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“Il fatto non sussiste”, panettiere lucchese assolto dall’accusa di istigazione all’odio razziale dopo il post su Facebook

Per il giudice la scarsa interazione del messaggio esclude il pericolo concreto. L'avvocato: "L'ennesimo caso politicizzato". Un mese di condanna per la detenzione di un coltello a scatto

È stato assolto dall’accusa di istigazione all’odio razziale Paolo Da Prato, panettiere di Lucca e con una attività in Valle del Serchio, arrestato nel dicembre del 2019 dopo un post su Facebook in cui, ritratto con in mano una pistola, poi risultata giocattolo, chiosava con la frase “Cacciatore di ebrei”.

Da quel post erano partite indagini che avevano portato all’arresto dell’uomo da parte degli uomini della Digos. Dalla perquisizione, oltre alla pistola giocattolo, erano stati infatti rinvenuti anche un coltello a scatto e una bandiera con la croce uncinata (nella foto) oltre a una coltivazione di marijuana nello scantinato, che aveva portato alla decisione dell’arresto.

Il tribunale di Lucca, nelle forme del rito abbreviato richiesto dall’imputato, ha assolto il Da Prato dall’accusa di istigazione all’odio razziale. Il giudice, infatti, ha ritenuto l’insussistenza del pericolo concreto dell’istigazione sia per le scarse interazioni del post pubblicato sul social network, sia per il fatto che l’imputato non è né un personaggio pubblico, né un politico, né un attivista né un giornalista, sia per il dubbio significato del messaggio che, a detta dell’imputato, sarebbe stato solo un riferimento a un celebre film, una specie di indovinello rivolto ai propri amici di Facebook. “In definitiva – scrive il giudice – non è possibile ritenere che la condotta rivesta concreta e intrinseca capacità di istigazione alla violenza della condotta, sicché si impone la sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste”.

Il Da Prato è invece stato condannato per la detenzione del coltello a scatto a un mese di condanna sia per la riduzione della pena per il rito abbreviato, sia per il comportamento dell’imputato, che aveva spontaneamente consegnato il coltello all’atto della perquisizione, sia per il suo essere incensurato.

Da Prato è stato difeso per l’occasione dall’avvocato Emanuele Fusi, che così commenta la sentenza: ”Ribadisco che si è trattato dell’ennesimo caso politicizzato che nulla aveva a che vedere con reati, e che è stato purtroppo sfruttato per questioni di partgianeria politica, danneggiando pubblicamente un cittadino innocente”.

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