Assoluzione in Cassazione per l’ex preside Lazzari, la moglie: “Abbiamo vissuto il peso di un’ingiustizia”

A quasi un anno dalla morte la famiglia valuta con gli avvocati eventuali profili di responsabilità dei magistrati. Intanto nasce un'associazione a sostegno dei docenti. Sabato una messa in suffragio

Assoluzione in Cassazione lo scorso mese di luglio per il dirigente scolastico dell’Ite Carrara – Nottolini – Busdraghi, Cesare Lazzari, scomparso il 9 agosto di un anno fa per un malore in mare.

Il preside era accusato di negligenza nella direzione dell’istituto in ordine a un episodio di bullismo che aveva riguardato alcuni alunni nei confronti di un professore della scuola. Un episodio che, complice alcuni video girati con gli smartphone, aveva fatto il giro d’Italia.

Ma alla famiglia, nonostante il successo processuale, in particolare alla moglie, la professoressa Loredana Bruno, resta l’amarezza dell’indagine e del processo. E la stessa famiglia non esclude eventuali azioni di responsabilità nei confronti della magistratura.

“Nel provare soddisfazione per la sentenza emessa nello scorso mese di luglio dalla Cassazione nel processo contro mio marito – dice Loredana Bruno – ringrazio, anche a nome di tutta la mia famiglia, i giudici che, con tale illuminata pronuncia, hanno dimostrato che la giustizia è ancora giusta e amministra bene i suoi cittadini, specie coloro che rappresentano a vari livelli, lo Stato italiano. Questa sentenza, infatti, pone fine ad un percorso che non avrebbe mai dovuto cominciare”.

“Certamente al successo – prosegue – ha contribuito la tenacia e l’estrema competenza degli avvocati difensori, l’avvocato Eleonora Romani del foro di Lucca e l’avvocato Carlo Pecoraro del foro di Roma, che da subito hanno evidenziato gli aspetti di abnormità e violazione dei più alti principi costituzionali, poi confermati poi dalla sentenza della Cassazione. La soddisfazione purtroppo non può essere piena per noi familiari perché manca il protagonista di questo travaglio, mio marito. A quasi un anno dalla sua morte, avvenuta il 9 agosto, si conclude ora un percorso che gli ha reso gli ultimi mesi di vita amari. Pur nella certezza di essere nel giusto, ha dovuto lottare insieme al suo avvocato qui a Lucca per vedere riconosciuto un giusto operato. Mio marito ha sempre creduto nella giustizia, nell’agire giusto e retto di ogni singolo giudice: molte speranze aveva riposto nella Corte di Cassazione dopo l’imputazione coatta subita a Lucca e, con estrema gioia e liberazione, avrebbe esultato nel leggere questa sentenza”.

“Il preside Lazzari, mio marito – prosegue la professoressa Loredana Bruno – nel suo agire non perseguiva un interesse personale, non copriva azioni illecite commesse da altri, non ha mai commesso alcun reato in tutta la sua vita. Tuttavia è stato accusato ingiustamente, subendo un’imputazione coatta su fatti mai fino a quel momento contestati e sui quali non aveva potuto mai difendersi. È deceduto con il peso di essere imputato, con il peso di essere ingiustamente considerato colpevole dal giudice e dall’opinione pubblica, con il peso di chi è innocente ma non viene creduto. Ed il peso dell’ingiustizia subita non è stato solo per lui ma per tutta la nostra famiglia“.

“Ora sicuramente valuteremo – dice – con gli avvocati eventuali profili giuridici di responsabilità della magistratura che ha emesso l’atto, poiché così avrebbe voluto mio marito. Ulteriore cosa che egli avrebbe voluto è sostenere i bravi docenti e dirigenti che, come lui, dedicano la loro vita alla scuola. Sono molti gli operatori giusti e coscienziosi che operano in nome dello Stato nell’interesse degli alunni (minori in formazione) e rischiano non professionalmente ma personalmente per questo. Anche in questi giorni, con l’emergenza Covid, le scuole si stanno riorganizzando con norme molto generiche lasciate spesso alla libera interpretazione. Peccato che in caso di problemi la responsabilità sia sempre dei dirigenti e a seguire, nelle fasi applicative, di personale Ata e insegnanti”.

“Occorre fare chiarezza e allentare la tensione in un meccanismo che sta assomigliando sempre più a Kramer contro Kramer. – conclude – Per questo l’associazione Clarert, da noi fondata in ricordo di mio marito, si batterà in nome di Cesare e di tutti quelli che come lui si sono visti accusati ingiustamente, per una dignità professionale reale e concreta sia in punto di legislazione sia in punto di singola tutela del docente e del dirigente affinchè ciò che è accaduto a mio marito, fin dal primo giorno di questa triste storia, non si ripeta mai più”.

Intanto una messa per l’anniversario della morte del preside Cesare Lazzari sarà celebrata domenica (9 agosto) alla chiesa parrocchiale di San Cassiano a Vico alle 11,30.

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