Minacce su Facebook ad agenti e accusatori: va in cella

L'uomo si trovava ai domiciliari per spaccio di stupefacenti

“Chi di spada ferisce, di spada perisce”. E’ soltanto uno dei messaggi minatori che Manuele Marchi, 28 anni, di Lucca, agli arresti domiciliari per spaccio di droga, lanciava su Facebook ai suoi presunti “delatori” a “accusatori”.

Senza risparmiare gli agenti che il 22 ottobre scorso lo avevano arrestato al culmine di un’operazione antidroga, condotta dalla squadra mobile, su ordinanza del gip di Lucca firmata a seguito della richiesta del pm titolare delle indagini Elena Leone. “Bastardi sbirri di merda, trovatevi un lavoro”, le parole offensive che gli sono costate altri guai.

Gli agenti lo hanno infatti denunciato per diffamazione ai danni dei polizotti che lo hanno arrestato e segnalato al gip la violazione del divieto che grava su tutti gli indagati sottoposti agli arresti domiciliari di comunicare con soggetti diversi dai propri familiari conviventi, divieto violato anche dalle comunicazioni fatte tramite Facebook come da consolidata giurisprudenza. Il gip ha condiviso le osservazioni della Squadra Mobile e ritenuta la misura restrittiva degli arresti domiciliari insufficiente a contenere la sua pericolosità sociale decidendo per l’aggravamento.  Sabato pomeriggio l’arresto e il trasferimento nel carcere di Lucca.

Marchi era stato arrestato insieme ad altre cinque persone il 22 ottobre scorso. L’uomo secondo le ipotesi dell’accusa, nel gruppo aveva il compito di accompagnare i capi e fare le consegne in loro vece.

I membri della banda erano soliti spacciare nel centro storico della città – in Piazza Santa Maria e in piazza San Iacopo – e appena fuori dai noti locali della movida lucchese.

Nella perquisizione contestuale all’esecuzione dell’ordinanza furono trovati nella disponibilità del gruppo 4 panetti, per complessivi 400 grammi di hashish, e 30 grammi di stupefacente – hashish e marijuana – confezionato in dosi. A casa di uno dei capi del sodalizio, sul comò della camera da letto, accanto al biberon e ad altri prodotti per neonati, fu trovato un barattolo contenente marijuana destinata al consumo personale.

Dopo un periodo di carcere, Marchi è stato sottoposto agli arresti domiciliari e controllato mediante braccialetto elettronico. Lo stato di detenzione in casa però gli è stato stretto e il 7 marzo scorso ha iniziato a sfogarsi sul proprio profilo Facebook “Guarda te se mi tocca stare a casa per la festa dell’8 marzo … non aspetto altro ogni anno! Bastardi sbirri di merda cercatevi un altro lavoro scemi fate i seri”.

Sarebbe bastato ad un aggravamento della misura ma c’è dell’altro.  In alcuni post Marchi minaccia chi ha reso dichiarazioni accusatorie nei suoi confronti e così il 16 febbraio scorso scriveva: “Appena arriverà la conferma renderò pubblico chi e cosa siete, ma a preoccuparvi non dovranno essere i fogli bensì l’ondata di maltempo che si scatenerà su di voi preparate l’ombrelli e i chiuei – scrive testualmente nel post – perché saranno lunghi tempi bui”.

Sempre con tono minatorio il 4 febbraio scorso aveva postato una foto che lo ritraeva con i sodali in momenti passati e l’accompagnava con un messaggio ugualmente minaccioso: “chi di spada ferisce, di spada perisce“.

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