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Coronavirus, lapideo in difficoltà. Palla (Confindustria): “Valanga di cancellazioni”

Il responsabile del settore chiede l'impegno della politica per evitare la crisi

Coronavirus, sul tema interviene anche il presidente della sezione lapidei di Confindustria Toscana Nord, Fabrizio Palla 

“Il nostro settore . dice – è fondato da sempre sull’export. Le nostre aziende vivono di fatturati che provengono da Stati Uniti, Medio Oriente, Asia e in parte minore da Europa. Il contatto diretto con il cliente estero è il presupposto non solo della relazione commerciale, ma proprio della vendita stessa del marmo. È attraverso i viaggio all’estero in cui presentiamo e commentiamo insieme foto di lastre, campioni di materiali, di finiture, che si finalizza la vendita. È attraverso le visite dei nostri clienti, presso i nostri piazzali, che il materiale viene scelto, ispezionato e approvato per la spedizione. Il blocco di queste attività crea un cortocircuito che fa sprofondare il settore in un “impasse” che congela i flussi finanziari che sono alla base dell’attività delle aziende“.

“Negli ultimi tre giorni – dice Palla – siamo stati travolti da una valanga di cancellazioni di clienti che avevano programmato visite – alcune delle quali addirittura ad aprile – Io stesso dovevo partire per gli Stati Uniti domani, ma molti clienti hanno cancellato gli appuntamenti o mandato messaggi più o meno delicati per comunicare che in questo momento le visite degli italiani non sono tra le più gradite. Questo fatto si traduce in una cosa sola: crollo del fatturato. Non siamo in grado per ora di quantificare la misura di questo crollo, certo è che non è una situazione sostenibile a lungo” .

“Infine – prosegue Palla – non dimentichiamo che il nostro settore utilizza molta materia prima – ovvero blocchi di pietra naturale – prodotta all’estero. Oltre alle vendite, anche gli acquisti sono stati messi in quarantena: i nostri funzionari non possono viaggiare, non sono graditi, non possono recarsi in molte delle cave estere dove compriamo i blocchi. Questo è un danno gigante per le commesse che stiamo fornendo, quando nei progetti sono specificati materiali esteri: se non possiamo continuare a fornirli – perché non possiamo ispezionarli – siamo soggetti a penali sulle consegne. Quindi oltre il danno, anche la beffa”.

“È necessario che politici, imprese, lavoratori, società civile – conclude il responsabile del lapideo di Confindustria – mantengano i nervi saldi, affidandosi alla scienza e ad un registro comunicativo coerente con le evidenze scientifiche, abbandonando un clima imbevuto di ansie e allarmismi privi di fondamento. Chiediamo pertanto al governo un tavolo di confronto, per rispondere con messaggi positivi e costruttivi verso la comunità internazionale, al fine di salvaguardare settori industriali che come il nostro, vivono di internazionalizzazione. Chiediamo che si attui una moral suasion verso il settore bancario, per studiare modalità di aiuto per le finanze delle aziende che vivono questa emergenza. Chiediamo che siano prese misure eccezionali di sostegno, non solo per le imprese delle aree rosse, ma per tutte quelle del nostro settore che stanno subendo danni oggettivi dalla situazione che stiamo vivendo: l’attivazione di efficaci misure di aiuto, come ad la sospensione o dilazione del versamento dei contributi previdenziali e delle ritenute fiscali, l’accesso alla cassa integrazione potranno consentire alle aziende del settore lapideo di essere traghettate al di là della emergenza e permetter loro di riprendere il corso normale delle proprie attività”.

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