A Lucca e Versilia boom di segnalazioni ad Arpat, ecco i dati del 2019 foto

Sotto esame anche i principali inquinanti atmosferici in Toscana durante la pandemia

Lucca è la quarta provincia in Toscana per numero di segnalazioni ad Arpat registrate nel corso del 2019 (n. 121), provenienti prevalentemente dai territori della Versilia. Il Comune maggiormente coinvolto è infatti Viareggio, seguito dal capoluogo; le matrici in maggior misura interessate dalle segnalazioni sono i cattivi odori, seguiti da scarichi idrici e rifiuti.

Per quanto riguarda i cattivi odori, le maggiori criticità si registrano nelle zone di Massarosa e Viareggio e sono riferite principalmente agli impianti di gestione rifiuti de La Morina e Pioppogatto, allo stabilimento che si occupa della lavorazione della sansa e al depuratore comunale di acque reflue.

Altra situazione critica che ha registrato un numero di segnalazioni rilevante è quella riguardante il depuratore di Gallicano in località Debbiali. “L’ente gestore – spiega Arpat – sta mettendo in atto varie operazioni per risolvere il disagio, come la copertura della vasca di omogeneizzazione e del canale di ingresso del refluo e sono in previsione anche la copertura della vasca di denitrificazione e l’attivazione di altri processi depurativi”.

Un’altra situazione critica che emerge dalle segnalazioni dei cittadini è quella riguardante la presenza di marmettola nel fiume Serra a Seravezza in Alta Versilia. La marmettola è un materiale prodotto dalle lavorazioni della pietra, residuo dall’attività di estrazione e/o segagione delle pietre naturali, in questo caso marmo.

Questo l’andamento dei principali inquinanti atmosferici in Toscana durante la pandemia.

Le misure restrittive adottate per l’emergenza Covid-19 nei mesi di marzo e aprile hanno modificato radicalmente, se pure per un tempo limitato su una scala di dinamiche atmosferiche, gli stili di vita nelle città determinando variazioni eccezionali nelle pressioni normalmente presenti in ambito urbano. In generale si osserva che gli effetti relativi alle disposizioni per l’emergenza Covid-19 si diversificano per inquinante e tipo di sito. Gli ossidi di azoto sono quelli per i quali è maggiormente apprezzabile una riduzione che può essere attribuita a fattori diversi da quelli stagionali; per il Pm10 si osservano variazioni in generale meno rilevanti e non sempre chiaramente riconducibili alla contingente situazione del 2020. Il Pm2,5 non mostra variazioni per nessuna delle zone esaminate, mentre per tutte le zone le variazioni di Pm10 e No2 più rilevanti si riscontrano nei siti di traffico. Nelle stazioni in cui viene rilevato sia Pm10 che Pm2,5 le variazioni più significative di Pm10 sono imputabili principalmente alla frazione grossolana del Pm10.

Queste invece le attività svolte in collaborazione con la sala operativa della protezione civile

Dal settembre 2014 Arpat, per la gestione delle emergenze ambientali, ha stipulato una convenzione di livello regionale con la Sala operativa di Protezione civile (Sop) della Città Metropolitana di Firenze che opera pertanto da quella data come sala operativa di Arpat.

All’interno della convenzione vi è l’utilizzo di una piattaforma web che permette la condivisione di numerosi dati territoriali e specifici di strutture di interesse tenuti aggiornati e in continua implementazione; fra questi le aziende a rischio di incidente industriale di cui la piattaforma contiene tutti i Piani di emergenza esterni (Pee). Tutti i dati sono georeferenziati e inseriti in una cartografia che tramite layer sovrapposti permette, per il sito di interesse durante l’emergenza, di identificare numerose informazioni utili alla gestione dell’evento (acquedotti, fognature, scaricatori di piena, specifiche aziende, depuratori civili, corsi d’acqua superficiali, pozzi, sporgenti e captazioni ad uso potabile, ecc.). La piattaforma permette quindi di registrare tutte le chiamate e le attivazioni in emergenza gestite dall’Agenzia e quindi di rendicontare l’attività svolta in modo piuttosto puntuale.

Le statistiche per l’anno 2019 mostrano 279 chiamate alla sala operativa di cui 195 pari a circa il 70% giunte durante l’orario di servizio che si estende per 12 ore giornaliere ed 84 chiamate in orario cosiddetto di reperibilità e cioè le 12 ore serali e notturne, ed i festivi.

Del totale delle chiamate che hanno portato all’attivazione, con un intervento sul campo, delle strutture dell’Agenzia competenti per il territorio interessato dall’evento le attivazioni risultano 191 di cui 131 in orario di lavoro e 60 in reperibilità.

Recuperate anche  tartarughe marine morte lungo la costa toscana.

Nei giorni scorsi, dal 1 al 4 giugno, sono state recuperate 4 tartarughe marine Caretta caretta, ormai morte lungo la costa toscana. Il primo esemplare è stato ritrovato l’1 giugno a Viareggio, il secondo e il terzo recuperati a Livorno il 3 giugno e l’ultimo ritrovato sulla spiaggia della Feniglia (Grosseto) il giorno seguente, 4 giugno. Gli esemplari recuperati a Livorno, uno presso la banchina della sede dell’Assonautica nel porto mediceo e l’altro sulla spiaggetta sotto la chiesa di San Jacopo e quello recuperato a Viareggio, sono stati esaminati dalla veterinaria dell’Istituto zooprofilattico sperimentale Lazio e Toscana (Izslt), sede di Pisa.

 

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