Furti alle poste e in banca con la tecnica del jackpotting, blitz all’alba dei carabinieri: tre in manette foto

Concluse le indagini della procura di Lucca: in carcere i componenti della banda già arrestato in flagranza a Segromigno

Furto di denaro agli sportelli bancari degli uffici postali, effettuato con la tecnica del jackpotting.

Maieli Blasi Ragusa carabinieri Lucca

È questo il modus operandi messo in campo da una banda di professionisti del crimine, arrestati grazie ad un’attenta indagine investigativa condotta dal Nucleo investigativo del reparto operativo dei carabinieri di Lucca. Il gruppo, così si legge nell’ordinanza del Gip, agiva con “allarmante scaltrezza e professionalità nell’esecuzione del reato, destinata inevitabilmente ad esprimersi con future imprese criminali”.

Lo dice il gip del tribunale di Lucca che ha emesso tre ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di tre persone di origine rumena e moldava, già ai domiciliari dopo l’arresto in flagranza dopo un colpo a Segromigno in Piano. I reati contestati ai tre sono concorso in furto aggravato in danno ad uffici postali e istituti di credito e l’ordinanza è stata eseguita stamani (10 novembre) a Viareggio e Vercelli, dai militari del Comando provinciale dei carabinieri di Lucca, coadiuvati dai militari del comando provinciale dei carabinieri di Vercelli.

Le indagini sono partite a seguito del tentato furto, commesso nella notte del 15 settembre, a uno sportello Postamat dell’ufficio postale di Gallicano, da parte di tre soggetti con il volto travisato da mascherine e giubbotti pesanti e cappelli. Le modalità di esecuzione del tentativo di furto hanno subito messo in allarme le forze dell’ordine, sicuri di essere di fronte a dei veri professionisti del crimine. La tecnica denominata jackpotting consiste nel praticare dei fori allo sportello Atm per rimuovere una placca d’acciaio e accedere ai cavi di rete per collegarli con un dispositivo elettronico, chiamato black box, che altro non è che un semplice tablet, introducendo all’interno un malware grazie a un apposito software in uso anche dagli operatori che gestiscono la manutenzione dei bancomat. Questo consente ai malviventi di avere una semplice erogazione di denaro svuotando completamente la cassa, ma senza lasciare danni evidenti al dispositivo.

“Arrivare all’arresto di questa banda di criminali non è stato semplice – dice il colonnello Ugo Blasi, comandante provinciale dei carabinieri di Lucca – È stata messa in campo un’attività d’indagine che ha visto impegnati i militari del Nucleo investigativo giorno e notte. Il merito per il risultato positivo dell’operazione va al tenente colonnello Dario Ragusa, al comando del nucleo operativo e al capitano Sebastiano Maieli, che coordina il nucleo investigativo. Entrambi appena arrivati a Lucca si sono messi al lavoro in questa complessa indagine dai risvolti internazionali”.

La banda di professionisti del crimine era stata arrestata il 15 ottobre in flagranza di reato per tentato furto aggravato ai danni dell’ufficio postale di Segromigno in piano. Nell’occasione erano state sequestrate banconote da 50 euro con numero di matricola consequenziale per un valore di 8700 euro, un computer portatile con i dispositivi di collegamento allo sportello Postamat, radio portatili con auricolari, trapani e strumenti per loscasso.

I successivi approfondimenti investigativi, coordinati dal sostituto porocuratore Antonio Mariotti della procura di Lucca, hanno consentito di individuare che, nei mesi di settembre e ottobre, la stessa banda si era resa responsabile di altri quattro furti nella zona della Toscana e uno in Liguria, rispettivamente a Gallicano, Vallecchia (Pietrasanta), San Martino in Freddana (Pescaglia), Segromigno in Piano (Capannori), San Giovanni Valdarno e Vezzano Ligure.

“L’attività investigativa ha portato all’arresto di tre uomini di cui uno residente a Viareggio per furto aggravato ai danni di sportelli postali – dice il tenente colonnello Dario Ragusa – Il danno complessivo è valutabile complessivamente sulle 80mila euro, ma poteva essere molto più ingente, perché la banda era pronta a colpire nuovamente. Se questa operazione non fosse stata svolta attraverso l’attività di indagine ma solamente con attività di prevenzione le cose probabilmente non sarebbero finite in questo modo. La banda nell’agire, prendeva molte precauzioni e gli sportelli presi di mira non avevano evidenti danni, la mattina successiva venivano trovati completamente svuotati del contenuto e si registrava solamente un lieve calo di tensione”.

Una tecnica da veri professionisti che si avvale di un sistema di hackeraggio complesso e di strumenti software adeguati e di difficile reperibilità. L’indagine ha varcato anche i confini internazionali.

“Siamo giunti a loro attraverso la targa di una delle autovetture utilizzate – spiega il capitano Maieli – Si tratta di una targa straniera, di cui non si sapeva niente sul territorio nazionale. Proseguendo le indagini a livello internazionale abbiamo trovato dei riscontri di segnalazioni in Francia, nella città di Lione, la stessa macchina era stata segnalata anche in Spagna”.

La banda con tutta probabilità si sposta temporaneamente in vari territori dell’Unione Europea per poter compiere i furti nella massima tranquillità.

“Abbiamo seguito a quel punto gli spostamenti dell’autovettura che è stata individuata ad agosto in Toscana attraverso telecamere autostradali – precisa il capitano Maieli – Ci siamo accorti che la banda si avvaleva di un basista del posto e le ulteriori indagini sono state molto complicate. Il gruppo era solito muoversi nel pomeriggio per individuare gli sportelli postmat che avrebbero potuto colpire e agiva di notte utilizzando diversi tipi di macchine. Dei veri e propri professionisti che non lasciavano niente al caso e rimanevano nel luogo del furto anche per alcune ore nel tentativo di hackerare i bancomat, che dovevano avere alcune particolarità per permettere al malwere di elargire il denaro”.

Il 15 ottobre scorso la banda era stata arrestata in flagranza a Segromigno in Piano. A finire in manette e poi ai domiciliari Vasile Pitel, 24 anni, Maxim Martinic, 40 anni e Vasilii Bulgaru, 36 anni di nazionalità moldava e residente a Viareggio da febbraio di quest’anno. Erano ai domiciliari fra Viareggio e Vercelli e da stamattina sono in carcere.

“Questa è una tipologia furto del futuro – dice il tenente colonnello Ragusa – applicato ad una modalità di spostamento itinerante ha una bassa percentuale di rischio e al contempo offre molti vantaggi di farla franca. Anche se la banda fosse stata fermata accidentalmente in un controllo di routine da parte di una qualsiasi volante delle forze dell’ordine, non avrebbero trovato niente di sospetto. Le macchine infatti erano dotati di vani per occultare tutta l’attrezzatura che sono stati individuati solo con un accurato controllo. Complimenti al Nucleo investigativo per aver risolto brillantemente questo caso fuori dal comune”.

L’operazione si è svolta dalle prime ore del mattino nelle province di Lucca e Vercelli ed è stata coordinata dal comando provinciale di Lucca. Oltre 30 carabinieri sono entrati in azione per applicare la misura cautelare in carcere nei confronti dei tre soggetti dopo l’ordinanzA emessa dal Gip del tribunale di Lucca, su richiesta della locale procura.

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