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Turismo, l’esperienza di un ragazzo lucchese: “Viaggiare? Tempi e costi dei test non lo consentono”

"A Lucca su tre laboratori solo uno garantisce i risultati del tampone entro le 48 ore nel weekend, pagando però 130 euro"

Dall’introduzione di un pass verde nazionale all’ipotesi di un ‘Green pass europeo’ le intenzioni della politica sono chiare: dopo piccole ripartenze per settori adesso, con l’estate alle porte, a rimettersi in moto deve essere il mondo turismo. Un turismo che deve usare le giuste protezioni per non rischiare che i raggi della pandemia brucino gli sforzi fatti in questi mesi. Allora quello che al momento sembra essere la ‘lozione’ giusta per l’estate è il pass verde, ovvero consentire gli spostamenti anche per viaggi di piacere – tra regioni a maggio e tra stati europei a giugno – se in possesso o di una certificazione del completamento del ciclo di vaccinazione oppure di avvenuta guarigione da coronavirus nei sei mesi precedenti al viaggio rilasciata da una struttura sanitaria o con il risultato negativo di un test molecolare o antigenico, valido 48 ore dall’esecuzione.

E qui il dunque. Non sempre i tempi (e i costi) dei test molecolari o antigenici si conciliano con le strette tempistiche di una partenza che implica orari e trasporti ben precisi. Ne è un esempio la storia di un ragazzo lucchese che, dopo aver fissato il volo per una vacanza in Grecia una domenica di luglio – ed essersi informato sulle procedure che la situazione pandemica comporta – con più di due mesi di anticipo non è ancora riuscito a trovare un centro di analisi in grado di garantirgli il risultato del test entro il termine richiesto dalla compagnia aerea, le famose 48 ore.

“Dopo aver prenotato il volo per un’isola greca io e la mia compagna ci siamo subito attivati per capire quali fossero le disposizioni per poter viaggiare tra i due paesi – racconta il ragazzo che lavora nella grande distribuzione -. Una volta viste le procedure abbiamo subito prenotato il tampone di ritorno dall’isola, pensando che qui non avremmo avuto problemi dato che sono diversi i laboratori di analisi che danno la possibilità di fare il test a pagamento. E invece è proprio qui a Lucca che sono sorti i problemi. Abbiamo chiamato tre centri di analisi: il primo ci ha detto che i tamponi vengono fatti fino al giovedì mattina e quindi troppo presto per rientrare nelle 48 ore”.

“Il secondo ci ha detto che per avere i risultati la domenica avremmo dovuto fare il tampone il giovedì, e quindi al di fuori del tempo massimo richiesto dalla compagnia aerea. Solo il terzo centro analisi ha detto che era possibile fare il tampone il sabato mattina e avere il risultato nel pomeriggio – prosegue il ragazzo -. Il tutto, però, alla modica cifra di 130 euro. Considerando che tante categorie come la mia in questa situazione hanno dovuto adattarsi a tutte le normative per garantire quello che è a tutti gli effetti un servizio essenziale, trovo assurdo che allo stesso modo si parli di ‘ripartenza del turismo’ senza che simili riadeguamenti vengano adottati dai centri di analisi che di fatto hanno in mano le ‘sorti’ del viaggiatore”.

Se, come in questo caso, un viaggio andata e ritorno costa circa 90 euro, può un tampone per ‘ri-partire’ costarne 130? E badi bene, non per forza viaggiare implica andare in un hotel lussuoso di qualche località esotica a fare le spallucce alla pandemia. Se delle tre possibilità per ottenere il ‘Green pass’, due non sono relegabili a una scelta personale – dato che tante categorie sono attualmente escluse dalla campagna vaccinale – almeno l’accessibilità al test molecolare o antigenico, forse, dovrebbe essere un diritto. Per la ripartenza.

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