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Riaperture e ristori, ecco le richieste dei commercianti che torneranno in piazza a Firenze

Confcommercio: "Consegneremo il nostro documento al prefetto affinché si faccia portavoce con il governo centrale"

“Fateci riaprire o riapriamo da soli”. E’ questo il grido di protesta che domani (13 aprile) vedrà scendere in piazza a Firenze anche imprenditori e commercianti lucchesi per una manifestazione di protesta organizzata dal sistema Confcommercio a livello regionale. Durante la mattinata sarà consegnato al prefetto del capoluogo toscano Alessandra Guidi anche un documento con 11 richieste della categoria affinché si faccia portavoce con il governo.

“Le nostre attività sono chiuse, più o meno a singhiozzo, da oltre un anno. Il contagio, nel frattempo, invece che scendere è aumentato. È evidente che non sono i negozi, i bar e i ristoranti, le palestre, i cinema e i teatri, a diffondere il virus – si legge nel testo -. In Italia abbiamo uno dei tassi di mortalità da Covid tra i più alti in Europa, con i negozi chiusi. In Svezia c’è il tasso di mortalità più basso, con i negozi aperti. Stiamo uccidendo un pezzo d’Italia e della nostra economia, senza alcun risultato concreto in termini di salute, perché mentre alle nostre attività è imposto questo sacrificio, sono invece liberamente operanti le industrie, gli uffici, i supermercati, i mezzi di trasporto pubblici, le scuole e molte altre occasioni di assembramento che evidentemente, invece, sono fonte di contagio”.

“La nostra categoria, e la nostra associazione in particolare, si sono sempre mosse nel pieno rispetto della legalità. Intendiamo continuare a farlo ancora – va avanti il documento -. È indispensabile, però, un ripensamento della strategia di gestione della pandemia, che passi in primo luogo per una massiccia intensificazione della campagna vaccinale. Senza furbizie, prevaricazioni o favoritismi. Bisogna mettere in sicurezza prima possibile tutti gli operatori della sanità e le fasce più deboli della popolazione. Visto che la mortalità è statisticamente molto più elevata nella popolazione anziana, infatti, anche le cosiddette ‘liste di riserva’ vanno gestite dando priorità agli ultrasessantenni, poi a tutti gli altri, a qualunque categoria sociale appartengano. Al contempo, sarà possibile riaprire quelle attività che possano garantire il più rigoroso rispetto della prevenzione e delle norme di sicurezza. Perché non ha senso consentire la compresenza di sedici persone in un pullman di 40 metri quadrati e neanche una per volta in un negozio degli stessi 40 mq”.

Chiediamo una data certa per la riapertura, indicando la data simbolo del primo maggio: quest’anno il modo più intelligente di celebrare la Festa del lavoro, non avendo lavorato finora, sarebbe proprio quella di tornare a lavorare – conclude la premessa -.  Oltre a una data certa per la riapertura, vorremmo ribadire l’assoluta e urgente necessità di misure a sostegno delle imprese di commercio, servizi e turismo, le più penalizzate dagli effetti della pandemia e ora a serio rischio di sopravvivenza, dopo oltre un anno di attività bloccata, limitata o comunque fortemente compromessa dagli esiti di una crisi economica e dei consumi che sta riportando il nostro Paese ai livelli di spesa di quaranta anni fa”.

Nello specifico la categoria richiede: “Una data certa per la riapertura completa di tutte le attività, senza più limitazioni e indipendentemente dai “colori” assegnati al territorio, fatto salvo il pieno rispetto delle norme di sicurezza anti-contagio – si legge nell’elenco delle richieste -. Ristori immediati parametrati sulla perdita di fatturato e riapertura immediata in sicurezza di tutte le attività chiuse; moratoria fiscale per gli anni 2020-2021 e proroga della cassa integrazione e della moratoria dei mutui e finanziamenti fino al 31 dicembre 2021; rimodulazione delle locazioni commerciali e blocco degli sfratti e taglio del cuneo fiscale che grava sulle imprese; creazione di un piano ripartenza per il terziario; vaccinazione immediata di imprenditori e addetti del terziario e pagamento immediato di tutti i bonus ristori e indennizzi sospesi per finire con il passaporto sanitario europeo per spostamenti Ue”.

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