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Lupino: “Ho preso la pistola e ho sparato a Khrystyna”. I fatti di Orentano raccontati dall’omicida in carcere foto

Novak uccisa per farla tacere sui traffici illeciti e i festini con altre ragazze straniere. Il killer ammette: "Ero sotto l'effetto di stupefacenti e alcol"

Nove ore di interrogatorio, di domande poste dagli inquirenti per far crollare Francesco Lupino, l’assassino, oggi reo confesso, di Khrystyna Novak. E Lupino, alla fine, intorno alle 18 di ieri (17 giugno) non ce l’ha più fatta e ha vuotato il sacco: “Sono stato io, sono stato io – queste le esatte parole ripetute per due volte –. Si l’ho ammazzata, ho preso la pistola e ho sparato, l’ho uccisa io”. Poi è scoppiato a piangere.

Una confessione che doveva arrivare prima o poi, viste le evidenze schiaccianti raccolte contro di lui. Un interrogatorio pieno di contraddizioni, di racconti che non tornano con i fatti. A convincere il pubblico ministero Egidio Celano e il capo della squadra mobile vice questore aggiunto Fabrizio Valerio Nocita che ieri fosse il giorno decisivo per interrogare Lupino sono stati i risultati ottenuti dall’applicazione del luminol sulla bauliera del Freemont di Lupino. Le rilevazioni effettuate lo scorso lunedì dalla polizia scientifica di Roma non lasciavano dubbi, li era molto probabile che Lupino avesse caricato il corpo della Novak dopo aver uccisa visto che erano state evidenziate della tracce di liquido organico in particolare di liquido organico contenente ferro, quindi sangue. A fare crollare Lupino anche le immagini delle telecamere che lo hanno ripreso, nello stesso momento in cui lui diceva di essere a tatuare un cliente.

Secondo le parole del suo assassino, Khrystyna è stata uccisa la mattina del 2 novembre intorno alla 10,30: un solo colpo alla testa, alla fronte, sparato sulla porta d’accesso sul retro della casa. Lupino ha detto di essere stato sotto l’effetto di alcol e droga quando ha sparato e che il corpo è rimasto lì per 24 ore. Il giorno successivo, il 3 novembre, il tatuatore fiorentino è tornato sul luogo del delitto per rimuovere il cadavere e pulire. un luogo assolutamente palusibile e coincidente con quello ipotizzato dagli in quirenti durante la prima fase della indagini per omicidio, li infatti nella parete era stata ritrovata la scheggia del bossolo del proiettile. L’ogiva quindi dopo avere trapassato il cranio di Khrystyna è uscita ed è andata a colpire con un angol odi circa 90 gradi la parete lsciando la propria impronta e una scheggia come rilevato dalla scientifica.

Il movente

Lupino la mattina del 2 novembre era andato a casa della Novak per informarsi sulle vicende del socio in affari illeciti ovvero nei traffici con gli stupefacenti e compagno di Khrystyna, Airam Negrim Gonzalez, arrestato il giorno prima dell’omicidio per droga. La Novak, a quel punto, presa consapevolezza del fatto che era stato proprio Lupino a fare la soffiata al commissariato di Pontedera che ha portato all’arresto del compagno, ha minacciato il tatuatore di svelare agli inquirenti i traffici in cui anche lui era implicato e, soprattutto, di raccontare alla moglie di Lupino delle feste fatte con altre ragazze ucraine. L’assassino ha provato a sviare Khrystyna dall’argomento, sostenendo, tra le altre cose, di aver preso parte ai festini, ma di non aver mai avuto relazioni sessuali con nessuna delle ragazze. La Novak non avrebbe abbassato i toni e quel punto Lupino, presto dal panico, le estratto la pistola che portava sempre con se e che anche quel giorno aveva, infilata nella cintura dei pantaloni dietro la schiena e ha sparato. “Lei era una brava ragazza – avrebbe dichiarato Lupino agli inquirenti dopo essere crollato – se non fossi stato sotto effetto di stupefacenti non l’avrei uccisa”. Un dettaglio, quello degli effetti di alcol e droga, non di poco conto in sede processuale. 

Le ricerche sono ancora in corso per trovare la pistola utilizzata da Lupino per uccidere la Novak: secondo quanto riferito dall’assassino, infatti, lui l’avrebbe gettata nella Fossanuova a Porcari il giornodopo avere rimosso il cadavere di Khrystyna Novak, ma gli inquirenti non l’hanno ancora trovata. Non sarebbe la sua, quindi, l’arma trovata nel fossato vicino al casolare dov’è stato rinvenuto il corpo,  che a questo punto gli inquirenti hanno confermato essere una pistola della prima guerra mondiale.

La ricostruzione dei fatti

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di ripercorrere i fatti secondo la ricostruzione resa da Lupino agli inquirenti. La mattina del 2 novembre, Lupino alle 10,30 circa si reca a casa di Airam Negrim Gonzalez dove c’è Khrystyna Novak rimasta sola dopo che la polizia si è portata via il suo compagno. Lì nasce la discussione e Lupino, a cui per il momento sono contestati vari aggravanti compreso quello della premeditazione, perde la testa e uccide la ragazza. Poi vive un attimo di panico e, per quanto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e alcol, capisce di averla fatta grossa, così prende le chiavi, esce e si tira dietro la porta, lasciando però il mazzo nella serratura esterna in modo da poter riaprire se necessario, come racconta agli inquirenti.
Nelle 24 ore successive il tatuatore decide cosa fare: probabilmente avrà valutato l’ipotesi di costituirsi, oppure quella di provare a farla franca o di darsi alla fuga e così decide per la seconda opzione.

La mattina dopo, il 3 novembre, si preoccupa di avere un alibi perché, come lui stesso ha detto ieri agli inquirenti, capisce che sarebbe bastato sbagliare anche un piccolo passaggio per finire nella stretta della polizia così alle 8,39, dopo essere andato a prendere un cliente che doveva essere tatuato e averlo lasciato alle mani della moglie anche lei tatuatrice, va a rimuovere il cadavere. E’ l’ che commette i primi errori, che lasceranno le traccie poi rinvenute degli inquirenti. Prima si procura un telo verde comperato in un negozio gestito da cittadini cinesi, in cui avvolge il cadavere della Khrystyna Novak, poi si preoccupa di ripulire la scena del delitto, ma nel muovere il corpo esanime della Novak alza il sangue e sporca il muro.

Per pulire a terra, dopo aver raccolto l’ogiva e il bossolo del proiettile, utilizza acqua e candeggina oltre a un mocio che ha trovato in casa della vittima. Un pulizia accurata, ma che lascerà inevitabilmente qualche traccia poi ritrovata dalla polizia scientifica. Poi fa sparire tutto: si spoglia si cambia gli abiti e getta il corpo della ragazza avvolto nel telo in una fossa irrigua che si trova vicino all’abitazione. Gli abiti usati per pulire e lo spazzolone li mette in un sacchetto e li getta in una discarica che si trova a circa 40 metri dalla casa. Va a prendere l’automobile e arriva dove si trova il corpo di Khrystyna, però passando da dietro la casa per non essere visto e lì la carica nella bauliera del suo Freemont.

Dopo, il corpo viene trasportato nel casolare abbandonato dove il cadavere poi sarà ritrovato dalla polizia, a circa 2 chilometri e mezzo dalla casa di Gonzalez. In sede di interrogatorio, Lupino ha confessato di aver pensato a quel casolare perché anni prima aveva vissuto nelle vicinanze, prima di trasferirsi a corte Nardi.
E proprio l’ubicazione del casolare, lunedì scorso, ha fatto venire in mente agli inquirenti di verificare l’automobile del Lupino per vedere se contenesse tracce organiche. Infatti, dopo i vari sopralluoghi dei poliziotti è stato abbastanza evidente che non poteva aver spostato il corpo della Novak a piedi passando dai campi per arrivare al casolare, anzi questo era praticamente impossibile visto che c’è da attraversare un bosco e superare un dislivello di circa 40 metri.

Lupino, verso le 9,30, una volta arrivato nel casolare diroccato, abbandona lì il cadavere, non prima però di aver rimosso il telo verde che ha utilizzato per trasportarlo. Inoltre copre la Novak di rifiuti per non farla trovare.

E proprio nel percorso viene intercettato dalle telecamere del paese, in particolare da quella della farmacia che lo vede transitare con la propria auto. E questo ieri, mercoledì 17 giugno, è stato uno degli elementi che lo ha fatto crollare durante l’interrogatorio. Lupino infatti ha cercato per ore di negare ogni addebito, ma alla fine, messo di fronte alle incongruenze del suo racconto, ha ceduto.

La questione dei cellulari

Lupino, dopo avere occultato il cadavere, si ricorda dei cellulari e torna a corte Nardi. Prende i telefoni della ragazza che sono 2 e si rimette in auto per disfarsene. Mentre si sposta, uno dei due cellulari comincia a scaricare nuovamente dati, quindi aggancia una cella. E proprio nel percorso per andare a gettare i telefoni viene intercettato dalle telecamere del paese.

Comunque sia, Lupino raggiunge la strada provinciale 4, quella che conduce alla Bientinese, ma si ferma prima e nel canale che passa a fianco della strada getta i due telefoni, che da quel momento non trasmettono più informazioni.

Poi si preoccupa di occultare il bossolo e l’ogiva del proiettile che ha ucciso la Novak. Il bossolo, Lupino lo andrà a nascondere in via del Confine conficcandolo nella copertura di catrame di una cabina dell’Enel vicino a una margine, mentre l’ogiva, come lui stesso racconta agli inquirenti, la getta in un campo. E proprio ieri 17 giugno gli inquirenti, avute queste informazioni, hanno fatto un sopralluogo e in effetti nella copertura della cabina Enel hanno trovato un bossolo incastrato compatibile con quello della Tanfoglio.

Sempre il 3 novembre, fatte tutte queste operazioni, Lupino va a lavare l’automobile perché, come dice lui stesso durante l’interrogatorio, dopo che in auto c’era stato il corpo di Cristina c’era un odore forte.

Il giorno seguente, il 4 novembre, Lupino pensa a come disfarsi della pistola. Capisce che è pericoloso tenere la Tanfoglio che spesso porta con sé e allora decide di gettarla. Prende l’automobile e raggiunge via Fossanuova a Porcari e arrivato li, secondo il suo racconto, getta la pistola nell’omonimo canale. Ieri i poliziotti hanno cercato l’arma ma non sono riusciti a trovarla, presumibilmente perché, durante l’inverno, le piene la hanno spostata a valle. La Fossanuova è uno dei principali canali della parte nord est del Padule di Bientina e raccoglie molte acque dagli immissari. La pistola ritrovata nel fosso Imperiale lungo la Bientinese non è quindi quella di Lupino.

Le dichiarazioni durante l’interrogatorio

Le indagini per la polizia non sono chiuse. Infatti ora bisognerà cercare riscontri, oltre quelli già trovati, al racconto di Francesco Lupino, che comunque per gli inquirenti, per quanto possibile dire al momento ha reso una confessione sincera. I nove mesi di indagini quindi sembrano avviarsi ad una conclusione. “Certo rimangono dei punti da chiarire – come sottolinea il capo della squadra mobile Fabrizio Valerio Nocita – come ad esempio il fatto che la mattina del 2 novembre nessuno alle 10,30 del mattino abbia sentito lo sparo della pistola Tanfoglio che ha ucciso la Novak”. Verosimilmente secondo gli inquirenti che tra le oltre 50 persone ascoltate, nessuno abbia sentito quel colpo di pistola esploso sulla sogni di una casa è quanto meno singolare. E infatti non è la prima volta che gli inquirenti rilevano un comportamento in genere particoalre da parte degli abitanti di Corte Nardi.
Poi ci sarà da capire come entrerà nelle carte del processo il fatto che Lupino, come lui stesso ha affermato, al momento in cui ha premuto il grilletto fosse sotto l’effetto della Droga e dell’alcol un elemento che potrebbe incidere pesantemente sulla consistenza di un eventuale condanna. Secondo quanto emerso durante l’interrogatorio Lupino infatti visto il quantitativo di droga che trafficava con il Gonzalez aveva ripreso ad assumere stupefacenti e a bere.

Una confessione comunque arrivata alla fine di una lunga giornata, in cui il reo confesso ha cercato di resistere all’incalzare degli inquirenti e del sostituto procuratore. Alla fine infatti dopo le 9 ore di interrogatorio a un certo punto avrebbe detto al pm: “Voglio parlare con lei da solo”. Poi il pianto liberatorio e le parole : “Era una brava ragazza. A me della galera non frega niente, mi importa solo cosa pensano i miei figli di me”. Un interrogatorio che gli inquirenti hanno definito molto giocato sulla psicologia e sull’osservazione delle reazioni di Lupino alle loro opposizioni, reazioni sia verbali e metacomunicative.

Adesso per gli inquirenti per quanto Lupino si sia accollato ogni responsabilità nell’omicidio Novak, rimane da approfondire alcuni aspetti della posizione della moglie e di altre persone che comunque al momento sono estranee ai fatti e probabilmente lo rimarranno.

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