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Comitato Val d’Arni, j’accuse agli enti: “Manutenzione ridotta all’osso da tempo”

Il gruppo di cittadini alza la voce: "Continui disservizi non solo in occasione del maltempo, altro che interesse per la montagna"

“Ancora una volta gli abitanti della Val d’Arni hanno subito, e stanno tuttora subendo, non tanto le conseguenze del maltempo, quanto quelle dell’incuria degli enti e delle aziende che dovrebbero garantire i servizi pubblici”. A dirlo è il comitato della popolare della Val d’Arni in una nota.

“La differenza è che questa volta – dicono – abbiamo condiviso i nostri disagi con tanti altri abitanti della Garfagnana. Ma il detto “mal comune, mezzo gaudio” non ci è mai piaciuto. Anzi, il fatto che le mancate manutenzioni (di Enel, Tim, Provincia e Comuni) abbiano colpito in maniera così estesa in tutta la Valle del Serchio è la riprova di una situazione che non può e non deve continuare. Una cosa è chiara: se la vegetazione non viene curata, se gli alberi pericolanti non vengono tagliati per tempo, prima o poi cadranno con tutte le conseguenze del caso. Ed allo scopo basterà anche solo un po’ di neve, non c’è bisogno di un evento eccezionale. È questo che è accaduto nelle giornate del 31 dicembre e dell’1 gennaio. Ma è proprio questo che non sarebbe successo se solo si fossero fatte anche soltanto il 50 per cento delle manutenzioni necessarie.”

Parliamo della strada provinciale 13 di Valdarni – sottolinea il comitato – Su questa strada ormai (basti pensare al banale taglio della vegetazione fatto quest’anno solo a novembre…) la manutenzione è ridotta all’osso. Chi la percorre può ammirare da anni decine e decine di alberi in bilico, incombenti sulla carreggiata. Mai ne abbiamo visto rimuovere uno. È tollerabile tutto ciò? No, ma forse adesso la Provincia sarà felice perché in questi giorni una parte di quegli alberi è caduta ingombrando la strada. Per fortuna senza danni alle persone, ma la fortuna non può durare in eterno. Era difficile da prevedere che sarebbe accaduto?”.

“Il discorso diventa ancora più serio se parliamo delle interminabili interruzioni (in parte non ancora risolte) – prosegue il comitato .- alla fornitura dell’energia elettrica. Nella nostra zona tutto ciò non è purtroppo una novità. Anche negli anni passati abbiamo subito interruzioni di più giorni consecutivi. Soltanto nello scorso mese di dicembre abbiamo contato almeno 50 (cinquanta) interruzioni, in quel caso brevi ma che certo la dicono lunga sullo stato delle linee dell’Enel. Famiglie al freddo, disagi di ogni tipo, attività turistiche bloccate (stavolta no, ma solo perché erano già chiuse per covid…) e nessuno che abbia mai visto il rimborso dei danni. Salvo l’elemosina che l’Enel restituisce talvolta in bolletta… Una miseria sulla quale risparmiamo ogni commento. E pensare che la nostra valle è da 70 anni tra le più sfruttate dal punto di vista idroelettrico. Ma questo evidentemente non conta, tant’è vero che ad oggi le attività economiche danneggiate dalla frana del 31 gennaio, con la chiusura della strada provinciale per ben cinque settimane, provocata da una rottura della condotta dell’Enel, non hanno ancora avuto alcun rimborso. E questo nonostante le promesse pubbliche fatte”.

“Ma le interruzioni nella fornitura di energia elettrica hanno anche un altro risvolto – dice il comitato – Purtroppo nei nostri paesi ci sono diversi invalidi gravi, alcuni dei quali hanno bisogno ogni notte del respiratore. Ma senza energia elettrica quel respiratore non può funzionare, aggiungendo così disagio a disagio. C’è poi l’inarrivabile Tim, la cui rete fissa è guasta dal 5 dicembre, con la maggioranza delle utenze della zona di Isola Santa e Capanne di Careggine fuori servizio da quasi un mese. Una situazione che si commenta da sola.  Il bello è che poi in tanti si fanno a parole difensori degli abitanti della montagna, che non va abbandonata, che andrebbe anzi ripopolata. Parole, parole, parole, come diceva una vecchia canzone. La realtà è ben diversa, ed è quella che abbiamo qui descritto”.

“Come Comitato popolare della Val d’Arni – conclude la nota – ci auguriamo che la situazione di questi giorni possa segnare un punto di svolta. Ma sappiamo che ciò avverrà solo se chi vive in montagna si organizzerà e farà sentire forte la sua voce. Altrimenti, ne siamo certi, la prossima volta accadranno le stesse cose. Noi ci siamo, pronti a collaborare con chi non si vuole arrendere allo sfascio attuale”.

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