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Camorra, legami col clan dei Casalesi anche a Lucca: 34 misure cautelari

Sequestri antimafia per oltre 8 milioni di euro

Sequestri antimafia per oltre 8 milioni di euro e 34 misure cautelari quelle eseguite questa mattina (20 gennaio) dalla Guardia di finanza di Firenze nell’operazione Minerva.

I militari del comando provinciale delle fiamme gialle fiorentine e dello Scico, nell’ambito di un’operazione di servizio coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, hanno dato esecuzione a un provvedimento del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Firenze che ha disposto 34 misure cautelari nei confronti di altrettante persone accusate di essere legate al clan camorristico campano dei Casalesi.

Gli indagati, negli anni scorsi, avrebbero operato sul territorio toscano, sia mediante società operanti prevalentemente in campo edilizio sia attraverso investimenti nel settore immobiliare.

Le fiamme gialle hanno operato nelle province di Firenze, Lucca, Pistoia, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Bologna, Roma, Isernia e Caserta, con la collaborazione dei Reparti del Corpo competenti per territorio e del Roan di Napoli.

I plurimi reati contestati sono l’associazione per delinquere il riciclaggio, l’autoriciclaggio e il reimpiego, l’intestazione fittizia di beni, l’emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti con l’aggravante di cui all’articolo 416 bis , per aver favorito l’associazione camorristica clan dei Casalesi.

La complessa ed articolata attività di indagine, svolta dal Gico di Firenze con la collaborazione dello Scico della guardia di finanza, fondata anche sulla sistematica ricostruzione dei movimenti bancari e finanziari, nonché su minuziosi accertamenti economico-patrimoniali, è stata diretta dalla Dda, procuratore capo Giusepe Creazzo e pm Giulio Monferini, che ha operato con il coordinamento della direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e la collaborazione della Dda di Napoli

Le indagini hanno tratto origine dallo sviluppo di informazioni su numerosi investimenti immobiliari e commerciali effettuati nel 2016 nella provincia di Siena da due commercialisti campani, affiancati, tra gli altri, da un architetto fiorentino, originario del casertano, ritenuti vicini ad ambienti di criminalità organizzata che facevano riferimento al clan dei Casalesi. Gli approfondimenti e le investigazioni hanno permesso di rilevare che i soggetti collegati al clan, attraverso molteplici società operanti nei settori immobiliari e commerciali, avevano reimpiegato ingenti disponibilità finanziarie di provenienza delittuosa in attività imprenditoriali ubicate anche sul territorio toscano.

Partendo dal flusso dei pagamenti relativi all’esecuzione dei lavori appaltati, le fiamme gialle hanno disvelato un complesso sistema di false fatturazioni posto a copertura di cospicui e continui bonifici in uscita dalle aziende di costruzione e disposti a vantaggio di società cartiere.  I conti correnti di queste venivano poi svuotati attraverso un’organizzata squadra di bancomattisti prelevatori, persone prossime alla soglia della povertà e alcune delle quali beneficiarie di reddito di cittadinanza  o di emergenza, remunerate dal sodalizio con commissioni pari al 2 – 3% delle somme monetizzate.

Nel dettaglio, è stato rilevato un sofisticato sistema fraudolento, fondato su diverse società, ritenute riconducibili agli indagati e formalmente gestite da prestanome, che hanno svolto diversi lavori edili sul territorio nazionale, operando perlopiù in subappalto. L’esecuzione dei lavori e la successiva fatturazione da parte dei committenti dava corso ad una prima serie di fatture per operazioni inesistenti a favore di società di comodo che attestavano falsamente la collaborazione nei lavori. L’ulteriore fase prevedeva altre fatturazioni per operazioni inesistenti a favore di altre cartiere, i cui amministratori, anch’essi meri prestanome, operavano il prelievo di contanti delle somme di denaro a titolo di pagamento di prestazioni in realtà mai rese. Dedotti i compensi ai prestanome, le somme prelevate finivano poi ai promotori dell’associazione a delinquere per essere successivamente riciclate attraverso investimenti immobiliari nelle province di Pistoia, Lucca, Modena, Roma, Isernia e Caserta.

Nel corso dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, alcune delle attività imprenditoriali coinvolte nel sistema fraudolento hanno anche chiesto ed ottenuto contributi a fondo perduto previsti dal decreto Rilancio e finanziamenti garanti dallo Stato in base al decreto Liquidità.

L’operazione si inserisce in una più ampia strategia istituzionale di contrasto alle infiltrazioni criminali, realizzata sul territorio dalla guardia di finanza con il coordinamento della Dda fiorentina.

 

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