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Coronavirus, i sindaci chiedono la riapertura delle attività: “Non si può andare avanti così”

Menesini, Fornaciari e D'Ambrosio: "Necessario iniziare a programmare un allentamento delle misure". Piace l'idea del numero chiuso e degli appuntamenti per i clienti dei negozi

Iniziare a programmare le riaperture delle attività per evitare che, dopo un anno di pandemia, ai problemi sanitari continuino a sommarsi quelli economici. E dopo la protesta di alcuni ristoratori di Porcari, ieri, arriva l’apertura del sindaco Leonardo Fornaciari, disposto ad incontrare una delegazione di manifestanti. D’altro canto anche il presidente della Provincia e sindaco di Capannori, Luca Menesini, è convinto che sia necessario un allentamento delle restrizioni almeno sul fronte della ristorazione, con lui concorda anche il sindaco di Altopascio Sara D’Ambrosio.

“Il decreto di aprile del Governo deve contenere un messaggio concreto di speranza per le attività, prevedendo una riapertura graduale delle stesse – afferma Menesini -. Ad oggi, il decreto contiene soltanto limitazioni. Non va bene, deve essere cambiato: la proposta dei negozi aperti su appuntamento, come la possibilità per bar, ristoranti, pasticcerie, mondo della cultura e dello sport di lavorare all’aperto sono misure che possono essere introdotte subito. Un modo anche per ritornare, passo dopo passo, verso la normalità, come stanno progettando tanti Paesi Europei”.

“Porterò insieme alle categorie e ad altri sindaci – spiega Menesini – questa posizione in tutte le sedi istituzionali, a livello regionale e nazionale. Ci vuole ancora prudenza e tanta attenzione, questo lo sottolineo. Mi raccomando, non molliamo adesso. Continuiamo a limitare i contatti, evitiamo situazioni a rischio. Non vi sto dicendo che il virus è sparito, vi sto dicendo che si vedono i primi segnali incoraggianti: ritengo sia giusto dirlo, perché è corretto dire quando siamo nella fase più critica e quando si vedono i primi segnali di miglioramento. Ci sarà chi non rispetta le regole, è vero. Ma la stragrande maggioranza delle persone e delle attività le regole le rispettano”.

“Ormai da più di un anno tutti noi abbiamo a che fare con questa tremenda malattia – spiega invece il sindaco di Porcari, Leonardo Fornaciari -. Da sempre ho sostenuto che sarebbe stata una lunga marcia nel deserto, piena di difficoltà e insidie. Il Covid è stata a tutti gli effetti una sfida per ognuno di noi sotto molti punti di vista. Il sindaco e il Comune nelle sue varie sfaccettature sono stati il primo sportello e la prima interfaccia, il front office dello Stato sul territorio. Abbiamo messo in campo sforzi e aiuti economici inediti e straordinari (nei limiti del possibile per un comune come il nostro) e per quello che ho visto anche i miei colleghi hanno fatto l’impossibile per riuscire a dare sollievo a chi a vario titolo ha subito gli effetti di questa crisi. Lo abbiamo già fatto a Aprile 2020 e anche quest’anno servirà farlo”.

“Tutti – afferma – vogliamo ripartire, tutti vogliamo riaprire, la vita di prima ci manca sia a livello economico che sociale. Sono rimasto colpito dalle immagini delle manifestazioni di ieri in tutta Italia: è giusto manifestare senza mai scadere nella violenza e nella violazione delle regole. E’ giusto protestare ma non come ho visto fare ieri. Le misure economiche di sostegno sono largamente insufficienti e anche le istituzioni come quelle comunali che si sono messe a disposizione per fronteggiare l’epidemia chiedono risposte a tutela del tessuto produttivo dei “piccoli” che sono l’ossatura dei paesi. Le attività commerciali e di vicinato non possono resistere se non cambia subito qualcosa. È inutile non ce la fanno. E’ il momento più duro, il momento in cui insieme dobbiamo ottenere quelle risposte, di buon senso e che non danneggino la salute, importanti per far ripartire il paese. Assieme all’assessore Lamandini, incontrerò una delegazione di PorcariAttiva. Ascolteremo e ci faremo carico di quei problemi e quelle proposte che ormai ci riguardano tutti”.

Anche il sindaco di Altopascio chiede le riapertura: “Penso che il sistema delle chiusure così come realizzato e previsto fino a oggi non sia più praticabile nell’immediato futuro. È opportuno iniziare a programmare le riaperture: questo non significa aprire tutto e subito domani come se niente fosse successo e non significa neanche dimenticarsi tutte le precauzioni e tutte le regole che conosciamo e con le quali dovremo convivere ancora per un bel po’. Ma significa dare risposte certe, chiare, semplici alle persone, ai lavoratori, che non ce la fanno più a continuare così: c’è chi propone le aperture dei negozi oggi chiusi su prenotazione; c’è chi chiede la possibilità di riaprire le realtà sportive, come le palestre, prevedendo modalità di ingressi scaglionati e attività in gruppi ristrettì per garantire il massimo della sicurezza; c’è chi chiede di aprire parrucchieri ed estetisti, che lavorano con regole e protocolli sanitari efficaci. Questa tensione che sta salendo va capita, va interpretata e va soprattutto gestita. E gestirla non significa parlare solo di chiusure, ma iniziare a progettare le riaperture, già dal prossimo decreto. Lo Stato deve esserci. Ora più che mai, perché stiamo vivendo una fase molto delicata: da una parte la campagna vaccinale, che non possiamo più permetterci proceda a singhiozzo; dall’altra la programmazione delle riaperture per andare incontro all’estate e a una ripartenza vera”.

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