Lotta fra bande per lo spaccio nella zona di Maggiano, tre in manette

Operazione dei carabinieri fra Lucca e Termini Imerese. I pusher intimidivano anche gestori e clienti dei bar utilizzati come

Spaccio nelle vicinanze di un bar di Maggiano, arrestati in tre. I carabinieri, con questo intervento, hanno messo fine alla guerra fra due bande per la predominanza dello spaccio nella zona, che intimidiva anche residenti e titolari dei locali. 

L’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare in carcere del Gip del tribunale di Lucca è stata affidata questa mattina (18 febbraio) ai carabinieri della sezione radiomobile della compagnia di Lucca, in collaborazione con quelli della compagnia di Termini Imerese, località dove uno degli indagati si era nel frattempo trasferito.

Due ulteriori persone della stessa nazionalità, tra quelle per cui il pubblico ministero aveva chiesto la custodia in carcere, sono invece state indagate.

Tutti sono responsabili a vario titolo di cessione di cocaina, continuata nell’arco di svariati mesi, a cittadini italiani, tossicodipendenti da molti anni.

L’indagine dei carabinieri è stata avviata ad agosto del 2019, allorché uno dei soggetti oggi colpiti dal provvedimento restrittivo, il 25enne Abderrahim Lahfidi, è stato arrestato in flagranza nell’atto di cedere un dose di cocaina, nei pressi del  bar, ad un consumatore italiano, ricevendo in cambio 40 euro. Il giovane, che nel corso dell’indagine è stato arrestato anche una seconda volta, per la precisione il 25 gennaio successivo, attendeva i clienti seduto ai tavolini dell’esercizio, per poi salire sull’auto del cliente che ripartiva, perfezionare lo scambio a bordo, e infine scendere dal veicolo poco lontano, nelle vicinanze di un secondo bar, da dove poi riprendeva il giro, attendendo nuovi clienti, sempre affiancato da altri connazionali che provvedevano ad occultare e a consegnargli all’occorrenza lo stupefacente.

Nel corso dell’attività è stata ricostruita la simultanea presenza, nello stesso luogo, di un secondo gruppo di persone, anch’esse dedite allo spaccio, i cui componenti, inizialmente, si era ritenuto facessero parte del primo sodalizio, sia pure con un diverso modus operandi. Punto di riferimento del secondo gruppo era il 31enne Bouchta Zouhair. A lui i clienti lasciavano sul tavolino del bar un pacchetto di sigarette, con all’interno il denaro per l’acquisto. Lo spacciatore, dopo aver ritirato il pacchetto ed essersi allontanato, sostituiva il denaro con la dose richiesta e rimetteva il pacchetto sul tavolo.

Il conflitto tra le due opposte fazioni che si contendevano la piazza di spaccio, è sfociato anche in una violenta lite il pomeriggio del 9 gennaio dell’anno scorso, proprio tra i tavolini all’esterno del bar, con tanto di reciproco lancio di sedie e di bottiglie. La discussione ha visto da una parte Zouhair con il fratello 35enne e ad un altro connazionale di 29 anni, tutti indagati. Dall’altra c’erano invece Lahfidi e un altro connazionale 35eenne, anch’egli sottoposto ad indagine.

Nella circostanza uno di loro è stato trasportato in auto medica al pronto soccorso dell’ospedale di Lucca per una trauma cranico e una ferita lacero contusa alla testa che aveva comportato un’importante fuoriuscita di sangue. La vendetta dei feriti però, non ha tardato a manifestarsi.

La notte stessa, infatti, l’autovettura di Zouhair, una Fiat Bravo, è stata data alle fiamme mentre si trovava parcheggiata vicino alla sua abitazione a Maggiano, da due persone indicate dalla vittima come gli extracomunitari rimasti coinvolti nella discussione del pomeriggio.

Nonostante la ritorsione la lotta per il controllo della piazza di spaccio è stata alla fine vinta dalla fazione degli Zouhair, tanto che Lahfidi è ripartito per la Sicilia, da dove pochi mesi prima era giunto a Lucca, e anche i suoi galoppini non venivano più sorpresi a vendere cocaina in Maggiano. Un volta avuto il sopravvento sulla banda rivale, la capacità intimidatrice del gruppo degli Zouhair era libero di manifestarsi, con ancora maggiore forza, all’indirizzo dei proprietari del bar e dei suoi clienti, che, prima di convincersi a collaborare con i carabinieri, si sono mostrati timorosi per via delle minacce e delle pressioni subite.

Gli spacciatori pretendevano infatti di potersi muovere liberamente nel bar, di consumare senza pagare ed essere prontamente avvisati di ogni iniziativa dei carabinieri relativa alla loro attività di spaccio. Pretendevano altresì, che nessuna ripresa del sistema di videosorveglianza dell’esercizio venisse fornita e, per essere ascoltati, arrivavano anche a minacciare indirettamente, con riferimenti velati, anche i familiari dei loro interlocutori.

I carabinieri, partendo dall’analisi dei dati contenuti nei telefonini delle persone arrestate in flagranza, hanno avviato la ricostruzione del fenomeno, individuando così molti clienti che prima dell’incontro chiedevano la disponibilità della droga a mezzo di messaggio su Whatsapp. L’attività di spaccio è proseguita, sia pure con dimensioni diverse, anche durante la chiusura generalizzata delle attività commerciali a causa dell’emergenza pandemica, e conseguentemente anche del loro esercizio di riferimento.

In tale periodo, non potendo più sostare liberamente dentro il bar o lungo la pubblica via, l’uso del telefonino da parte degli spacciatori ha registrato un incremento, così come il prezzo della cocaina, inevitabilmente maggiorato per i clienti per compensare i maggiori costi e il disagio sostenuti.

Sono ancora in atto le ricerche della terza persona colpita da provvedimento restrittivo, al momento irreperibile.

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