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Covid e tamponi, il dottor Tomasi: “Test rapidi? Poco affidabili”

Il medico: " Un esito negativo può di fornire una falsa rassicurazione con il rischio di sottovalutare l’infezione e non seguire più le raccomandazioni per prevenirla"

Covid 19 e test, facciamo chiarezza.

In questo periodo di seconda ondata di epidemia, e in attesa, come dicono gli esperti, di una terza ondata che andrebbe, a gennaio – febbraio, a coincidere con il picco di influenza stagionale sono in molti a chiedere, dopo un contatto con un positivo, di effettuare gli esami necessari per sapere se si è stati contagiati, al di là dell’iter dei tamponi obbligatori, in questo caso individuati dalla Asl.

Lucca in Diretta  ne ha parlato con il dottor Alberto Tomasi della Asl Toscana Nord Ovest.

Tampone rapido.  E’ affidabile come risposta sull’eventuale contagio?

“Il tampone rapido o test antigenico richiede molto meno tempo (circa 15 minuti) rispetto al tampone molecolare, ma l’affidabilità è minore, seppure ritenuta sufficiente per un primo screening. Potendoli eseguire anche sul luogo del prelievo, grazie a kit portatile, questi test hanno successo nelle situazioni in cui è richiesto uno screening rapido di molte persone, come negli aeroporti, nel personale sanitario di un ospedale o di una Rsa. Il problema maggiore dei test antigenici è che sono meno affidabili (80-95%) del tampone, unico oggi a vantare una sensibilità del 98% e una specificità del 99%. Una minore affidabilità significa che il numero dei positivi rilevati dal test non coincide con quello dei realmente malati. La minore sensibilità comporta un numero maggiore di falsi negativi, persone che hanno l’infezione ma che il test non individua come positive. La minore specificità comporta invece un numero elevato di falsi positivi, persone indicate come infette ma che in realtà non lo sono. Questo significa che nello screening, per esempio, di una scuola di 200 alunni, su 100 scolari trovati positivi dal test antigenico, 5 saranno falsi positivi (sani che risultano malati) e altrettanti saranno falsi negativi (malati che risultano sani). Le conseguenze di questa imprecisione possono essere importanti, considerato che un solo infetto può dar vita a un focolaio. Per la bassa specificità (falsi positivi) il problema è in parte superato sottoponendo al tampone molecolare chi è risultato positivo nello screening, in modo da validarne o meno il risultato. Rimane il problema della bassa sensibilità: al test antigenico sfugge un numero di malati ben maggiore rispetto al tampone molecolare, persone che inconsapevolmente potrebbero infettarne altre. Quando il test è negativo, infatti, la prassi è quella di non procedere col tampone, sempre che non ci siano sintomi della malattia”.

Tampone molecolare. Dà maggiori sicurezza nel responso della diagnosi di infezione del virus?

“Si, è il più affidabile per la rilevazione del virus e l’unico che può fare la diagnosi. Il test molecolare o tampone viene eseguito su un campione prelevato nel tratto naso-faringeo, operazione effettuata esclusivamente da personale sanitario. E’ in grado di rilevare la presenza di frammenti di Rna virale (la firma genica del coronavirus) ma l’analisi, tramite real-time Rt-Pcr, richiede dalle due alle sei ore e può essere effettuata solo in laboratori altamente specializzati e con un costo maggiore rispetto al tampone rapido”.

Chi deve sottoporsi al tampone?

“Devono sottoporsi al tampone (sempre meglio su indicazione del medico) tutti coloro che manifestano sintomi della malattia o che sono venuti a contatto con persone malate o positive al tampone. Il tampone può essere richiesto anche a chi viaggia o in alcuni ambienti di lavoro”.

Per contenere i contagi secondo la nota strategia delle 3T (testare, tracciare, trattare) il maggior numero possibile di persone dovrebbe eseguire i test, ma al momento è difficile effettuarli anche nei laboratori privati…

“Più che la strategia delle 3T è indispensabile che tutti continuino a seguire la strategia delle 3M (mani pulite, mascherina, metro di distanza) l’unica in grado di prevenire il contagio in mancanza del vaccino e di trattamenti veramente efficaci. I laboratori privati forniscono un supporto indispensabile ma il tracciamento deve sempre essere coordinato dall’Azienda Sanitaria”.

Si dice che il tampone sia una sorta di foto istantanea, e che quindi farlo oggi non significa non essere positivi l’indomani, o anche poche ore dopo.

“E’ per questo motivo che il tampone va effettuato solo quando è necessario e su indicazione del medico. Il tampone fai date non è raccomandato perché non tutti sono in grado di valutare quando è il momento opportuno per farlo. Il tampone negativo inoltre può di fornire a chi lo ha fatto una falsa rassicurazione con il rischio di sottovalutare l’infezione e non seguire più le raccomandazioni per prevenirla”

In caso di esito negativo si può stare tranquilli? O ci sono elevate possibilità di falsi negativi?

Si può stare tranquilli al 95%. Ma è una tranquillità momentanea. Per essere veramente tranquilli il test andrebbe ripetuto spesso (come fanno i calciatori professionisti), ma si devono sempre e comunque seguire le raccomandazioni comportamentali corrette”.

Il test sierologico, classico e rapido: lo consiglierebbe al posto del tampone? Che garanzie dà?

“Ripeto che ogni test va eseguito se esiste un vero motivo o si hanno sintomi (non basta l’ansia o una generica preoccupazione) e sempre su indicazione di personale sanitario a meno che non venga richiesto per motivi di lavoro o per viaggiare. Io sconsiglio sempre il test o il tampone fai da te”.

Dei test salivari se ne è parlato a lungo a inizio epidemia…

“In realtà a parecchi mesi dallo scoppio della pandemia manca ancora un test rapido, efficace, pratico ed economico che possa sostituire il costoso e lento test molecolare (il cosiddetto tampone) e anche il tampone rapido (il test antigenico). Per ora i test salivari hanno dato risultati deludenti e hanno anche una accuratezza inferiore al tampone”.

 

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