“Mascherine per i tecnici sequestrate”, all’ospedale di Lucca monta la protesta

La denuncia della Fiom Cgil: "Centinaia di lavoratori operano a rischio, vanno tutelati"

Una importante fornitura di mascherine destinata al personale tecnico di manutenzione dell’ospedale di Lucca sarebbe bloccata da ieri (18 marzo) alla dogana di confine con la Francia, dopo essere stata spedita dalla Spagna. Lo riferiscono, con un certo allarme, i sindacati e in particolare Fiom Cgil di Lucca che da giorni è in trincea per tutelare gli operatori – dai tecnici, agli elettricisti a tutta una serie di ditte esterne – che sono chiamati ad intervenire in caso di necessità al San Luca.

“Il fermo della fornitura di mascherine è preoccupante – afferma Nicola Riva della Fiom Cgil di Lucca -, perché era destinata a questo personale che opera per gli ospedali di Lucca e Massa”, territori fra l’altro dove, dopo Firenze, è il più alto il numero dei contagi da coronavirus.

Una situazione che riguarda centinaia di lavoratori, afferma Riva: “L’Asl sta facendo tutto il possibile ma attualmente i lavoratori devono far riferimento alla protezioni personali che reperiscono individualmente. La notizia di questo blocco non ci conforta. Questo personale è chiamato a intervenire in caso di necessità: è inutile che medici e infermieri abbiano la mascherina e il tecnico invece sia costretto ad operare senza. E’ un problema comune che deve essere risolto. Al momento non ci risultano contagi di questo personale, ma il rischio ci pare troppo alto”. Del resto pensare ad uno sciopero è assolutamente impossibile: “Sono figure che ora più che mai sono indispensabili per l’ospedale e il servizio deve essere assicurato”.

Da ieri poi sono in agitazione anche le addette alle pulizie del San Luca, messe nelle stesse condizioni. E c’è preoccupazione anche per le società che si occupano del servizio mensa.

“Se anche a questi lavoratori, che nonostante un rischio importante, continuano a operare per il bene di tutti non vengono garantite tutte le misure di sicurezza necessarie – afferma -, si rischia veramente, in caso di contagio il fermo delle nostre strutture sanitarie”.

“Per questo, la direzione sanitaria deve verificare e nel caso provvedere a garantire, specie in questa fase di scarsità di approvvigionamenti – prosegue Riva – a chi lavora nei presidi ospedalieri di poterlo fare in sicurezza, mettendo a disposizione se del caso il necessario per poter continuare a operare. Basta ragionare a compartimenti stagni”.

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