Operaio colpito da una gru e morto in un cantiere, il pm dispone l’autopsia foto

La procura vuole stabilire con esattezza le cause della morte. Fiom: "Sconcertante che fosse solo al lavoro"

Ci sono ancora tanti aspetti da chiarire per spiegare l’infortunio in cui nel pomeriggio di ieri (7 gennaio) è rimasto vittima un operaio edile, 52 anni e padre di famiglia, in via Corte Marchetti ad Altopascio. Tanti punti oscuri, a cominciare dal fatto che, secondo quanto ipotizzano gli inquirenti, Marco Viviani, dipendente della ditta Rm di Porcari, si trovasse da solo, in un cantiere dismesso, al momento dell’incidente che gli è costato la vita.

Colpito alla testa da un pezzo di gru, muore operaio

Un aspetto che oggi rimarca anche la Fiom, indicandolo come “un dato” che “salta subito agli occhi e che fa rabbrividire”. Circostanze e modi del sinistro, sono comunque al vaglio dei carabinieri di Altopascio, cui la procura ha affidato le indagini, disponendo intanto l’autopsia sul cadavere dell’operaio, che a Segromigno, dove viveva lascia la moglie Paola, il figlio Samuele – il 22enne che nel 2016, insieme all’amico allora ventenne Jacopo Giribon aveva compiuto l’impresa di un viaggio in Vespa fino a Capo Nord -, e il figlio Matteo, portiere del Lammari.

La famiglia di Marco è stata colta di sorpresa dalla tragedia, alla fine delle feste natalizie trascorse in tranquillità. Viviani era appena rientrato a lavoro dopo la pausa, ma non ha potuto fare ritorno a casa a riabbracciare i suoi familiari.

Marco Viviani
Marco Viviani

La sua salma, dopo una prima ispezione esterna sul posto da parte del medico legale Stefano Pierotti, è stata trasferita all’obitorio dell’ex Campo di Marte di Lucca in attesa della necroscopia. Il pm di turno, Antonio Mariotti, ha intenzione di disporla per confermare le cause del decesso, ma gli inquirenti non hanno dubbi sul fatto che la morte sia stata provocata a seguito di un incidente avvenuto sul lavoro.

L’incarico sarà affidato venerdì mattina (10 gennaio) all’anatomopatologo Pierotti e servirà a fare maggiore luce sull’ennesimo infortunio mortale che avviene in provincia di Lucca. Una tragedia che riaccende i riflettori sulla sicurezza sul lavoro.

Come sottolinea in una nota la Fiom di Lucca: “Purtroppo un nuovo incidente mortale sul lavoro nella nostra Provincia, nel settore metalmeccanico. Il 2020 inizia proprio male. Il decennio che si è appena concluso ha registrato la morte di 17.000 lavoratori: una vera e propria strage”.

“Se tutti coloro che potrebbero fare qualcosa, le istituzioni in primo luogo – si aggiunge nella nota – non si muovono non c’è niente che possa scongiurare che questa strage continui. Alla base di tutto c’è in primo luogo l’idea che, per abbassare i costi e aumentare i guadagni, la cosa più semplice sia risparmiare sulla sicurezza e mettere a repentaglio l’incolumità e la vita stessa delle persone che lavorano”.

“Ciò vale anche per le scelte politiche ed economiche di gran parte dei governi che si sono succeduti in Italia – va avanti la Fiom -. Si taglia sulla prevenzione e si riducono i finanziamenti alle Asl e agli Ispettorati del Lavoro. Con la conseguenza che il personale addetto alla vigilanza è sempre meno ed assolutamente insufficiente: il rischio, per le aziende inadempienti, di essere sottoposte a controlli e verifiche è diventato pressoché inesistente”.

“Nell’incidente avvenuto ieri ad Altopascio che è costato la vita a Marco Viviani dipendente della Rm di Porcari, e su cui la magistratura dovrà fare le necessarie verifiche – sottolinea la Fiom -, un dato salta comunque agli occhi e fa rabbrividire. Lavorava da solo ed oltretutto in un ambiente non sicuro. Tanto è vero che il suo corpo è stato ritrovato casualmente dopo un tempo che non si sa quanto lungo. In questo come in molti altri casi, forse tutti, non c’è niente di casuale, niente di non prevedibile. Ci sono sempre responsabilità che debbono essere accertate. Non si dovrebbe morire per il lavoro ed invece si muore”.

“Gli appelli in questi casi possono anche sembrare retorica ma è evidente che se davvero non si comincia ad invertire questa tendenza ci sono delle responsabilità precise, da parte delle aziende e delle istituzioni, che vanno denunciate”.

Tra l’altro un destino doppiamente sfortunato quello di Marco Viviani: non era il primo infortunio in cui era rimasto ferito. Alcuni anni fa era stato vittima di un altro incidente sul lavoro, che per fortuna non gli aveva lasciato conseguenze. Fino a ieri, quando il nuovo infortunio gli ha spezzato la vita.

Viviani era molto attivo anche nel mondo dell’associazionismo e da anni si impegnava a sostenere le attività di Hacking Labs: “Mi ha sempre aiutato in associazione – ha scritto su Facebook l’amico Mirko Bernardi -, Hacking Labs era anche sua. Dal 2009 Hacking Labs è riuscita a sopravvivere anche grazie alla sua generosità e impegno. Sempre pronto a dare una mano ai suoi amici. Un grande uomo, un grande amico”.

Cordoglio per la sua scomparsa è stato espresso anche dal sindaco Luca Menesini: “Di fronte al dolore, le parole sono inutili, e il dolore per la perdita di Marco è di tutti, perché ha perso la vita mentre svolgeva il suo lavoro. Ci tengo a far sentire alla sua famiglia l’abbraccio stretto della comunità di Capannori, in particolare ai due figli, Samuele e Matteo”.

Vicinanza al dramma della famiglia è quanto manifesta anche il partito comunista di Lucca: “Come Partito Comunista esprimiamo il nostro cordoglio alla famiglia dell’operaio – si legge in una nota -. Al tempo stesso, però, è nostro dovere riflettere sulle cause di una strage silenziosa che ogni anno miete centinaia di vittime, sulla quale né governi di centrodestra, né governi di centrosinistra intendono porre l’attenzione. Nei primi 11 mesi del 2019 il numero di morti sul posto di lavoro è stato di 997 persone. Un numero spaventoso, una vera e propria strage: per questo noi comunisti diciamo con forza basta con le morti sul lavoro, causate molto spesso dal fatto che gli operai sono sottoposti a turni massacranti nel nome della produttività e del profitto dei padroni. La riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario si dimostra, oggi più che mai, come una necessità anche per limitare queste disgrazie”.

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