Di Vito: “Pronto soccorso ha retto, ma servono migliore logistica e mascherine protettive”

Il medico e consigliere comunale: "Una lettera alla direzione aziendale per elencare le criticità"

Situazione tutto sommato regolare al pronto soccorso dell’ospedale San Luca di Lucca a circa un mese e mezzo dall’inizio dell’emergenza. In questo periodo è stato registrato un trend di rallentamento negli accessi, ma rimangono alcune questioni logistiche che richiedono attenzione.

A parlare è il dottor Alessandro Di Vito, medico in forza al pronto soccorso e consigliere comunale di SiAmo Lucca:
 “Siamo soddisfatti che il pronto soccorso di Lucca abbia retto il colpo. Inizialmente ci sono stati dei piccoli problemi ma la situazione è da considerare sotto controllo. Certamente degli aspetti possono essere migliorati – spiega Di Vito – l’area dedicata ai casi di sospetti Covid dovrebbe essere completamente isolata rispetto a quella in cui si trovano i soggetti che sono giunti per le normali emergenze. Questo potrebbe portare a minori rischi per chi accede al pronto soccorso. A questo proposito abbiamo inviato una lettera alla direzione aziendale ispettorato del lavoro per risolvere la questione, elencando le criticità che abbiamo riscontrato nella logistica, sottolineando quali sono le cose da cambiare e quali no”.

“In fin dei conti – spiega il dottore – i pronto soccorso vanno sempre avanti, in qualsiasi situazione, anche emergenziale come questa, il fine ultimo e l’obiettivo è quello di prestare le migliori cure ai pazienti”.

Sulla questione mascherine Ffp3 che sarebbero state negate ai pronto soccorso del territorio toscano e ai reparti di 118, con ordinanaza regionale del 25 marzo, il dottor Di Vito ha le idee chiare:
 “La Regione tutto sommato si sta muovendo nella direzione giusta, però non condividiamo assolutamente l’ultima ordinanza presentata dal governatore Rossi, che toglie le mascherine Ffp3 ai pronto soccorso di tutto il territorio”.

Le mascherine Ffp3 sono dotate di valvole per consentire a chi le indossa di difendersi da minuscole particelle pericolose, piombo, spore e virus, come il Sars-CoV-2, il virus che trasmette la malattia Covid19. Questo tipo di mascherine sono essenziali per gli operatori che si trovano in ambienti stretti e chiusi e sono costretti a ventilare i pazienti affetti da Covid. Le situazioni peggiori si riscontrano nei reparti di terapia subintensiva e intensiva, specialmente dove i contagiati vengono trattati con apparecchiature di ventilazione non invasiva. Con l’impiego di questi sistemi il paziente potrebbe generare aerosol, ovvero particelle di microscopiche dimensioni che fluttuano nell’aria e vi rimangono per alcune ore. Un recentissimo studio condotto da scienziati americani del National institutes of health (Nih), con la partecipazione dell’università di Princeton e dell’università della California, ha stabilito che le particelle di aerosol possono contenere tracce del virus ed essere rapidamente diffuse in un’ambiente non opportunamente ventilato. In questi casi la permanenza del virus nell’aria potrebbe arrivare fino a tre ore. Naturalmente ciò non deve allarmare i comuni cittadini, poiché l’aerosol si sviluppa in condizioni particolari che non si creano quando siamo in casa, al supermercato e negli ambienti aperti.

“Il motivo per cui non condividiamo le scelte di Rossi – prosegue il dottor Di Vito – è perchè in alcuni casi urgenti, l’operatore del pronto soccorso si può trovare in condizioni di dover ventilare il paziente. In quel caso si può generare aerosol e per evitare il contagio gli operatori sanitari devono poter disporre di mascherine che permettano di proteggersi, come le Ffp3”.

“Sappiamo chiaramente – dice ancora – che coloro che lavorano a stretto contatto con i malati gravi di Covid che si trovano in terapia intensiva e subintensiva ne hanno stretto bisogno perché dove la dispersione è maggiore la sicurezza deve essere massima, quindi mascherine e occhiali protettivi. Ma anche il pronto soccorso ne ha bisogno perché potrebbe trovarsi ad operare nelle medesime situazioni”.

Nei vari reparti dell’ospedale San Luca l’attenzione degli operatori sanitari è massima dopo il primo caso di contagio:
 “Abbiamo alzato il livello di protezione, la direzione ci è venuta incontro – conclude Di Vito – Occorre che tutti siano in grado di proteggersi, sia che si tratti di persone che lavorano in area Covid, sia che si occupino di aree no Covid. In rari casi, per fortuna, è capitato che pazienti mostrassero solo sintomi minimi tanto da non immaginare un loro contagio. Gli stessi poi, sono poi risultati positivi al tampone. Occorre quindi avere massima attenzione e tenere il massimo livello di guardia”.

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