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Contagiato dal Covid e ancora positivo dopo due mesi: può uscire ma non ancora rientrare a lavoro

La storia di Maurizio, operaio di cartiera: dopo 21 giorni non si è più infettivi, ma per l'azienda serve il tampone negativo

Si può essere positivi al Covid per due mesi e passa? Evidentemente sì. Lo dice la vicenda di Maurizio, operaio di cartiera, che solo due giorni fa (13 aprile) ha ricevuto l’esito del suo ultimo tampone, l’ottavo della serie: ancora positivo, anche se a bassa carica.

Una vera e proprio odissea, iniziata lo scorso 9 febbraio con il tampone positivo del figlio. Una scoperta che ha fatto scattare la quarantena per tutta la famiglia, composta da padre, madre, due figli e due suoceri anziani.

A quel punto il protocollo Asl prevede o l’isolamento del figlio in casa rispetto al resto del nucleo familiare e un tampone per tutti dopo dieci giorni oppure, in assenza di sintomi, il tampone al 15esimo giorno. Per tranquillità la famiglia decide per la prima opzione ed arriva così la cattiva notizia: tutti positivi anche se, nel frattempo, nessuno aveva registrato grossi sintomi.

Da allora per Maurizio è una “quarantena senza fine”, arrivata, come detto, all’ottavo tampone senza esito positivo. Nel frattempo tutta la famiglia si è negativizzata, compreso il ‘paziente zero’, il figlio più piccolo. Lui no, deve attendere, ad oggi, almeno un’altra settimana.

Qui inizia la vicenda paradossale. Per l’Asl, infatti, al 21esimo giorno non si è più contagiosi, quindi si è liberi di uscire rispettando, ovviamente, le distanze e utilizzando la mascherina e tutti i dispositivi di protezione. Ma per tornare al lavoro, secondo protocollo, occorre un tampone negativo, quello che ancora non arriva.

“Il virus – così spiegano i medici – è morto, ma lascia delle tracce per diversi giorni. E così è nel mio caso, visto che sto facendo un tampone ogni sette giorni ed ancora non sono negativizzato. Sono passati più di sessanta giorni, senza rientrare a lavorare, con effetti anche sullo stipendio perché ovviamente in malattia la busta paga non è la stessa che in produzione piena. E in più esco poco perché anche se non sono infettivo ovviamente c’è una certa diffidenza, visto che non posso ancora dire di essere negativo e non sono proprio il tipo da non dire la verità”.

Nella burocrazia del Covid c’è di più, ovvero il sistema dei tamponi: “Finché sei nei 21 giorni della quarantena – dice Maurizio – vieni seguito dalla Asl che prenota le visite e gli esami. Dopo il 21esimo giorno i tamponi o si fanno a pagamento o si prenotano su richiesta del medico di famiglia. Una volta che hai l’impegnativa del medico c’è poi il portale delle prenotazioni e bisogna essere rapidi e fortunati. Siccome si prenota un giorno per il giorno successivo, praticamente si riesce a prendere appuntamento nella fascia dalla mezzanotte alle 2, perché dopo è già tutto pieno in tutta la Toscana e bisogna attendere il giorno dopo. E ancora, finché lo fai con l’Asl il risultato arriva entro le 24 ore, se lo fai tramite medico di famiglia puoi attendere fino a due giorni e mezzo”.

“A me – conclude – è andata bene, perché non ho avuto sintomi se non qualche dolore muscolare e un paio di giorni senza gusto e olfatto. C’è un mio collega, ad esempio, sempre stato sano e senza nessuna patologia che è stato tre mesi in terapia intensiva e si è salvato soltanto con la plasmaterapia. Quello che mi sento di dire, a tutti, è che è inutile credere di essere immuni ed anche minimizzare sintomi di un raffreddore o di una tosse. Si può avere, infatti, il Covid senza sintomi o averlo avuto senza saperlo. Solo questo pensiero, nella difficoltà, attenua il fatto che in questi due mesi ho perso soldi e anche la libertà di uscire, anche se non sono più contagioso”.

 

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