Porta dei Borghi, giovane ritratto nei video rompe il silenzio: “Siamo stati incoscienti ma contro di noi si è scatenato l’odio”

Lettera di un ragazzo finito nelle immagini postate sul web: "Ho sbagliato ma i miei coetanei ed io ci sentiamo persi"

Si firma come “il ragazzo con il cappuccio” e chiede di restare anonimo. Ma il suo volto ha fatto il giro del web, ritratto in uno dei video sulla festa in piazza a Portone dei Borghi. Lui, dopo essere stato additato sui social, insultato e redarguito, ha deciso di rompere il silenzio con una lettera in cui, ammettendo la leggerezza fatta nel rimanere in quella piazza, esprime tutto il disagio che i giovani, a causa della pandemia, stanno vivendo. Al punto che quanto sarebbe stato in altri tempi normalissimo oggi è – e anche il ragazzo dice giustamente – motivo di scandalo.

“Ebbene sono io il ragazzo che si vede in primo piano nei video circolati nei giorni scorsi nella piazzetta di Lucca. Non so se sto scrivendo una confessione, un testamento o una letterina a babbo natale. Non ho tutte le certezze del mondo come la miriade di persone che ci hanno insultato sui social, certo è che, come il ragazzo che ha spaccato quel portone o quella vetrina abbia usato violenza, anche chi ha scritto certe cose ha usato violenza; chi ha pubblicato quei video che hanno fatto tanto scalpore senza oscurare i volti, ha fatto violenza”, sostiene.

“Più che violenza penso che siano esternazioni di odio: un odio che dilaga sui social, e si sublima in una situazione surreale globale (che non accenna a placarsi) e che viviamo tutti da quasi un anno. Ammettendo le mie colpe (e penso tutti quelli che erano in quel momento e in quel luogo lo faranno) dico – aggiunge – che il comportamento tenuto è senza dubbio incosciente, viola tutte le disposizioni anti-contagio, e per questo condannabile a priori senza il minimo dubbio; questa è una certezza che condivido con i leoni da tastiera. Non condivido le esternazioni fatte verso i miei genitori come se fossero loro i responsabili delle mie azioni: ho 30 anni e se faccio delle sciocchezze l’ho scelto io; e io ne rispondo. Non condivido la narrazione di uno scontro generazionale tra giovani e meno giovani. A parer mio gli imbecilli sono di tutte le età, genere, razza e orientamento sessuale”.

“Non condivido – prosegue la lettera – il comportamento di alcuni politici e cosiddetti influencer che cavalcano l’onda mediatica generata dalla situazione, in cerca di attenzione e consensi elettorali. Non condivido il passaggio in prescrizione del processo sulla strage di Viareggio, ignorata da tutti i miei concittadini perbenisti e così rispettosi delle regole che sono andati in massa in montagna per vedere due fiocchi di neve intasando la strada. Non condivido l’atteggiamento di puntare il dito contro l’altro, come la nostra classe dirigente ormai ci ha tristemente abituato. Non condivido l’attacco all’assessore alla pubblica sicurezza, che nelle recenti dichiarazioni ha ammesso che gestire una situazione del genere con il ‘pugno di ferro poliziesco’, inneggiato dai leoni da tastiera, avrebbe solo peggiorato la situazione. Non condivido la multa e la chiusura forzata dei locali della piazzetta; anzi ritengo ignobile che vengano attuati simili provvedimenti in un momento del genere; invito anzi ad una colletta chiunque si senta contrario a tale provvedimento. Oltre ad ovviare al nostro comportamento dimostreremo che questi giovani sono molto più solidali delle “istituzioni”.

Una situazione che il giovane descrive come molto difficile quella che lui e i suoi coetanei stanno vivendo a causa della pandemia: “Sono un giovane di trent’anni che lavorava a Milano e che ovviamente è dovuto tornare alla base perché la situazione… vabbè, risparmio la solita tiritera che ascoltiamo tutti i giorni al telegiornale (non vorrei nemmeno finire da Barbara d’Urso). Mi sento perso come tutti quelli che erano in quella piazza, e per due ore come per magia, erano tornati ad un anno fa quando sarebbe stato anche normale fare così; ma purtroppo oggi è, giustamente, motivo di scandalo. Mi sento perso perché se già prima il futuro era incerto, oggi, lo è ancora di più. Mi sento perso come tutti voi, ma penso che l’odio e chiedere la testa di qualcuno per placare l’opinione pubblica non sia la risposta. Penso che alcuni abbiano sfogato la propria rabbia in un modo, altri in un altro. Come avrete notato non condivido molte cose: ma penso che in tantissimi provino rabbia proprio come me. Con questa lettera sto cercando, forse, di incanalarla in qualcosa di meglio di quello che ho fatto venerdì; forse, sto facendo la vittima; forse, sto cercando notorietà; forse, sto cercando di far venire dei dubbi a chi è pieno di certezze, ed offende i miei genitori; forse, la perfezione è solo di Dio”.

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