Lutto a Gorfigliano per la morte di padre Silvano Barbieri foto

Il sacerdote missionario aveva 91 anni ed era malato da tempo. Ha sempre mantenuto un forte legame con il paese. Domani i funerali

Gorfigliano piange la scomparsa di padre Silvano Barbieri avvenuta ieri (16 dicembre).

Come racconta Yuri Damiano Brugiati, Padre Silvano, classe 1929 (era nato il 10 aprile), fu ordinato sacerdote il 31 maggio 1958 a Milano, in duomo, dall’allora arcivescovo Montini, eletto papa nel 1963 con il nome di Paolo VI. Era entrato nel 1942 nel seminario missionario di Carraia ed emesso i primi voti, come comboniano, nel 1950.

Appena ordinato sacerdote, si trasferì in Portogallo per poi essere inviato in missione nel Mozambico dove giungerà l’11 giugno 1959. Durante i 6 anni della sua Missione in Mozambico Padre Silvano contribuisce a costruire e inaugurare nel maggio del 1964 una bellissima chiesa, ma non solo. In quegli anni come lui stesso raccontava furono erette in muratura una decina di cappelle-scuola, e fu fondata una scuola di arti e mestieri, promossa poi a scuola tecnica, una delle più belle del Mozambico.

Nella sua missione i cristiani da 2500 passarono a 6000 e le attività a tutti i livelli aumentavano sempre di più. L’occupazione principale era quella di preparare i catechisti, insostituibili collaboratori del Missionario. Purtroppo nel 1965 si ammalò abbastanza gravemente tanto da dover rientrare in Italia. Nel 1967 fece ritorno in Mozambico nella missione di Carapira. Questo secondo periodo africano durò cinque anni anch’essi molto intensi, che furono marcati dalla venuta a Nampula del nuovo vescovo monsignor Manuel Vieira Pinto. Padre Silvano cominciò una bellissima pastorale di insieme in comunione con gli altri istituti, seguendo i nuovi metodi di apostolato secondo lo spirito del Concilio Vaticano II e promovendo l’apporto dei laici nei vari settori della pastorale. Portò avanti uno studio approfondito della cultura delle tradizioni africane con speciale riguardo alla iniziazione dei ragazzi e delle ragazze alla vita della tribù. Fu poi incaricato di realizzare uno studio approfondito sulla vita della donna questo perché la tribù Macua, che è la più grande del Mozambico è “matrilineare”.

Nel 1970 dovette lasciare la missione di Carapira per poi essere trasferito in quella di Lunga. Frattanto la guerriglia per l’indipendenza del Mozambico, scoppiata nel 1964, continuava. I suoi superiori, vista la situazione gli consigliarono di tornare in Italia per poi andare al noviziato in Portogallo a Santarem vicino a Fatima. Fu poi inviato a Lucca, come responsabile della comunità comboniana fino al 1979 dove si dedicò attivamente alla pastorale giovanile, alla animazione missionaria seguendo parecchi gruppi di giovani nelle parrocchie ed in maniera particolare il Gruppo Gim (Giovani impegno missionario).

Padre Silvano fu poi nuovamente destinato in Portogallo nella casa comboniana di Aveiro. Nel 1985 ritorna in Mozambico destinato alla missione di Nacaroa. Nel 1987 torna in Italia a Trento quale economo prima e responsabile della comunità poi. Dopo tre anni però il richiamo della missione era ancora forte, e così padre Silvano chiese ed ottenne di tornare in Mozambico. Dal 1991 prestò la sua opera nella diocesi di Maputo in una parrocchia di periferia con oltre duecentomila abitanti, con tutti i problemi che un sobborgo di città comporta: miseria, disoccupazione, criminalità, prostituzione, aborto, alcolismo, droga. Nel 1998 rientrò in Italia e fu inviato nella comunità di Rebbio-Como come responsabile degli anziani nella casa comboniana. Dopo tre anni e mezzo, finito il mandato, chiese di andare in Portogallo per essere più vicino a Fatima, che per lui è sempre stata “la Luce”. La sua richiesta fu accettata e fu destinato a Famalicão, incaricato delle confessioni.

Trascorsi quasi cinque anni, nel 2007 gravi problemi di salute lo costrinsero a rientrare in Italia. Per un periodo si trasferì a Lucca nella casa Comboniana in Via del Fosso, e poi a Castel D’Azzano vicino Verona in una casa comboniana per i missionari anziani dove rimarrà fino alla sua morte.

“Il suo legame con Gorfigliano – ricorda – Yuri Damiano Brugiati – è sempre stato molto forte: quando Padre Silvano tornava per trascorrere qualche giorno con i suoi familiari tutto il paese lo accoglieva con grande affetto. Resteranno per sempre impressi nei nostri cuori i giorni dell’agosto 1997 quando presenziò ai festeggiamenti per il 50esimo anniversario della Madonnina dei Cavatori. Nel 2008 in occasione del 50esimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale venne celebrata una messa alla quale parteciparono numerosi sacerdoti e al termine fu organizzata una grande festa. In quel giorno, padre Silvano decise di donare ai suoi paesani, il calice che aveva ricevuto proprio da loro nel 1958 e che lo aveva accompagnato nelle sue missioni in Africa. Oggi quel calice, per volontà di padre Silvano è conservato nella sacrestia della chiesa vecchia di Gorfigliano. La sua ultima visita a Gorfigliano risale al 2015, quando volle essere presente alla prima messa di don Alex Martinelli e l’abbraccio che gli donò al termine della celebrazione fu veramente emozionante”.

Nel 2018 Amilcare Paladini organizzò un pullman da Gorfigliano per andare a trovarlo a Verona in occasione del suo 60esimo anniversario di ordinazione sacerdotale. Purtroppo quella gita fu annullata pochi giorni prima della partenza a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute.

I funerali si svolgeranno alle 15 nella chiesa dei Santi Giousto e Clemente a Gorfigliano domani (18 dicembre).

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