Blitz nel liceo fiorentino contro i decreti del governo, ai domiciliari un 21enne lucchese

È un militante del Blocco Studentesco e ultras del gruppo Qbr Youth Lucca. Non è escluso che altri studenti abbiano fatto parte della spedizione: proseguono le indagini della Digos

Ha 21 anni il giovane lucchese, militante del Blocco Studentesco, organizzazione giovanile di Casapound, finito questa mattina (25 novembre) ai domiciliari, nell’ambito dell’indagine della Digos di Firenze e Lucca, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare  disposta dal gip del tribunale fiorentino.

Il ragazzo, Libero Vignarelli, residente a Lucca e ultras del gruppo Qbr Youth Lucca, è stato arrestato con due coetanei di Firenze, Lorenzo Colzi, 20enne responsabile provinciale del Blocco Studentesco, e Fabio Forcina, di 22 anni,  dopo che la mattina del 3 ottobre scorso avevano fatto irruzione, con altri militanti del gruppo di estrema destra, in una scuola fiorentina, minacciando il preside nell’ambito di una manifestazione contro i decreti del governo. Un quarto ragazzo, di 19 anni, è al momento indagato.

L’azione violenta, ricostruita dagli inquirenti nell’indagine cooordinata dal procuratore Giuseppe Creazzo, dove sono stati sentiti come testimoni e persone informate sui fatti sia il preside, Alessandro Giorni, che per tentare di bloccare i ragazzi che erano entrati in un’aula è anche stato spintonato e colpito a un braccio, sia numerosi insegnanti e operatori scolastici, era volta a protestare contro le misure del lockdown imposte dal governo.

Le indagini, da parte della Digos fiorentina, proseguono per identificare anche gli altri giovani che hanno partecipato al raid nella scuola, e non è escluso che nel mirino degli investigatori possa esserci qualche altro giovane di Lucca. I militanti, dopo il raid, hanno inviato il video al quotidiano Il primato nazionale, con la loro irruzione a scuola. Il video è stato pubblicato ed è proprio dal filmato che gli uomini della Digos hanno riconosciuto e identificato i tre ragazzi finiti, oggi, ai domiciliari. La rivendicazione dell’azione era stata anche pubblicata su Facebook.

I militanti avevano anche contestato l’obbligo di indossare le mascherine durante l’orario scolastico.

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