da Prato. Il suo profilo era sotto attenzione: del resto sulla sua bacheca social, il panettiere non faceva mistero della sua “fede”, tra saluti fascisti, sfotto e foto che lo ritraevano perfino a Lucca Comics in mezzo a giovani che indossavano la camicia nera. Quelli stessi che alla Digos riuscirono a descrivere i due minorenni vestiti da Ss, il cui video aveva provocato in città aspre polemiche e sdegno.

Cosplay con croci uncinate, bufera social sul video

 

Da quell’immagine difficile da commentare, da quelle poche terribili parole postate da Da Prato è iniziato tutto. Dopo averlo iscritto nel registro degli indagati, la procura ha delegato alla Digos il blitz nella sua abitazione.
Da Prato, compresa la situazione, ha consegnato la pistola giocattolo, mentre gli agenti frugavano ovunque. Poco dopo è spuntato anche un coltello con una lama di 15 centimetri e una bandiera con il simbolo nazista.

Il blitz in casa

E’ quando la Digos ha deciso di scendere nello scantinato che i guai per Da Prato si sono fatti ancora più seri. Perché in quei locali, il proprietario di casa – che vive da solo -, aveva realizzato una serra e un essiccatoio dotato di tutti gli strumenti necessari: costosi impianti di illuminazione, di irrigazione e lampade. La polizia ha sequestrato anche circa 30 vasetti, con le piante già recise e messe a seccare. In un locale della cantina poi c’erano anche gli strumenti per il confezionamento della droga, da bilancine di precisione, fino agli strumenti per mettere lo stupefacente sottovuoto. E, infine, il prodotto finito: quasi 500 grammi di marijuana pronta ad essere spacciata. Per l’accusa, da Da Prato che, incensurato e insospettabile, è finito in manette per coltivazione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. E questa mattina il giudice ha convalidato l’arresto, durante l’udienza del processo per direttissima.

Senza alcun precedente o sospeso con la giustizia, sul commerciante i guai sono piovuti tutti insieme, all’improvviso. Quella foto, con quella didascalia, postate in modalità pubblica su Facebook (da cui poi è stata rimossa), non è passata inosservata, commentata e rilanciata, era diventata un “caso” sui social.
Così, la Digos ha iniziato a indagare. E’ bastato dare un’occhiata al profilo per capire che di fronte c’era un simpatizzante di ambienti di estrema destra. La presenza dell’arma, sebbene fosse venuto subito il sospetto che doveva trattarsi di un giocattolo, ha convinto gli inquirenti a far scattare la perquisizione.

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