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Vagli, lavori in somma urgenza ma la frana era di tre anni prima. Nel mirino degli inquirenti le opere alla strade del ponte Tambura

I carabinieri forestali sostengono che il maltempo non sarebbe stato la causa dello smottamento, provocato invece dal passaggio di mezzi pesanti

La somma urgenza per la frana sulla strada comunale dal Ponte Tambura alla Valle di Arnetola? Secondo gli inquirenti, lo smottamento non era stato provocato, d’improvviso, dal maltempo nel 2017, ma il movimento franoso risaliva semmai addirittura al 2013 e sarebbe stato provocato, secondo la relazione dei carabinieri forestali di Camporgiano, che hanno analizzato materiale fotografico aereo sulla zona, incrociando altri rilievi topografici con le testimonianze di persone informate sui fatti, dall’azione dell’uomo, ovvero dal passaggio frequente di mezzi pesanti diretti alle cave.

E’ una delle accuse che gli investigatori rivolgono all’ex sindaco di Vagli, Mario Puglia, dalla scorsa settimana agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della procura di Lucca che ha ipotizzato un vero e proprio “sistema Vagli” nella concessione di lavori pubblici e in somma urgenza a parenti e amici degli amministratori.

Quella dei lavori alla strada del Ponte Tambura è una delle opere pubbliche finite alla lente degli inquirenti, opera per la quale il Comune di Vagli, presentando un verbale di somma urgenza redatto l’11 dicembre del 2017 alla Regione Toscana, ottenendo così – secondo l’accusa illegittimamente – un finanziamento, nell’ambito dei contributi erogati per la gestione dell’emergenza maltempo.

L’intervento, così come risultava dagli atti, prevedeva l’apertura delle chiaviche per tutta la lunghezza della viabilità, il ripristino delle canalettte di scolo, la rimozione del materiale della viabilità e il riporto di materiale nei tratti di strada a valle erosi dallo scolo delle acque, compresa la messa in sicurezza dei fossi che si intersecano con la viabilità.

Il 23 dicembre di quello stesso anno poi la giunta comunale (Puglia all’epoca era sindaco) firma una delibera in cui si fa una ricognizione degli interventi in somma urgenza per un valore indicato in 30mila euro. A quel punto, prima di affidare i lavori alla ditta di Pandolfo – finito ugualmente nel mirino degli inquirenti – viene fatta stilare una perizia di stima. In cui però – per l’accusa -, si descrive una modalità di intervento sulla frana segnalata non conforme con quanto descritto nella delibera di somma urgenza relativa.

Le difformità erano emerse dopo che i carabinieri forestali avevano ricevuto, poco meno di un anno dopo, un esposto sulla frana. I militari, dopo aver verificato lo stato dei luoghi in due successivi sopralluoghi, avevano svolto accertamenti mirati per cercare di ricostruire lo stato dei luoghi, arrivando ad ipotizzare, anche grazie a informazioni raccolte sul territorio, che la frana in questione risaliva almeno a tre anni prima.

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