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Ospedale San Luca e Valle del Serchio, l’allarme dei sindacati: “Gli infermieri non bastano”

Cgil, Cisl e Uil: "L'azienda ha aumentato turni e servizi e il personale è sovraccarico di lavoro"

“E’ vero che ci sono state  assunzioni di infermieri nell’ultimo anno ma al tempo stesso sono aumentati a dismisura i servizi, sono nati nuovi reparti mentre tanti altri dipendenti se ne sono andati. E oggi siamo in profonda emergenza”. A firmare l’affondo unitario sono le segreterie provinciali delle funzioni pubbliche di Cgil, Cisl e Uil che fanno i conti in tasca alla direzione aziendale per la mancanza di infermieri all’ospedale San Luca e in Valle del Serchio.

“I numeri hanno la testa dura e quello che emerge non è opinabile – incalzano ancora -. Praticamente nel 2020 e 2021 sono state assunte circa 120 persone, e questo è certamente positivo. Ma ora arrivano le note dolenti: nello stesso periodo sono andati in pensione 38 infermieri, altri 25 sono assenti per gravidanze e lunghe malattie, unità che non sono state sostituite. Altri 3 infermieri a tempo determinato che si trovavano a Lucca sono stati  assunti a tempo indeterminato a Pisa. Con questo attuale saldo in positivo di una cinquantina di unità l’azienda sanitaria ha però aumentato turni e servizi. In rianimazione ci sono circa 6 infermieri in più, in terapia sub intensiva oltre 20 persone in più. Ancora in day surgery circa 15 in più. Senza considerare l’aumento del personale al pronto soccorso nei setting A, B e C oltre alle cure intermedie a Campo di Marte. Tutto con i pochi numeri che abbiamo elencato”.

“Aggiungiamo poi che sono stati disposti due turni aggiuntivi nel setting B che vengono coperti con le ore supplementari fatte da altri infermieri che sacrificano così il loro giorno di riposo. E’ ormai una pratica all’ordine del giorno la rinuncia al riposo. Sommiamoci pure le vaccinazioni per le quali l’azienda sanitaria ha sollecitato l’adesione del personale siamo sull’orlo del precipizio, considerata pure l’emergenza Covid che ha saturato il San Luca dove ci sono stati anche oltre 120 pazienti contemporaneamente. Un super lavoro che è insostenibile – concludono -.  Non va meglio in valle del Serchio anche qui le risorse infermieristiche si stanno riducendo in maniera consistente, tra mobilità, gravidanze, aspettative, malattie lunghe e un licenziamento volontario si parla di oltre 20 unità in meno, e in una dimensione ridotta pesano tantissimo. Pure qua la situazione sta precipitando, senza considerare che nei prossimi mesi se ne andranno altri 4 o 5 infermieri. Per questo chiediamo all’Usl Toscana nord ovest di integrare il personale in modo da coprire le mancanze e diminuire i livelli di stress sul personale che è allo stremo, dopo una terza ondata pandemica”.

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