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Camera Penale di Lucca: “Si torni ai processi nelle aule di tribunale”

Il presidente Baldini: "Tutto deriva dalla possibilità di impiego del personale amministrativo"

Il consiglio direttivo della Camera Penale di Lucca, rappresentato dal presidente Eros Baldini, interviene sulla attuale situazione della giustizia e del tribunale di Lucca evidenziando “l’inspiegabile atteggiamento governativo e ministeriale di abbandono nei confronti dell’amministrazione della giustizia che ha causato un sostanziale forzato rallentamento di tutte le attività”.

“Nonostante tutto l’impegno profuso dalla camera Penale di Lucca – dice Baldini – in stretta collaborazione con il Consiglio dell’ordine degli avvocati e con la piena disponibilità dei vertici degli uffici giudiziari, gli stretti margini di discrezionalità organizzativa concessi dalla normativa nazionale non hanno permesso, seppur nella indiscutibile situazione di emergenza sanitaria, di svolgere una accettabile opera di servizio nei confronti della cittadinanza. Stando alle dichiarazioni del guardasigilli per cui, “grazie al mutamento del contesto sanitario, è giunto il momento di un ‘ritorno alla normalità’ per la giustizia: è imminente l’emanazione di una circolare che riequilibra il rapporto tra lavoro in presenza e lavoro da remoto del personale amministrativo in modo da garantire la regolare celebrazione delle udienze, in condizioni di sicurezza, già a partire dall’1 luglio“. Da quella data dovrebbe riprendere regolarmente tutte le attività ed il tribunale di Lucca dovrebbe tornare alla piena operatività”.

“Il condizionale è d’obbligo perché tutto deriva dalla possibilità di impiego del personale amministrativo – prosegue Pialli – da cui dipende la funzionalità dei tribunali. Senza il lavoro delle cancellerie, delle segreterie e di tutti gli uffici in generale, il tribunale è paralizzato. Non si può pensare alla regolare ripresa delle udienze con gli uffici semivuoti. Senza giungere alla provocatoria iperbole contenuta dalle parole dell’illustre giuslavorista e politico Pietro Ichino, per il quale durante l’emergenza Covid 19 lo smart-working nella maggior parte dei casi è stata “solo una lunga vacanza pressoché totale, retribuita al 100 per cento”, è innegabile che sia stata consentita quella modalità di lavoro in un settore dove era impossibile applicarla poiché, salvo rare eccezioni, il personale non ha gli accessi alla rete interna. Peraltro il lavoro di ufficio non si svolge unicamente al computer, ma anche materialmente, quindi non poteva assolutamente essere eseguito in assenza. A fronte di tali considerazioni oggettive, per alcuni presidenti di tribunale, la produttività del personale amministrativo è addirittura aumentata; quasi a voler indicare che la presenza degli utenti della giustizia è il sostanziale elemento di disturbo che impedisce la piena resa del lavoro. Peccato che tale teorema sia stato contraddetto dagli stessi sindacati di categoria, immediatamente insorti alle parole dell’ex senatore Pd Ichino, che per voce del segretario di Unadis (sindacato dei dirigenti della pubblica amministrazione) Barbara Casagrande sono stati costretti ad ammettere che è innegabile che ci siano “anche i furbetti dello smart working”.

“In tutta la questione – concludde Baldini – rimane di palmare evidenza la piena disponibilità degli avvocati a fornire il loro pieno contributo all’efficienza della giustizia. Proprio quelli che da più parti ed in più occasioni sono stati tacciati di voler paralizzare o addirittura impedire il regolare corso dei processi per interesse dei loro assistiti o, ancor peggio per biechi interessi di portafogli, hanno sempre spinto e continuano a chiedere a gran voce che i processi, nel rispetto della salute e con tutti i presidi sanitari, siano celebrati e che l’attività giudiziaria recuperi al più presto la propria sede naturale: l’aula di tribunale. Restiamo quindi in attesa del provvedimento che lo permetta e ribadiamo la consueta apertura al confronto ed al dialogo per la migliore ripresa dell’amministrazione della giustizia”.

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