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Intestino perforato durante una colonscopia, Asl condannata a risarcire

Per la Corte d'Appello si trattò di colpa medica e non di una "complicanza" come sosteneva l'azienda sanitaria

Durante un intervento subì la perforazione dell’intestino, l’Asl di Lucca condannata anche in Appello al risarcimento di 81mila euro. Già in primo grado di giudizio l’azienda sanitaria era stata condannata dal Tribunale di Lucca al pagamento della somma di 81.603 euro, oltre rivalutazione ed interessi legali e spese, per una perforazione intestinale subita dalla parte offesa durante l’esecuzione di una colonscopia. Nel processo di secondo grado l’Asl ha provato a far valere le proprie ragioni asserendo che  si sarebbe trattato di “una mera complicanza intrinseca alla procedura di colonscopia, dipendente da altri fattori causali o concausali preesistenti, vale a dire aderenze viscerali e diverticolosi”.

Con altre parole l’Asl si è lamentata, nei motivi d’Appello, che le considerazioni del perito,  fatte proprie dal Tribunale di Lucca, si fossero fondate su presupposti sbagliati, asserendo con certezza (disattendendo le evidenze della cartella clinica) che non vi era malattia diverticolare, facendo discendere da tale convinzione l’erronea affermazione che “alla base della perforazione vi sia l’errore umano, riconducibile ad una qualche manovra incongrua dell’operatore”.

Ma anche per i giudici di secondo grado il grave episodio si sarebbe verificato per colpa medica e ha confermato la sentenza di primo grado. “Va da ultimo osservato, comunque, che anche la presenza di una malattia come dedotta dall’azienda non avrebbe scriminato la condotta dei sanitari, tenuti comunque a conformarsi ad una condotta diligente nell’esecuzione della prestazione, tanto più se dell’esistenza di diverticoli si era a conoscenza per essere essa indicata in cartella clinica. Alla stregua delle suestese considerazioni, pertanto, il primo motivo d’appello non può che essere respinto”. In definitiva la sentenza impugnata dall’Asl è stata integralmente confermata e, in applicazione del principio della soccombenza, le spese processuali del secondo grado del giudizio sono state poste a carico della parte appellante e  liquidate in 9.500 euro. L’uomo operato tre anni fa in un ospedale della Lucchesia a seguito dell’intervento e della perforazione subita era stato costretto successivamente a usare il cosiddetto sacchetto esterno a causa della temporanea sospensione del transito intestinale con postumi da danno biologico del 20% secondo le perizie dei giudici d’Appello che ora hanno respinto il ricorso dell’azienda sanitaria che aveva chiesto l’annullamento della sentenza di primo grado e in subordine una diversa quantificazione del danno.

(La foto è d’archivio e non riferita all’intervento in questione”

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