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Obbligati a lavorare 7 giorni su 7 per 13 ore al giorno e pagati meno di due euro: arrestato il caporale foto

I lavoratori sfruttati vivevano in locali angusti in un appartamento a Montignoso

Caporalato, un arresto a Massa.

Questa mattina (14 gennaio) i militari del nucleo carabinieri ispettorato del lavoro e del comando compagnia di Massa hanno eseguito un’ ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del cittadino pakistano di 36 anni.  Tale attività, che ha portato inoltre all’esecuzione di numerose perquisizioni nelle province di Massa Carrara e Prato, è stata compiuta a conclusione dell’indagine Kebab Master, coordinata dal pubblico ministero Roberta Moramarco nell’ambito delle indagini a lei delegate dal procuratore di Massa, Piero Capizzoto.

Il gip, accogliendo in pieno la richiesta della procura, ha altresì la misura cautelare del  controllo giudiziario nei confronti dell’arrestato e di una sua connazionale di 32 anni, indagata per il medesimo reato, rispettivamente titolari di due aziende di ristorazione che sfruttavano gli operai, ai sensi dell’articolo 3 della legge 199/2016, misura che consente di rimuovere le condizioni di sfruttamento e di salvaguardare la posizione lavorativa delle maestranze.

Partendo da alcune segnalazioni da parte di cittadini ai carabinieri e all’ispettorato del lavoro di Carrara, i militari hanno avviato una complessa indagine che ha reso possibile individuare una serie di condotte di sfruttamento, ai danni di sei lavoratori pakistani che venivano impiegati in attività commerciali di Massa e Montignoso.

Gli stessi erano obbligati a lavorare 13 ore al giorno per 7 giorni a settimana durante tutto l’anno e percependo una remunerazione netta di 1 euro e 92 centesimi all’ora contro i 6 euro previsti e alcuni di essi a svolgere sempre turni notturni, senza alcun rispetto delle norme a tutela dei lavoratori e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Gli stessi dimoravano in locali angusti in un appartamento a Montignoso nella disponibilità di un indagato. Le vittime, costrette dalla necessità di inviare l’esigua retribuzione ai familiari in Pakistan soggiacevano quindi a condizioni di sfruttamento da parte dei due connazionali.

I carabinieri, per evidenziare la condotta dei caporali, per mesi, hanno effettuato servizi di osservazione e pedinamento e hanno acquisito testimonianze dei lavoratori e di clienti, che hanno confermato le gravi condizioni di sfruttamento a cui erano assoggettati gli operai, in un regime di sopraffazione, messo in atto da altri connazionali.

L’odierno epilogo dimostra quanto sia importante segnalare alle autorità preposte ogni violazione in materia di lavoro. In tale settore l’Arma dei Carabinieri, oltre alle ordinarie strutture presenti sul territorio (stazioni, Compagnie e Comandi Provinciali), può contare sul contributo dei Nuclei Carabinieri ispettorato del lavoro, reparti specializzati nel contrasto a tutte le violazioni in materia di lavoro, con particolare riguardo al fenomeno del caporalato che, come numerose indagini hanno dimostrato, è tristemente diffuso su tutto il territorio nazionale e non solo nel settore dell’agricoltura.

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