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Coronavirus, Nursind: “Occorre fare i tamponi a tutto il personale sanitario”

Il sindacato sottolinea le criticità anche per la mancanza di dispositivi di protezione adeguati

Un esercito senza armi. È quello degli operatori sanitari di Lucca, Versilia e Valle del Serchio: infermieri, Oss, ostetriche, a stretto e continuato contatto con positivi e sospetti al Covid-19, spesso senza disporre di un’adeguata protezione sanitaria.

“Molti di loro, in particolare gli infermieri, iniziano a loro volta risultare positivi – denuncia il NurSind, sindacato delle professioni sanitarie – Una situazione destinata ad aggravarsi, se l’Asl Toscana Nord Ovest non interviene immediatamente. Servono tamponi per il personale. Siamo i più a rischio, e vogliamo essere tutelati”.

Molto spesso carenti, e non sempre di origine attestata dalla Ue sono invece i Dpi, dispositivi di protezione sanitaria essenziali nella gestione di malati e sospetti al Covid-19, non ancora distribuiti in quantità e qualità adeguate. Sta accadendo su tutto il territorio provinciale, ma soprattutto negli ospedali, dove si lavora spesso senza un adeguato rifornimento di mascherine, camici idrorepellenti, occhiali, visiere, gambali di protezione, cappellini. Oppure, senza la possibilità di sostituirli: “Le maschere Ffp2/Ffp3 devono essere cambiate ogni quattro ore, ma in alcuni settori ad alto rischio come il setting E ex chirurgia del San Luca, dedicato a pazienti positivi, non ne è garantita la sostituzione – denuncia il sindacato degli infermieri – Un problema che investe anche i camici idrorepellenti, sia a Lucca che in Versilia: non sono forniti in maniera continuativa”.

Ovvie e prevedibili le conseguenze. Sempre più i contagiati fra il personale sanitario, a sua volta probabile vettore del virus. Niente quarantena e tampone infatti per gli operatori, se non in presenza di evidenti sintomi: disposizioni ministeriali già denunciate il 15 marzo: “Temiamo che proprio infermieri, medici, ostetriche ed Oss potranno essere i così detti “untori”, cioè coloro che trasmetteranno l’infezione a tutti coloro con entrano in contatto, prima che tali operatori diventino positivi al tampone. Cui saranno sottoposti solo nella fase di sintomatologia eclatante. Solamente allora gli sarà concesso di lasciare la sede di lavoro, dopo aver probabilmente contagiato tutti i pazienti, utenti con cui sono venuti a contatto, senza parlare dei loro familiari, anch’essi non immuni da coronavirus”, avvertiva il sindacato degli infermieri, prefigurando lo scenario attualmente in atto. Parole, per il Nursind, cadute nel vuoto.

“C’è la necessità immediata di eseguire i tamponi a tutti gli operatori sanitari – ribadisce oggi a gran voce il NurSind – onde evitare che siano a rischio contagio e vettori del contagio stesso. Ma la domanda cresce drammaticamente anche fra la popolazione, perché l’aumento dei casi positivi è esponenziale su tutto il territorio provinciale”. Lo testimonierebbero, per Nursind, le continue richieste di tamponi dai medici di famiglia, 118, pronto soccorso e uffici di igiene pubblica.

Una situazione già difficile per il personale addetto, incapace di far fronte a tutte le richieste della collettività; e seriamente preoccupante per il sicuro aggravarsi della domanda: “Nei servizi territoriali, a stento gli infermieri ricoprono l’inarrestabile richiesta di tamponi presso il domicilio degli affetti – afferma il sindacato-  C’è un bisogno urgente di una nuova riorganizzazione dei percorsi, che preveda un appropriato utilizzo sia degli operatori sanitari, sia dei dispositivi di protezione e dei tamponi”.

Una richiesta, quella dei tamponi, che arriva non solo dal San Luca e dalla Versilia – ospedali preposti al Covid 19. Ma anche dai presidi delle altre strutture, preposti a verificare l’assenza di infezione: “Una disposizione aziendale che va rispettata – sottolinea il sindacato – per tutelare dal contagio i pazienti da ricoverare, gli operatori sanitari e l’intera collettività”.

“Infermieri, Oss, ostetriche, medici. Ci sono loro ogni giorno in prima linea – continua il NurSind – pur non disponendo molto spesso delle adeguate protezioni sanitarie; pur essendo i primi esposti al rischio di contagio, senza tutela alcuna e con la consapevolezza di poter essere loro stessi un rischio per la collettività. Sacrificandosi con turni aggiuntivi, sia per affrontare l’emergenza in corso, sia per il supporto nella formazione di nuovi assunti per il potenziamento dei reparti di terapia intensiva. Sarebbe doveroso inoltre, da parte dell’azienda, adoperarsi al meglio per mettere a disposizione di tutti i dipendenti il parcheggio del San Luca. Oltre che per rifornirli dei necessari dispositivi di protezione. Ringraziamo a tal proposito la collettività: per il continuo sostegno, le parole di incoraggiamento e le preziose donazioni. Grazie davvero”

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