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Motociclista travolta da un’auto che fa inversione: 74enne di Camaiore condannata a un anno e due mesi

Francesca Vita perse la vita a soli 44 anni nell'incidente stradale a Marina di Massa lasciando due figli, gli anziani genitori e un fratello ora assistiti dallo Studio3A

Morì a soli 44 anni Francesca Vita, vittima di un tragico incidente stradale. L’automobilista, che dopo un’inversione di marcia aveva invaso la corsia opposta, centrando la moto della 44enne, è stata condannata a un anno e due mesi, patteggiando la pena ieri (22 aprile) al tribunale di Massa.

“Nessuna pena sarebbe mai bastata per riparare la perdita che ho subito, sono rimasta orfana a 18 anni e mia madre mi manca tremendamente, ogni giorno, ma, tenendo conto di quanto prevede la giustizia italiana in questi casi, e che si trattava di un patteggiamento, sono abbastanza soddisfatta – spiega Chiara Giudice, oggi 20enne –  una parziale risposta dalla giustizia l’abbiamo ricevuta. Anche perché è stato riconosciuto che mamma non ha avuto nessuna colpa in quel maledetto incidente”.

L’udienza di ieri si è tenuta dinanzia al gup del tribunale di Massa, Marta Baldasseroni. L’imputata, una 74enne di Camaiore, ha beneficiato della sospensione condizionale della pena.

Oltre a Chiara, la vittima ha lasciato altri due figli, uno due quali ancora minorenne, gli anziani genitori e un fratello, tutti assistiti da Studio3A.

Francesca Vita

Il dramma si è consumato all’1.25 di notte del primo giugno 2019 a Marina di Massa, in via Vespucci, all’altezza del dancing Il Pirata. L’automobilista è salita sulla sua Nissan Micra parcheggiata al margine destro della carreggiata, rivolta in direzione Viareggio-Carrara, è partita e ha effettuato un’inversione di marcia con l’intenzione di dirigersi verso Viareggio: una manovra che, indipendentemente dal fatto che la strada fosse libera o meno, non si sarebbe comunque potuta compiere essendoci in quel tratto la striscia longitudinale continua di mezzeria. In questo modo la 74enne ha invaso la corsia opposta proprio mentre vi sopraggiungeva la Kawasaki 750 in sella alla quale viaggiava Francesca Vita, che procedeva regolarmente per la sua strada. La motociclista, vedendo l’ostacolo materializzatosi all’improvviso davanti a sé, ha tentato una disperata frenata ma non ha potuto evitare l’impatto contro la portiera anteriore destra della vettura. Un urto tremendo. La quarantaquattrenne è stata sbalzata dal mezzo rovinando sull’asfalto e ha riportato lesioni gravissime. Il casco che indossava non le è bastato a salvarle la vita. I sanitari del Suem, accorsi sul posto una volta lanciato l’allarme, hanno tentato per oltre mezzora di rianimarla, ma poco dopo le due si sono dovuti arrendere constatando il decesso.

Il pm della procura di Massa, Alessandra Conforti, da prassi ha aperto un procedimento penale per il reato di omicidio stradale a carico della conducente della Micra, la cui responsabilità è apparsa fin da subito evidente: è stata anche sanzionata in base al codice della strada dagli agenti della polizia stradale di Massa – Carrara che hanno effettuato i rilievi, acquisito le testimonianze ed espletato i vari accertamenti del caso.

Al termine delle indagini preliminari dunque il pm ha richiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per l’indagata, accusata di aver causato la morte di Francesca Vita per colpa consistita in imprudenza, imperizia, negligenza e, in particolare, per violazione delle norme sulla circolazione stradale.

I familiari di Francesca, per essere assistiti e ottenere giustizia, attraverso i consulenti legali Riccardo Vizzi e Massimiliano Bartolacci, si sono affidati a Studio3A-Valore Spa, società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini.

L’imputata ha chiesto di patteggiare la pena e si è arrivati all’udienza di giovedì nella quale il giudice ha concesso il patteggiamento: un anno e due mesi. Bisognerà invece aspettare il deposito della sentenza per conoscere l’entità delle sanzioni accessorie relative alla sospensione della patente di guida. Un punto fermo importante che gli avvocati confidano possa portare al più presto anche a chiudere l’iter risarcitorio per i familiari della vittima: “Sin qui – dicono – la compagnia di assicurazione della vettura ha riconosciuto loro solo degli acconti del tutto inadeguati a risarcire la terribile perdita patita”.

 

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