Operaio dell’ex ospedale psichiatrico morto per l’amianto: la famiglia ricorre in Appello

I congiunti dell'ex elettricista insistitono e chiedono il risarcimento

Il caso degli operai di Maggiano morti per l’amianto approda alla sezione lavoro Corte d’appello di Firenze. I familiari di una delle presunte vittime, scomparsa – secondo i suoi congiunti e successivi accertamenti che gli avevano riconosciuto una malattia professionale – hanno deciso di impugnare la sentenza di primo grado emessa nel luglio di un anno fa dal tribunale del lavoro di Lucca davanti il quale avevano citato la Provincia di Lucca, l’Asl e la Regione Toscana.

Nei mesi scorsi, era stato notificato alla Provincia il ricorso in appello promosso dalla moglie e della figlia di un ex elettricista che per 30 anni aveva lavorato all’ex ospedale psichiatrico a contatto con l’amianto e, secondo la tesi della famiglia, senza alcuna protezione. Erano altri tempi e l’amianto veniva usato all’epoca come conduttore. I lavoratori in questione (per due era stata avviata una causa di lavoro) avevano lavorato prima come caldaisti a Maggiano e poi come elettricisti, nella fase in cui l’ex ospedale psichiatrico si stava ormai smantellando.

Il caso dei due lavoratori era finito all’attenzione del tribunale del lavoro di Lucca la cui sentenza però adesso viene impugnata dalla famiglia. Che chiede alla Provincia (come uno dei soggetti che aveva avuto tra gli anni 60 e 70 in carico la struttura) un risarcimento di 112.455 euro a titolo di danno biologico, e di 9.616 a titolo di danno patrimoniale.

Palazzo Ducale, per la propria difesa, si è nuovamente rivolta agli stessi legali che avevano curato gli interessi dell’ente nel primo grado di giudizio: l’avvocato Lorenzo Corsi e l’avvocato Umberto Galasso di Firenze.

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