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Forzano la porta del nuovo bivacco di Orto di Donna e fanno danni foto

Nicola Poli non ci sta: "Sono sinceramente stufo di vedere la mia comunità trattata alla stregua di ignoranti, rozzi e folkloristici montanari della riserva"

Hanno sfondato la porta blindata, divelto una panca, piantato alcune grosse viti nel camino in legno per appendere abiti bagnati e sporcato tutti i pavimenti in parquet. È questo il brutto episodio accaduto al nuovo bivacco di Orto di Donna, scoperto solo poche ore fa. Un brutto gesto, accaduto in inverno, che ha indignato i cittadini di Minucciano, della Garfagnana e di tutti gli amanti della Garfagnana.

Vandali al bivacco alpino della Valle di Orto di Donna

Questo lo sfogo postato sulla pagina del rifugio alpino Orto di Donna: “Siete saliti (non eri solo) in compagnia e forniti di tutto il necessario: sega per tagliare la legna, candele in mancanza di luce, piede di poco per forzare la porta blindata, viti e avvitatore da avvitare nella mensola lignea del camino come appendi vestiario bagnato da asciugare. Non vi ha sorpresi una bufera improvvisa, i social sono ormai tanti e super aggiornati e se state effettuando un’uscita alpinistica invernale non avete dietro tutti gli attrezzi sopracitati. Siete partiti tutti ben equipaggiati, ramponi, piccozza, scarponi, vestiario super tecnico e certo volevate dormire in un luogo confortevole. Al bivacco K2 (abbastanza fatiscente) avete preso giusto la sega per tagliare la legna. ‘La bellezza ci salverà?’ Non penso. La natura ci regala opere stupende e uniche, l’uomo ha solo da imparare da lei. Ma certe persone che girano per monti e distruggono una porta solo perché la trovano chiusa, non si meritano la montagna!“.

Vandali al bivacco alpino della Valle di Orto di Donna

Sul caso interviene anche il sindaco di Minucciano, Nicola Poli, con un lungo sfogo: “Grazie ad un importante sforzo economico e con la partecipazione vittoriosa a un bando regionale, il comune di Minucciano ha completato un bellissimo bivacco alpino della Valle di Orto di Donna, fra le pendici del Pisanino e del Pizzo d’Uccello – inizia così la nota del sindaco Nicola Poli -. Ne siamo orgogliosi, perché insieme alle realizzazioni in corso sul Lago di Gramolazzo, a Carpinelli, alla Segheria di Gorfigliano, a Pieve San Lorenzo ed in altre realtà paesaggisticamente rilevanti del territorio, con quel bivacco abbiamo cercato di dimostrare come l’amministrazione non sia focalizzata solo sugli introiti derivanti dallo sfruttamento della risorsa lapidea, ma cerchi di potenziare tutte le possibili fonti di lavoro, di espansione e di valorizzazione del territorio: prima fra tutte, appunto, quella del turismo ambientalista. Una forma di turismo praticata, dalle nostre parti, da tanti appassionati della montagna, molti dei quali rispettosi dei luoghi e delle popolazioni che li abitano. Praticata, poi, anche da altri, che invece si ritengono portatori di verità assolute; che pur vivendo in comode città e spostandosi con grandi ed inquinanti Suv diesel, vivono la montagna la domenica e si sentono in diritto di dire a chi la montagna la vive 365 giorni all’anno, crescendo figli e seppellendoci i genitori, quali attività dovrebbero fare, quali lavori fare e quali no, come dovrebbero vivere. Senza conoscere in realtà nulla della comunità che si sta giudicando; senza aver mai sentito il bisogno di conoscere davvero; senza aver mai fatto un approfondimento sugli sforzi e sui percorsi che quella comunità ha fatto e sta facendo per resistere e perpetrarsi”.

“Torniamo al bivacco: perché ne parlo oggi? Perché oggi abbiamo scoperto che qualcuno ha forzato la porta di ingresso del bivacco, scassinandola; ha divelto una panca ancorata a terra; ha piantato alcune grosse viti nel camino in legno evidentemente per appendere abiti bagnati; ha lordato tutti i pavimenti in parquet – afferma il sindaco -. Forse una situazione di emergenza? Forse. Il bivacco è stato pensato anche per quelle situazioni. Però non si sfondano porte, non si svelgono panche, non si piantano viti in un camino in legno nuovo, non si lascia tutto sporco nel peggior modo. E magari, tornati a casa, in salvo, si chiama in Comune e si spiega quanto accaduto. No: è stato un gesto grave, arrogante, brutto”.

Vandali al bivacco alpino della Valle di Orto di Donna

“Ed allora nasce spontanea una riflessione – prosegue il sindaco nel suo sfogo -: durante l’estate, oltre al bivacco ci sono in zona 3 rifugi. L’area è presidiata. D’inverno, i rifugi sono chiusi; il turismo escursionistico in quel periodo non porta alle attività del territorio nemmeno un euro, ma impone grandi sforzi e rischi ogni qualvolta qualcuno si mette in pericolo. Solo questo inverno il soccorso alpino, le forze dell’ordine e i soccorritori sono dovuti intervenire diverse volte, mettendo spesso a repentaglio la propria stessa incolumità ed impegnando ogni volta risorse logistiche ed economiche notevoli, per salvare la vita a chi si è recato sui monti, peraltro in barba ai divieti e alle restrizioni. E alla fine dell’inverno, ci si trova non solo a fare il bilancio di quegli interventi, ma a registrare anche i danno alle strutture provocati con protervia e maleducazione, da qualcuno che magari, come ho detto sopra, si sente anche in diritto di giudicarci per le modalità con le quali cerchiamo di autodeterminare le nostre vite e il rapporto di esse con il nostro territorio”.

“La riflessione sorge allora spontanea: è giusto lasciare indiscriminatamente libero l’accesso ai nostri monti e alle nostre strutture, anche nei periodi in cui non c’è possibilità di controllo, come d’inverno? Spendere molti soldi e rischiare vite per i soccorsi, senza alcun rientro, e a fronte oltre tutto di danni tanto gratuiti? Perchè il danneggiamento in questione è arrivato – è bene chiarirlo sin da subito – in pieno inverno, con le cave chiuse e le zone in questione interdette a chi non pratica alpinismo. Non sarebbe allora forse il caso di inibire l’accesso a quelle aree, per i non residenti, ai periodi in cui non vi è controllo, né utilità socio-economica generale, in modo da evitare che i soccorritori rischino la vita e lo sciacallaggio e il vandalismo di strutture e locali realizzati con l’impegno della nostra comunità?”.

“Credo che sia un approfondimento da fare – conclude Nicola Poli nel suo sfogo -, con calma e, come si dice, ‘a bocce ferme’, passate l’amarezza e l’arrabbiatura. Però sono sinceramente stufo di vedere la mia comunità trattata alla stregua di ignoranti, rozzi e folkloristici montanari della riserva, da parte di chi montanaro non è ma che, solo per avervi passato una domenica (con scarponcini, occhiali e maglioncino di marca, va da sè), si sente in diritto, il lunedì, di postare sentenza inappellabili e critiche feroci, magari avendo appena fatto danni che a casa sua mai farebbe”.

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