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Autolesionismo e disturbi alimentari, con la pandemia cresce il disagio negli adolescenti

Gli esperti dell'Asl Toscana nord ovest indicano un incremento dei casi con l'attivazione della dad

Sì, viaggiare. Nello spazio, come vorremmo tornare a fare il prima possibile. Oppure nel tempo, magari davanti a un album di vecchie fotografie o fra le pagine di un libro. Ma esiste solo un tipo di viaggio destinato a durare per sempre: quello alla scoperta di sé. Una ricerca infinita di senso, di perché, di risposte su chi siamo e cosa cerchiamo, che se da un lato può non trovare mai la parola fine, dall’altro affonda le sue radici in un momento specifico della vita: l’adolescenza. Quell’età di mezzo fra l’innocenza del bambino e la maturità adulta, che attraverso la costante relazione con i propri pari getta le basi della nostra autoconsapevolezza e dell’identità futura.

Identità oggigiorno messa sempre più in crisi dalla pandemia, che costringe gli adolescenti a ripensare la pratica dello stare insieme da dietro lo schermo di un pc, ormai da più di un anno. Era infatti il 4 marzo 2020 quando le scuole di ogni ordine e grado d’Italia hanno iniziato a chiudere le loro porte, sostituendo l’attività in presenza con la dad, la didattica a distanza. Un metodo di insegnamento tanto obbligato dal contagio quanto discusso e criticato, perché incapace, secondo molti, di sostituire il ruolo della normale vita scolastica nella crescita e nella formazione del ragazzo.

“Il senso di sé, l’identità, tutta la dimensione evolutiva ed esistenziale della persona non può prescindere da un costante contatto con l’altro. Dove l’altro è il coetaneo, l’anziano, il gruppo, l’ambiente sportivo e soprattutto, la scuola “. A raccontarlo è la dottoressa Beatrice Milianti, direttrice del reparto di neuropsichiatria infantile della Asl Toscana Nord Ovest di Lucca, ospite della commissione congiunta alle politiche formative e sociali riunitasi sotto la presidenza della consigliera comunale Maria Teresa Leone. Ordine del giorno: la condizione giovanile durante la pandemia. Isolamento sociale, sofferenza e possibili percorsi di sostegno all’adolescente: “Da un anno a questa parte la vita dei nostri giovani è stata stravolta dal Covid. La chiusura totale o parziale delle scuole e l’impossibilità di trascorrere il tempo con i compagni, è causa di una forte sofferenza diffusa – spiega la presidente della commissione Leone – Lo testimoniano sul nostro territorio gravi manifestazioni di disagio, sia in città che in periferia: come la rissa scoppiata a Sant’Alessio lo scorso 11 gennaio, un conflitto fra adolescenti in cui si è fatto addirittura uso di un coltello. La politica non può rimanere insensibile, ma deve cercare di contribuire efficacemente a non far precipitare la situazione”.

“Una situazione di grave disagio – continua la Milianti – perché la scuola offre tutta una serie di elementi che aiutano il ragazzo ad acquisire la sua identità attraverso il confronto, e ad avere un’organizzazione della propria vita rispetto ai momenti di vuoto. Motivo per cui il venir meno della didattica in presenza e la sua limitazione hanno determinato fra i giovani l’incremento di tutta una serie di disturbi legati alle problematiche identitarie e al sentimento di sé”.

Pratiche come tentativi di suicidio, condotte autolesionistiche, disturbo del comportamento alimentare fra cui soprattutto l’anoressia, e frequenti casi di ritiro sociale; ma ancora, con la ripresa a intermittenza della scuola, diffusi e persistenti sono anche ansia e attacchi di panico. Patologie e disagi già da tempo presenti nella popolazione adolescenziale, ma nell’ultimo anno in fortissimo aumento in tutta Italia: “Nessuna eccezione per l’area di competenza della Asl Toscana Nord Ovest, dove le richieste d’aiuto per tentati suicidi e autolesionismo sono più che raddoppiate. I nostri dati territoriali sono infatti totalmente in linea con il rapporto del Bambin Gesù di Roma, che conferma le nostre conclusioni – spiega la dottoressa -: a partire dall’ultimo anno sta aumentando fra i ragazzi una forma di espressione del disagio non mentalizzata, ma somatica: in parole semplici, fanno male al proprio corpo”.

Si chiama autolesionismo, ed è molto esteso nei giovani già da prima della pandemia, con picchi – registrava l’Istat nel settembre 2019 – del 20%. Un trend tuttavia in aumento a partire da marzo 2020 proprio in coincidenza con la chiusura delle scuole: “Non si tratta di un caso – commenta la direttrice del reparto di neuropsichiatria infantile – L’ambiente scolastico, come la famiglia stessa, ricopre da sempre un ruolo protettivo capace di ridurre sia l’insorgenza che l’espressione clinica del disturbo psichico nell’adolescente. Ruolo tuttavia allentato se non azzerato dalla chiusura dell’attività didattica in presenza, o dalla sua limitazione”.

In totale sintonia con la neuropsichiatra si pronuncia il dottor Adriano Del Rosso, psicologo psicoterapeuta della Asl Toscana Nord Ovest ospite della commissione: “Purtroppo si parla della scuola soprattutto in concomitanza di episodi negativi. Difficilmente se ne sottolinea, proprio come fa invece la Miliati, la grande importanza nella crescita dei nostri figli. Da marzo scorso – continua Del Rosso – anche presso il nostro consultorio arrivano tantissimi giovani con disturbi di autolesionismo, ansia, problematiche alimentari, in numero molto superiore rispetto a prima della pandemia. Un evento, quest’ultimo, che a mio avviso ha solamente accelerato un processo di degrado già da tempo in corso nel sistema scolastico, così come nelle altre attività territoriali, in primis i servizi di salute mentale”.

“Sono servizi in grave sofferenza – conferma la Milianti – Poiché a fronte di una diagnosi e della proposta di trattamento, che riusciamo sempre a fare in tempi anche brevi, risulta estremamente difficile la realizzazione di un progetto con interventi di psicoterapia individuale e di gruppo. Interventi sempre più richiesti e necessari a causa della pandemia, della chiusura delle scuole e della difficoltà delle famiglie di ricoprire il loro ruolo protettivo sui figli, gravate come sono da notevoli problemi economici e organizzativi legati al momento attuale”.

“Siamo lasciati a noi stessi da politiche miopi – conclude Del Rosso – e progressivamente abbandonati”.

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