Quantcast

Covid e allevamenti di animali da pelliccia, la Lav lancia l’allarme

Chiara Testi: "Visoni, volpi, furetti, nutire e cincillà possibile fonte di diffusione del contagio. Come in molti paesi va vietata la produzione"

Uomini, visoni e Covid: dove abbiamo sbagliato e continuiamo a farlo, e chi sta invece cambiando le cose. Il punto della situazione con la referente Lav di Lucca, Chiara Testi.

“La prima epidemia di Sars-Cov-2, il virus che causa il Covid-19, in un allevamento di visoni si è verificata nei Paesi Bassi nell’aprile 2020 – spiega Chiara Testi, referente Lav Lucca da febbraio – La trasmissione del virus tra gli animali in questi allevamenti è rapida e mostra che, una volta entrato, è difficile arrestarne la diffusione”.

Perché proprio i visoni? “Perché i visoni, come l’uomo, hanno nell’apparato respiratorio dei ricettori denominati Ace2 che sono il punto di aggancio del coronavirus; questo significa che il virus riesce ad introdursi nelle cellule e dare inizio all’infezione. Altra cosa in comune tra visoni e uomo in questa infezione, è che i visoni sono prevalentemente asintomatici quando infettati dal coronavirus Sars-Cov-2; per questo motivo è necessario un monitoraggio diagnostico sistematico, anche settimanale, perché senza test spesso non è possibile intercettare i focolai in questi allevamenti. E se il virus entra in un allevamento con migliaia di visoni, trova le condizioni ideali per replicarsi e, di conseguenza, mutare, formando un vero e proprio serbatoio”.

Del resto, siamo tutti animali… “La diffusione di Sars-Cov-2 negli allevamenti di visoni – prosegue Testi – mostra come il benessere degli animali e la salute pubblica siano correlati. I visoni sono animali solitari e che vivono in ampi spazi in natura. Nell’allevamento intensivo per la produzione di pellicce, sono tenuti in rigoroso confinamento, ammassati in gabbie di rete metallica una a fianco dell’altra, a migliaia. Queste condizioni di per sé causano disagi psicofisici ai visoni, poiché viene impedito di eseguire molti dei loro comportamenti naturali e sono quindi più suscettibili alle infezioni e alle malattie a causa dello stress da condizioni di vita innaturali. Inoltre la lettiera utilizzata, così come le feci depositate sotto le gabbie, genera molta polvere, che crea opportunità per la trasmissione di Sars-Cov-2 tra gli animali e alle persone che lavorano negli allevamenti da pelliccia”.

Accorgersi di un’epidemia dentro un allevamento può servire da campanello d’allarme? “L’esperienza di alcuni stati come Danimarca e Svezia mostra che il monitoraggio di Sars-Cov-2 negli allevamenti di visoni è insufficiente per prevenire la diffusione del virus. Nonostante le misure di biosicurezza, la trasmissione si è comunque verificata. Il monitoraggio è anche costoso e comporta un impatto sul sistema sanitario pubblico in termini di personale veterinario e amministrativo, costi per il campionamento di materiale biologico, costi per l’esecuzione dei test, disponibilità di tamponi e reagenti nonché impegno dei laboratori”.

Quindi la soluzione sarebbe vietare gli allevamenti? Chi rinuncerebbe al guadagno? “L’allevamento di animali ai fini della produzione di pellicce è contrastato da un numero crescente di paesi europei. È già stato vietato o è attualmente in fase di eliminazione in 8 Stati membri: Austria, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Croazia. Proposte legislative per vietare l’allevamento di animali da pelliccia sono attualmente allo studio, o sono state annunciate, in 6 paesi: Polonia, Lituania, Francia, Irlanda, Bulgaria ed Estonia. La Germania ha adottato una regolamentazione stringente finalizzata a garantire migliori condizioni di benessere animale per queste strutture e che, di fatto, ha portato all’abbandono di questa attività zootecnica e in Germania non esiste più alcun allevamento di animali ‘da pelliccia’”.

Sembra che la pandemia abbia portato ad una maggiore coscienza della situazione in cui vivono e muoiono questi animali. “Anche la Svezia ha eliminato in questo modo la produzione di volpi e cincillà. La stessa Danimarca ha vietato e sta eliminando gradualmente l’allevamento di volpi per motivi di benessere degli animali. L’Ungheria ha anche appena annunciato il divieto di produzione di visoni, volpi, furetti e nutrie come misura precauzionale anti-Covid19. La Danimarca e la Svezia hanno deciso di vietare l’allevamento di visoni fino al 2022. L’esperienza sia in Danimarca che in Svezia è stata che le misure di biosicurezza non erano sufficienti per prevenire l’ulteriore trasmissione del virus e che il modo migliore per prevenire la trasmissione era avere meno animali”.

Quindi il rischio c’è anche per altre specie animali, oltre al visone. “L’attenzione si è concentrata principalmente sul visone. Tuttavia, studi indicano che anche altre specie allevate per la pelliccia possono essere suscettibili al Sars-Cov-2, in particolare volpi e cani procione. È noto che i cani procione sono suscettibili ai coronavirus, che possono trasmettere la Sars-Cov2 e che possono fungere anche da ospiti intermedi per questo virus”.

Sostieni l’informazione gratuita con una donazione

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Lucca in Diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.