Delitto di via Fiume, investigatori lucchesi fanno riaprire il caso Cherubini

Il marito della donna uccisa condannato all'ergastolo è difeso dalla squadra della Falco Investigazioni

Un nuovo tassello si aggiunge alle indagini sul delitto di Maria Pina Sedda, a distanza di 18 anni dalla sua morte: il marito, Gianfranco Cherubini, condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie, è pronto a richiedere la revisione processuale.
A sollevare ombre sulla sentenza di Cassazione, che decretava la fine dell’iter processuale per il marito, è stata l’agenzia investigativa Falco di Lucca, del direttore Davide Cannella, specializzata in “cold case” ed errori giudiziari.

La vicenda del cosiddetto “delitto di via Fiume”, ha inizio il 23 luglio 2002 quando nella cantina dell’abitazione in cui vivono i due coniugi, viene rinvenuto il cadavere di Maria Pina Sedda, 42 anni. Il marito Gianfranco Cherubini, viene condannato all’ergastolo, per aver commesso il delitto in concorso con altra persona mai individuata. Adesso importanti novità sono state rilevate sulla scena del crimine dalle analisi effettuate su delle tracce di sangue ritrovate sulle scale di accesso alla cantina e sicura via di fuga dell’assassino.

Le tracce analizzate appartengono al Dna di una persona diversa dal condannato, Gianfranco Cherubini.

“Arrivare a questo punto è un grande successo – dice l’investigatore privato Davide Cannella, direttore dell’agenzia investigativa Falco di Lucca – la nostra squadra è specializzata nella ricerca di errori giudiziari ed è composta da numerosi professionisti, che si occupano di casi di rilevanza nazionale. La squadra messa in campo per questa indagine è composta da me, dall’avvocato Luigi Alfano e dal professor Eugenio Dorio, biologo forense”.
Sono proprio le analisi effettuate dal professor Eugenio D’Orio a offrire un nuovo punto di vista all’indagine, se prima la condanna del Cherubini era stata accertata da sentenza di Cassazione, oggi tramite le nuove tecnologie di indagini forensi, si potrebbe celare una verità ben diversa.
All’epoca dei fatti non erano state effettuate questi tipi di analisi – spiega Davide Cannella – Alle tracce di sangue rinvenute lungo le scale che portano alla cantina, dove è stato trovato il cadavere, non era stata data la giusta importanza. Le nostre analisi hanno evidenziato la presenza di un Dna diverso da quello di Gianfranco Cherubini, ed è pacifico che sono state lasciate dall’assalitore”.
Requisito fondamentale perché si possa accedere all’istituto della revisione processuale, è la scoperta di nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate, possano dimostrare l’estraneità del condannato alla vicenda.
Le tre tracce di sangue analizzate dalla squadra della Falco investigazioni, erano state già a suo tempo oggetto di verifica, ma il quesito richiesto incredibilmente si limitava solo a capire se le tracce fossero o meno della vittima. Una volta che era stato accertato che contenevano il cromosoma “Y” che dimostrava appartenessero certamente ad un uomo, non erano state effettuate ulteriori approfondimenti. Un’incredibile approssimazione da parte degli inquirenti, poiché il sangue si trova in corrispondenza della via di fuga utilizzata dall’assassino.
Si è sempre pensato però che nel commettere il delitto, Cherubini fosse stato aiutato da una persona sconosciuta, mai stata individuata dalle indagini.

“Effettivamente questa ipotesi era stata presa in considerazione, anche se non è mai stata effettuata fino ad oggi, un’analisi che potesse far luce in questo senso – dice Cannella – Le tracce si trovano proprio nel punto utilizzato dall’aggressore per fuggire e a seguito di un’indagine investigativa approfondita, che presto riveleremo, abbiamo stabilito che Gianfranco Cherubini non è l’assassino della moglie”.

Quali saranno gli ulteriori passi per arrivare alla revisione del processo?
“L’istanza di revisione è stata presentata ai giudici della quarta sezione della Corte d’appello di Roma, ma l’udienza è stata subito aggiornata per un difetto di notifica che ha impedito il trasferimento di Cherubini da Cagliari alla capitale – conclude Cannella – Il 4 marzo scopriremo se verrà riaperto il dibattimento, siamo proprio agli sgoccioli”.

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