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Minaccia e perseguita la rivale al telefono per tre mesi, ora dovrà risarcirla di 50mila euro

Sentenza della Cassazione mette fine alla guerra legale tra due ex amiche

Già condannata penalmente per ingiurie e minacce dal tribunale lucchese (condanna passata in giudicato), ora dovrà pagare 50mila euro di risarcimento danni richiesti e ottenuti dalla vittima in sede civile. Così ha stabilito la suprema corte di Cassazione in una vicenda che vede al centro due donne lucchesi, una vittima l’altra carnefice, che per vicende personali, forse legate ad un uomo, sono finite in aula sia a livello penale sia a livello civile.

Ora con la sentenza definitiva di risarcimento danni si è chiusa l’intera vicenda giudiziaria. Dopo la condanna penale la vittima convenne in giudizio la sua ex amica davanti al tribunale di Lucca, chiedendo che fosse condannata al risarcimento dei danni in conseguenza di comportamenti ingiuriosi e minacciosi tenuti nei suoi confronti e consistenti nel renderla bersaglio di una serie innumerevole di telefonate, di giorno e di notte, per un arco di tempo di circa tre mesi in maniera continuativa.

Per la stessa vicenda si era svolto un processo penale al termine del quale l’imputata era stata condannata definitivamente. Espletata una perizia medico legale il tribunale cittadino nel 2018 accolse la domanda e condannò la donna al pagamento di 50.000 euro per i danni subiti dalla vittima. La Corte d’appello di Firenze, con sentenza del 4 ottobre 2019 aveva rigettato le tesi difensive, confermando la decisione del Tribunale di Lucca condannando l’appellante alla rifusione delle ulteriori spese del grado di giudizio. Ora anche la Cassazione civile ha rigettato il ricorso della donna condannandola ad altri 2.400 euro di spese legali. “La sentenza impugnata, infatti, ha tenuto presente la critica mossa dall’odierna ricorrente, allora appellante, che aveva ad oggetto proprio la durata limitata del comportamento minaccioso ed ingiurioso, ed è pervenuta alla conclusione secondo la quale l’insorgenza del danno psichico era stata accertata subito dopo i fatti, mentre il successivo periodo di tempo di undici anni aveva dimostrato come quel danno si fosse ormai stabilizzato, senza possibilità di guarigione (percentuale di invalidità riconosciuta pari al 20 per cento)”. Il caso è chiuso sia in sede penale sia in sede civile.

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