Polizia, 188 arresti e quasi 1200 denunce in un anno foto

Celebrata la festa del corpo ricordando gli agenti caduti. Il bilancio del questore Dalle Mura

In occasione della festa della polizia, con una cerimonia adeguata al momento che il paese sta attraversando, il prefetto e il questore hanno reso omaggio ai caduti della poliziadepositando una corona in loro ricordo.

La polizia nel corso dell’ultimo anno, in tutta la provincia di Lucca ha effettuato 188 arresti, denunciato 1184 persone e sequestrato circa 24 chili di sostanza stupefacente. Ha emanato 7 Daspo, 67 fogli di via obbligatori, ed elevato 12280 sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada.

Inoltre sono stati chiusi 4 locali ai sensi dell’articolo 100 Tulps, rilasciati 6287 passaporti, 1900 licenze di polizia amministrativa, 8393 permessi di soggiorno e sono state effettuate 52 espulsioni.

Infine la polizia ha gestito e coordinato l’ordine pubblico in occasione dei grandi eventi dello scorso anno tra cui due concerti del Jova Beach a Viareggio, il Lucca Summer Festival e Lucca Comics and Games, oltre a essere oggi in prima linea, insieme alle altre forze dell’ordine, nella lotta alla diffusione del Covid-19.

Il questore Maurizio Dalle Mura ha colto l’occasione per dare un messaggio alla cittadinanza: “Siamo tutti impegnati – ha detto – chi curando e assistendo i malati, chi rispettando le regole di contenimento, chi vigilando sul rispetto di queste regole, a contrastare il diffondersi del Covid- 19, che già tanti lutti ha cagionato. Nell’esprimere il mio cordoglio ai parenti delle migliaia di vittime, voglio ricordare Giorgio Guastamacchia, poliziotto dell’ufficio scorte di Roma, deceduto il 4 aprile scorso in seguito alle complicazioni di una polmonite da coronavirus”.

“Questa celebrazione – ha proseguito – che si tiene in modo diverso dal tradizionale proprio per l’eccezionale situazione che stiamo vivendo, è l’occasione per riassumere i risultati conseguiti e i servizi svolti nel corso dell’anno dalla polizia di stato di Lucca, e, per il questore, di fare alcune considerazioni. In una sorta di metafora personale, inizierò dalla fine, ricordando i nostri caduti e i loro familiari. Lo scorso ottobre, quando a Viareggio è stato presentato il premio scolastico dedicato alla memoria dei poliziotti trucidati nella strage di Querceta, è stato proposto un video che ha ricostruito il contesto storico in cui è maturata la strage, gli anni di piombo. Mi sono emozionato nel vedere come eravamo: “…poliziotti figli di poveri che vengono da subtopie, contadine o urbane che siano… “vestiti”… come pagliacci, con quella stoffa ruvida che puzza di rancio, furerie e popolo…” e ho pensato no, non siamo più quelli lì.  Se è vero che non siamo più quelli lì, è altrettanto vero che non dobbiamo mai dimenticarci come eravamo, e nel ricordare come eravamo, abbiamo il dovere di onorare la memoria di chi, indossando la divisa, ha sacrificato la vita per mantenere fede al giuramento di fedeltà alla Repubblica, simbolo per le donne e per gli uomini della Polizia di Stato che svolgono ogni giorno, con disciplina e onore, il proprio servizio”.

“Voglio ringraziare i miei poliziotti – prosegue il questore – non solo per quello che hanno fatto e per la compostezza e lo spirito di servizio di cui stanno dando prova in questi tempi di pandemia, ma soprattutto perché hanno dimostrato di essere comunità, con comportamenti che sono andati oltre il significato dell’appartenenza identitaria. Noi siamo stati comunità perché quando un nostro collega si è scoperto affetto da una grave malattia, ci siamo raccolti attorno a lui e alla sua famiglia e abbiamo dato sostegno, vicinanza, umanità. Ringrazio le organizzazioni sindacali e non è un ringraziamento di maniera a denti stretti come qualche volta accade, che guai a dimenticarsi dei sindacati. Li ringrazio perché ci siamo costantemente ascoltati, dove l’ascoltare non ha riguardato solo ciò che si diceva, quanto piuttosto chi parlava: “io ascolto” ha voluto dire anche “ascoltami”.

”Esserci sempre – dice ancora – Tra i vari significati dell’avverbio sempre, quello più appropriato indica una continuità ininterrotta, senza termine di tempo, cioè senza fine e talora senza principio, una persistenza di impegno della Polizia di Stato per la scurezza delle nostre comunità. Esserci io lo declino in esser-ci. Il mio essere è l’esistente, il mio esistere è il fatto di essere in un certo punto nello spazio e nel tempo.  Se l’esserci è l’ambito storico in cui siamo gettati come progetto e operiamo, siamo consapevoli che lo facciamo insieme all’arma dei carabinieri, alla Guardia di finanza, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco e alle polizie municipali. Sin dal primo giorno del mio incarico ho detto che da soli non si va da nessuna parte. Ho lambiccato l’ovvio, che per qualcuno tanto ovvio non era. E questo assioma ha costituito il principio certo di immediata evidenza del lavoro di tutti”.

“Ancora il primo giorno ho detto, e l’ho ripetuto non so quante volte – conclude – che se è vero che da soli non si va da nessuna parte, è altrettanto vero che ognuno deve fare il suo mestiere, deve operare usando gli arnesi che il complesso sistema normativo gli attribuisce. Concludo ringraziando le donne e gli uomini dell’amministrazione civile dell’interno che lavorano insieme a noi negli uffici e i familiari dei miei poliziotti perché, anche loro, ci sono sempre”.

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