Qualità dell’aria in Toscana, la Piana di Lucca si conferma maglia nera della regione

Aumentati a 51 gli sforamenti rispetto ai limiti di legge. Peggiorano i dati di tutte le centraline della provincia

Qualità dell’aria in Toscana, è la Piana di Lucca la maglia nera nella regione.

Lo dicono i primi dati sugli sforamenti del limite delle Pm10 riguardanti il 2020 e analizzati da Arpat. Rispetto al limite massimo di 35 sforamenti annui la centralina di Capannori, che fa scattare provvedimenti per tutta la Piana di Lucca, ne ha registrati 51. Di pochissimo sotto la soglia la centrale di San Micheletto con 34. Le altre centraline in provincia restituiscono dati nei limiti ma sopra la media regionale: 20 sforamenti a Viareggio, 24 a Lucca San Concordio. Va meglio ma non di troppo, nella vicina provincia di Pisa: 28 sforamenti per la centralina di Santa Croce sull’Arno, ma meglio a Pisa e dintorni con 14 sforamenti a Pisa Borghetti e 8 a Pisa Passi.

Rispetto al 2019 la situazione è peggiorata per tutte le centraline del territorio della provincia di Lucca e per quella di Santa Croce. Migliorano, invece, rispetto al 2019, i dati pisani.

Sono stati esaminati i dati ottenuti con la rete regionale di misurazione nell’anno 2020, con particolare attenzione al parametro Pm10, sul quale c’è un’attenzione costante anche a livello nazionale.

Alla luce delle prime elaborazioni dei dati di Pm10, in Toscana la situazione nel 2020 risulta confermare quanto già rilevato negli ultimi anni. Infatti si è verificato il pieno rispetto del limite nazionale per il numero di superamenti per tutte le stazioni di rete regionale eccetto la sola stazione della zona della Piana lucchese, la stazione urbana di fondo di Lucca Capannori, ed il pieno rispetto del limite nazionale sulla media annuale in tutta la regione.

Gli indicatori per tutelare la salute umana indicati dalla normativa vigente per il Pm10 sono due: il primo, relativo il numero di superamenti del limite giornaliero per il Pm10 (50 µg/m3), che serve a valutare l’esposizione acuta a breve termine ed a cui fanno riferimento sia i limiti di legge nazionali ed europei (massimo numero di 35 superamenti annui) che i valori di riferimento raccomandati dall’organizzazione mondiale della sanità (massimo numero di 3 superamenti annui). Il secondo, riferito alla media annuale che dà indicazione dell’esposizione a lungo termine ed anche essa è riferimento per i limiti normativi nazionali ed europei (massima media annuali pari a 40 µg/m3) e l’Oms (massima media annuali pari a 20 µg/m3).

Per quanto riguarda i valori raccomandati dall’Omsm ben più restrittivi, il numero massimo di 3 superamenti in un anno è stato rispettato nel 2020 soltanto in 13 stazioni sul totale di 34, tutte appartenenti alle due zone collinare-montana e costiera, mentre la media annuale è stata inferiore o uguale a 20 µg/m3 soltanto in 17 stazioni, pari al 50% delle stazioni di rete regionale.

Confrontando gli indicatori del 2020 con quelli relativi al 2019, si nota che nel 2020 gli eventi di superamento del Pm10 sono stati più numerosi del 30%, nonostante il superamento del limite si sia verificato solo in una stazione.

Per quanto riguarda le medie annuali, valutate nel loro complesso e per zona, sono state in linea con quelle dell’anno precedente con media regionale pari a 20,6 µg/m3 nel 2019 e 20,4 µg/m3 nel 2020. Quindi si è ben al di sotto rispetto al limite di legge, appunto per la media annuale, che è di 40 µg/m3, che, in questo caso, corrisponde anche al valore raccomandato da non superare da parte dell’Oms.

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