Vitamina D contro il Covid? Panichi: “Ipotesi suggestiva ma non dimostrata”

Dopo le notizie di uno studio spagnolo parla il direttore di nefrologia e dialisi del Versilia

Da uno studio spagnolo, del gruppo di Josè Hernàndez dell’università della Cantabria a Santander, pubblicato sul Journal of clinical endocrinology & metabolism, emerge che oltre l’80% dei pazienti ricoverati per coronavirus ha una carenza di vitamina D.

Sull’argomento si esprime il dottor Vincenzo Panichi, direttore all’ospedale Versilia di nefrologia e dialisi oltre che dell’area medica e della linea produttiva malattie dismetaboliche e renali dell’Asl Toscana nord ovest.

Lei cosa ne pensa?

“La vitamina D, oltre ai ben noti effetti sul metabolismo osseo, calcio e fosforo, svolge delle azioni completamente diverse che sono state chiamate pleiotropiche in particolare sulle cellule del sistema immunitario. È quindi in grado di modificare l’azione del sistema immunitario in molti modelli sperimentali e nell’uomo. Potrebbe quindi influenzare la risposta dell’organismo a numerose patologie infettive, autoimmuni ed anche neoplastiche. La cosa è però resa più complicata dal fatto che sono stati pubblicati tantissimi lavori su questo argomento ma in modelli sperimentali ( sulle cellule di laboratorio) molto diversi ed utilizzando dosi differenti!.

È quindi difficile arrivare a conclusioni certe nell’uomo

“Se vuole una impressione generale è che la vitamina D abbia una moltitudine di fantastiche azioni pleiotropiche ma la maggior parte di queste sono state osservate in modelli sperimentali ( cioè in laboratorio su cellule) utilizzando dosi molto superiori a quelle utilizzate ed utilizzabili nell’uomo. La vitamina D infatti a dosi molto elevate può dare una importante tossicità renale e vascolare che renderebbe completamente vani gli altri effetti pleiotropici positivi. Nella mia gioventù di ricercatore universitario a Pisa abbiamo dimostrato per primi al mondo che dosi crescenti di vitamina D riducevano l’infiammazione nelle cellule di malati renali. Ma le dosi necessarie sconsigliavano l’utilizzo nei pazienti. Lo studio degli spagnoli, e tanti altri, è uno studio osservazionale”.

Cosa vuol dire?

“Che guarda cosa succede in una popolazione e fa notare una associazione tra carenza di vitamina D e ricovero per coronavirus. Questo però non dimostra che la vitamina D può curare il Covid 19. Per far questo ci vorrebe un cosidetto studio di intervento. Cioè: tratto alcuni pazienti malati di coronavirus con vitamina D e vedo se migliorano o no. Questo studio per ora non è stato completato. È in corso in Inghilterra. Dobbiamo aspettare i risultati. Gli studi come quelli degli spagnoli sono interessanti perchè lanciano un sasso nello stagno che crea interesse e stimola gli studi di intervento. Sulla vitamina D ci sono stati altri studi nel passato molto interessanti, addirittura uno cinese ha osservato che su 300mila abitanti la vitamina D sembrava proteggere dall’infarto ma poi altri studi non hanno confermato il risultato”.

La carenza di vitamina D, sempre secondo i dati, è più diffusa nei Paesi del Nord. Nel primo ventennio del’900, se un bimbo era rachitico i pediatri prescrivevano alle mamme di portare i figli al mare. Che riscontri ci sono sui malati dellaVersilia, zona di vacanze estive marine, su contagiati carenti della vitamina D?

“La fonte principale di vitamina D è l’esposizione alla radiazione solare UVB (80-90%). La dieta fornisce circa il 10-20% del fabbisogno. Gli alimenti più ricchi di vitamina D sono l’olio di fegato di merluzzo, i pesci grassi (aringa e salmone), i funghi, le uova e il fegato.La sua funzione principale è quella di favorire il riassorbimento di calcio a livello renale, l’assorbimento intestinale di fosforo e calcio ed i processi di mineralizzazione dell’osso. La vitamina D svolge anche numerose funzioni extra-scheletriche, influenzando così vari processi fisiologici tra cui il sistema immunitario Nel 2018 è stata delineata la situazione in Europa (Current vitamin D status in European and Middle East countries and strategies to prevent vitamin D deficiency: a position statement of the European calcified tissue society) Dai dati emerge che: la carenza di vitamina D è comune in Europa e Medio Oriente. Si verifica in meno del 20 per cento della popolazione nel Nord Europa, nel 30–60 per cento in Occidente, Sud e Est Europa e fino all’80% nei paesi del Medio Oriente. Una grave carenza si trova in più del 10 per cento degli europei. Nello studio sono spiegati i possibili meccanismi di interazione vitamina D Covid, ricordando ad esempio che la malattia comporta un’interazione complessa con il sistema immunitario. Il calcitriolo (1,25-dihydroxyvitamin D3) esercita un pronunciato impatto sull’asse Ace2, che è il recettore delle cellule ospiti, responsabile della mediazione dell’infezione da Sars Cov-2″.

Vitamina D per prevenire e anche per curare il Covid?

“Le mie osservazioni a sostegno del possibile ruolo della vitamina D nella riduzione del rischio di Covid 19 sono che l’epidemia si è verificata in inverno, un momento in cui le concentrazioni di vitamina D sono più basse; il numero di casi nell’emisfero australe verso la fine dell’estate è basso; si è scoperto che la carenza di vitamina D contribuisce alla sindrome da distress respiratorio acuto; i tassi di mortalità per caso aumentano con l’età e con la comorbidità delle malattie croniche, entrambe associate a una concentrazione più bassa di vitamina D. Pertanto, queste le conclusioni, l’ipotesi che la carenza di vitamina D possa influenzare la malattia da Covid è molto suggestiva ma non dimostrata scientificamente. Sono in corso studi che ci daranno nuove importanti informazioni”.

Dato per certo il ruolo protettivo della vitamina D, in che dosi sarebbe opportuno prenderla?

“In Europa ed in Italia ci sono molte persone carenti di vitamina D, una grave carenza è presente in circa il 10% della popolazione in particolare negli anziani. L’esposizione solare è fondamentale e per questo gli abitanti di località più esposte al sole hanno carenze più lievi, come qui da noi in Versilia Quanto ai cibi che contengono vitamina D la dieta fornisce 10% fabbisogno: per qualunque tipo di supplementazione evitare il fai da te, e consultare il medico”.

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