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Aggredito un agente al carcere San Giorgio di Lucca

La denuncia del Sappe: è stato colpito da una testata da un detenuto in infermeria

Nuovi problemi al carcere San Giorgio di Lucca.

Oggi (17 maggio) verso le 17,30, nel locale infermeria un detenuto di origine marocchina ha colpito con una testata un poliziotto di turno. A comunicarlo è il sindacato Sappe di Lucca.

“L’aggressione – dice il sindacato – è scaturito per futili motivi. Il collega, nonostante l’aggressione subita e con l’ausilio di altro personale è riuscito a mantenere l’ordine e la disciplina nell istituto. Ha finito il turno di lavoro e adesso si trova al pronto soccorso dell’ospedale di Lucca per le cure del caso“.

Gli sono stati refertati 15 giorni di prognosi. Donato Capece, segretario generale del Sappe, esprime solidarietà al poliziotto ferito a Lucca e ricorda che proprio ieri mattina una delegazione del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria avea incontrato a Roma, al ministero della giustizia, il sottosegretario alla giustizia Francesco Paolo Sisto: “Un incontro franco e cordiale, nel corso del quale sono stati affrontati diversi argomenti centrali del sistema penitenziario – spiega Capece -. Al sottosegretario Sisto abbiamo evidenziato la grave carenza di sicurezza delle carceri italiane dovuta alla scarsa presenza di personale: aggressioni, colluttazioni, ferimenti contro il personale di Polizia Penitenziaria, cosi come le risse ed i tentati suicidi, sono purtroppo all’ordine degli giorno. E’ quindi urgente colmare il “gap” tra la dotazione prevista e quella effettivamente in servizio, ben cinquemila unità in meno.  Ma altrettanto importante e urgente è prevedere un nuovo modello custodiale. E’ infatti grave che la recrudescenza degli eventi critici in carcere si è concretizzata proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della polizia penitenziaria. E per abbattere l’apatia e l’ozio nelle celle i detenuti, invece, dovrebbero essere messi nelle condizioni di lavorare, anche a favore delle comunità territoriali con impieghi in attività socialmente utili. Ma non è certo lasciandoli ore a far nulla nelle celle e nei corridoi delle Sezioni che si favoriscono condizioni di trattamento e rieducazione come prevede la nostra Carta costituzionale”.

 

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