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Incontri a luci rosse in appartamenti di Lucca e Versilia con squillo, 4 denunciati foto

Blitz della polizia: smantellato un giro di prostituzione che sfruttava donne dell'estremo Oriente

Favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione,  maxi operazione della polizia questa mattina (19 dicembre ) in Versilia e a Lucca, con 7 perquisizioni a carico di lucchesi e cinesi, indagati per avere agevolato e sfruttato la prostituzione di donne cinesi, per la gran parte dei casi non regolari con il permesso di soggiorno. Quattro gli indagati, con altrettanti appartamenti sottoposti a sequestro preventivo: stando all’accusa i rispettivi proprietari pur non essendo coinvolti nel giro sarebbero venuti a conoscenza del fatto che all’interno degli immobili si svolgevano incontri sospetti, per averlo appreso dai vicini che segnalavano continuo via vai.

Blitz della polizie negli appartamenti a luci rosse

Per la polizia in quegli appartamenti si svolgevano incontri hot, pubblicizzati su un sito internet ad hoc.

All’operazione, oltre che gli agenti del commissariato di Forte dei Marmi, hanno partecipano gli investigatori della squadra mobile di Lucca, guidati dal commissario Silvia Cascino.

Su delega dalla procura di Lucca, la polizia, eseguito sette perquisisioni, a Lucca, Viareggio e Pietrasant.

Gli investigatori della Mobile lucchese, con i colleghi del commissariato di Forte dei Marmi hanno denunciato 4 persone e sottoposto a sequestro preventivo, disposto dal gip presso il Tribunale di Lucca, 4 appartamenti, due a Lucca uno a Pietrasanta ed uno Viareggio, dove era esercitata la prostituzione

L’indagine è stata coordinata dal pubblico ministero Sara Polino

Due gli appartamenti a Lucca, uno a Pietrasanta e l’altro a Viareggio, dove lavoravano le squillo orientali. Dalle indagini è emerso il filo comune, che ha portato i poliziotti ad identificare una donna cinese di 43 anni, residente a Lucca, dedita alla gestione e allo sfruttamento della prostituzione di donne connazionali nella provincia. A coadiuvarla, un lucchese di 65 anni di Sant’Anna, suo convivente, del tutto asservito per l’accusa alla donna e agli affari di lei.

Gli investigatori hanno poi scoperto che la donna aveva delegato la gestione di ben due appartamenti di Lucca ad un connazionale di 50 anni, residente nella città delle Mura.  Tra gli indagati un secondo italiano, un settantenne di Massarosa: l’uomo, stando agli investigatori, si sarebbbe reso disponibile a formulare finte domande di emersione dalla condizione di clandestinità in favore di alcune ragazze, al solo scopo di godere di prestazioni sessuali ad un prezzo scontato.

Le ragazze indotte al meretricio erano pubblicizzate su un noto sito per incontri, in annunci con indicazione delle utenze da contattare. A rispondere alle chiamate era sempre la donna a capo del gruppo, che fissava il tariffario e suggeriva al cliente l’appartamento con la ragazza immediatamente disponibile. Sempre la donna, a fine giornata, accompagnata dal lucchese, si recava in ciascun appartamento per riscuotere la parte di guadagni a lei destinata.  In alcune circostanze i due portavano la spesa alle ragazze e le accompagnavano dal medico.

Le prestazioni sessuali andavano da un minimo di 20 e ad un massimo di 80/100 euro; la somma più alta era richiesta per un rapporto sessuale non protetto.

Le ragazze cambiavano frequentemente e giungevano in provincia presumibilmente da Milano. Quelle identificate sono irregolari sul territorio nazionale. Il loro passaporto era trattenuto dalla donna cinese residente Lucca o da un complice di Milano (al momento non identificato), per impedire loro di allontanarsi con il denaro guadagnato con il meretricio.

Effettivamente, spiegano gli inquirenti,  la donna gestiva a Lucca la porzione di un giro di sfruttamento della prostituzione ben più consistente, avente come base logistica proprio il capoluogo lombardo.

Stamattina, le perquisizioni dei quattro appartamenti sottoposti a sequestro preventivo sono state estese alle abitazioni degli indagati: a casa della cinese a capo del gruppo è stata rinvenuta, in una cassaforte, la somma in contante di 5500 euro, a casa del connazionale suo complice, la somma di 1550 euro in contanti, nascosta dentro il frigorifero. La cinese indagata per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione ha beneficiato della richiesta di emersione formulata dall’italiano convivente, di cui risulta essere la badante.

 

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