Il primario delle malattie infettive: “Coronavirus, i nuovi focolai sono un campanello d’allarme” foto

Il dottor Luchi intervistato al Real Collegio: "In questa fase non bisogna sottovalutare i rischi: il virus continua a circolare"

“I nuovi focolai sul territorio vanno presi come una cosa molto seria e i rischi non vanno sottovalutati”. Lo ha detto intervenendo al primo talkshow del Real Collegio estate, il dottor Sauro Luchi, primario dell’unità operativa complessa malattie infettive dell’ospedale San Luca di Lucca, intervistato da Paolo Mandoli insieme al dottor Alberto Tomasi, ex direttore dell’area igiene e sanità pubblica dell’Asl Toscana nord ovest e presidente della Società italiana di medicina dei viaggi e delle migrazioni.

Il tema della serata sul quale si sono confrontati gli ospiti, è stata infatti la pandemia di covid-19 e il modo in cui il sistema sanitario ha affrontato l’emergenza proprio nel giorno in cui è giunta la conferma di un nuovo focolaio in Versilia.

“Ripensando al momento in cui è scoppiata l’infezione di covid-19, abbiamo avuto la paura di non farcela a curare tutti nei primi giorni di marzo, quando i 12 posti letto che avevamo nel reparto malattie infettive si sono saturati subito – spiega il dottor Luchi primario di virologia al San Luca – Aprivamo un’area e subito i posti letto erano pieni, è stata una lotta contro il tempo per trovare lo spazio idoneo per le cure, a fine marzo il numero di malati ospedalizzati era di 105, avevamo previsto di reclutare almeno 140 posti letto. Per raggiungere questo numero abbiamo sospeso la chirurgia programmata, congelato l’oculistica e l’ortopedia. La rianimazione è diventato un reparto esclusivo Covid e le persone che avevano bisogno di cure e erano no covid sono state spostate nelle sale operatorie – prosegue – In quel momento c’è stata la paura di non poter garantire posti letto a tutti i cittadini che ne avevano bisogno. La degenza in media dura una decina di giorni, ricordo ancora che il primo paziente dimesso è stato il 21 marzo, primo giorno di primavera. D’altra parte ho notato un grande senso del dovere da parte dei colleghi e di tutti gli operatori sanitari, che non si sono mai tirati indietro, anzi si sono messi a disposizione ognuno nel loro campo”.

Luchi tuttavia mette in guardia: “In questo momento la situazione è favorevole, ho la sensazione che siamo al picco massimo della tranquillità, ma piano piano si affievoliscono i benefici del lockdown e i nuovi focolai sono un campanello d’allarme che non dobbiamo ignorare – precisa il dottor Luchi –. Il virus sta ancora circolando e questo è il momento della responsabilità. Non sono accettabili gli assembramenti, ce lo dimostrano i casi dei super diffusori, persone che hanno una grande carica virale con alta possibilità di contagio, come avvenne a marzo alla cena di Segromigno. Dobbiamo quindi tenere un comportamento responsabile indossando la mascherina e tenendo le distanze, onde evitare micro lockdown”.

E sul movimenti no vax e no farmaci, la posizione è ugualmente precisa: “Certi pensieri e comportamenti – spiega Luchi – iniziano a riaffiorare adesso, durante la pandemia erano assenti, non abbiamo incontrato nessuna resistenza nell’applicare trattamenti off label (fuori indicazione), ne da malati ne dai famigliari dei malati che non erano coscienti e dovevano assumerne la responsabilità. Penso che molte persone sono no vax e no farmaci, quando stanno bene, ma quando stanno per morire le cose cambiano. La vaccinazione è una grandissima conquista che ci ha permesso di fare il salto di qualità innalzando l’età media dell’aspettativa di vita delle persone”.

Poi un po’ di chiarezza sulle procedure. “Con due tamponi positivi il paziente risulta guarito virologicamente e di conseguenza non è più contagioso – spiega il dottor Luchi – Sento parlare di pazienti guariti ritornati positivi, questo è dovuto al test di amplificazione genica (Pcr) che rende visibili anche i piccoli frammenti di Rna del virus, ma virologicamente questi valori non hanno una grande importanza perché il virus non può trasmettersi. Per quanto riguarda i pazienti guariti che hanno avuto malattie importanti, c’è il rischio di fibrosi polmonare, per questo monitoriamo la loro convalescenza e li seguiamo anche successivamente alla guarigione completa”.

Nell’analisi dell’andamento dell’epidemia in Toscana spicca il dato delle province di Lucca e Massa Carrara dove ci sono stati più casi che altrove. “Il motivo è lo stesso per cui l’infezione ha preso maggior intensità in Lombardia rispetto ad altre regioni – spiega il dottor Tomasi –. La densità della popolazione e il numero delle persone che vivono vicini li uni con gli altri è stato un elemento decisivo. Il virus vive addosso alle persone, il rischio di venire infettati toccando delle superfici è molto raro, sono i contatti interpersonali che lo diffondono la scelta del distanziamento sociale è stata una scelta giusta. La Germania, che ha risorse maggiori delle nostre ha applicato tamponi a tutti, questo è un altro modo di affrontare una pandemia, da noi non c’era inizialmente questa possibilità”.

“Ci sono stati poi delle situazioni che potrebbero aver avuto effetti sulla diffusione – prosegue – come il Carnevale di Viareggio, il turismo e le seconde case, eravamo inconsapevoli di quello che stava accadendo. Tutti i virus tendono a colpire le persone più anziane e vulnerabili, le numerose case di riposo nella zona di Massa sono diventati reparti Covid, i rischi non erano inevitabili, ma vuol dire che qualcuno non ha rispettato le regole”.

La pandemia ha riportato sotto i riflettori i nuovi virus e quelli che si pensava fossero stati debellati e che sono invece ritornati.

“L’attenzione alle malattie infettive deve essere sempre molto alta – spiega il dottor Tomasi – Il virus passa da animale a uomo e nel momento in cui l’uomo è diventato agricoltore e allevatore i contatti e la convivenza con gli animali sono aumentati e il rischio di passaggio tra specie è diventato molto alto. La convivenza con molte specie di animali vivi è rischiosa, per questo i virus colpiscono per la maggior parte la Cina dove in molti mercati, quindi in zone affollate, vengono venduti animali vivi. Oggi però sappiamo come si diffondono i coronavirus e possiamo contare su tempi rapidi per arrivare ad un vaccino”.

Ma che estate ci aspetta?

“Non è possibile bloccare i viaggi, oggi la globalizzazione non ce lo permette. La cultura giusta è quella di informarsi preventivamente su quali rischi si affrontano a livello sanitario e se ci sono problemi a livello di salute nel luogo che andiamo a visitare”.

Di certo resta il fatto che è difficile fare previsioni precise.

“Siamo stati colti di sorpresa – spiega il dottor Tomasi – In Cina si sono accorti di quello che stava succedendo ma gli avvertimenti sono stati ignorati, la pandemia è sicuramente iniziata prima di gennaio. I numeri ci hanno travolti e questi numeri sono dovuti all’evoluzione degli spostamenti. Dal 2008 a seguito dell’emergenza di Aviaria è stato istituito un programma di emergenza pandemica, però è stato dimenticato, alcune regioni sono state più attive di altre. Le zone di contagio più diffuse sono avvenuti negli ospedali, nelle Rsa e negli ambienti famigliari, il rischio più alto sono quegli ambienti in cui c’è un contatto interpersonale che dura più di quindici minuti – prosegue – Anche riguardo al focolaio causato dalle persone del Bangladesh che sono risultate positive, l’alto numero di contagi è dovuto al fatto che molte persone erano costrette a vivere vicino le une con le altre in un appartamento di pochi metri quadri. Gli alberghi sanitari istituiti dalle regioni sono degli strumenti utili per isolare il virus”.

“Nonostante la campagna di informazione messa in campo, a Lucca non si supera il 50% degli over 65. Alcuni anni fa si era raggiunto i 75%, adesso siamo scesi – precisa il dottor Tommasi – Il problema vero siamo noi che consideriamo inutile la vaccinazione perché in molti affermano che i virus si prendono lo stesso. Ma il vaccino non ha lo scopo di renderci immune dall’influenza, ma quello di evitare le complicanze. Uno dei vaccini di cui si parla poco e che reputo invece importante e necessario, soprattutto in questo momento, è quello contro la polmonite. Occorre una campagna di informazione fatta in maniera efficace il vaccino serve per proteggere gli altri dall’influenza non noi stessi e ad oggi serve anche come diagnosi differenziale per accertare di non essere affetti da Covid-19”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Lucca in Diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.