Lucca, morto per le conseguenze del coronavirus l’imprenditore Papini

Aveva 73 anni, i familiari: "Il personale del San Luca con la sua umanità ha fatto a noi e a Vittorio il più bel regalo"

E’ morto per le conseguenze del coronavirus Vittorio Papini, 73 anni, di Lucca. Oggi (25 maggio) attorno alle 14 è deceduto all’ospedale San Luca dove si trovava ricoverato dopo essersi ammalato lo scorso 8 marzo. Un dolore immenso, la perdita dell’imprenditore, soprattutto per la famiglia che pur nel lutto prende la parola per ringraziare il personale del nosocomio.

Vittorio si è ammalato l’8 marzo, quando la reale portata della pandemia ai più era ancora sconosciuta.

“Lui aveva 73 anni, faceva l’imprenditore, non era giovanissimo ma godeva di ottima salute, amava la vita, la sua famiglia e il suo lavoro al quale ha dedicato tutta la sua esistenza. Aveva ancora tanta strada – scrive la famiglia – da percorrere davanti a se e sogni da realizzare, ma il virus, gli ha tolto tutto. Subito dopo il ricovero, confermata la sua positività al covid ha avuto una crisi respiratoria ed è stato immediatamente trasferito in terapia intensiva dove è rimasto fino ad oggi, fino a quando il suo cuore stremato non ha cessato di battere”.

“Durante malattia, non potendo fargli visita per ovvi motivi, siamo stati informati delle sue condizioni ogni giorno attraverso video chiamate – raccontano i familiari – Le video chiamate ci hanno permesso in qualche modo vederlo e quando si è risvegliato dalla sedazione abbiamo potuto parlargli, fargli coraggio, dirgli le cose che quando si è in salute sembrano scontate ma poi, in questi casi, ti rendi conto che non lo sono mai. Si è aggravato progressivamente ed inesorabilmente ma il personale sanitario ha fatto di tutto per salvarlo e renderlo alla vita ma purtroppo tutti i loro sforzi sono stati vani. Scriviamo queste righe tra le lacrime, quando il dolore è più forte, ti morde, ti attanaglia, ti leva il respiro, quando ancora non ti capaciti che sia toccato alla tua famiglia ma sentiamo il bisogno di ringraziare tutti i sanitari, vogliamo dare una testimonianza di quanta professionalità, quanta dedizione e quanta umanità sono capaci”.

“Per tutti questi mesi – sottolinea la famiglia – ci hanno supportato e talvolta sopportato, ci hanno informato sempre chiaramente sulle condizioni di Vittorio, ci hanno dato speranza ma mai ci hanno illusi, lo hanno accarezzato e abbracciato per noi, gli hanno parlato tanto per tranquillizzarlo. Hanno compreso che aspettare una telefonata ogni giorno, alla stessa ora, in attesa di buone notizie che quasi mai potevano darci, era devastante e siamo convinti lo è stato anche per loro. Da circa una settimana, essendosi negativizzato, abbiamo ricevuto dalla Direzione l’autorizzazione a visitare Vittorio di persona, naturalmente usando tutte le precauzioni e tutti i presidi medici necessari. Il regalo più grande, oltre a poter stare con lui, è stato conoscere di persona i sanitari che lo hanno avuto in cura e capire sul posto come lavorano e in quali condizioni”.

“Non finiremo mia di ringraziarli – spiegano dalla famiglia – per tutto quello che hanno fatto per Vittorio, lo hanno curato fino alla fine con professionalità, con dedizione e con amore. Sappiamo che a loro il termine eroe non piace ma noi non ne troviamo di adatti per definire delle persone che si dedicano in questo modo ai malati e che si sono commosse con noi più di una volta dicendoci che le loro lacrime erano per un uomo che, anche se non poteva esprimersi, con il suo sguardo gli aveva fatto capire chi fosse”.

 

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