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Intervento estetico sbagliato, clinica privata e chirurgo condannati a risarcire

Il caso di una 35enne di Milano venuta a Lucca a farsi operare

Dopo sette anni di battaglia giudiziaria una 35enne di Milano ottiene il risarcimento per i danni subiti a seguito di un intervento estetico di ricostruzione del setto nasale. Da Milano era venuta a Lucca per rifarsi il naso perché il preventivo della clinica cittadina era inferiore a quelli di altre cliniche meneghine. Una classica rinoplastica per rimodellare quel naso che ormai non sopportava più, e a 35 anni, dopo averci ragionato a lungo, si era finalmente decisa a eseguire l’intervento.

Nel 2014, in autunno, l’operazione ma qui inizia la sua personale odissea. La donna veniva operata il 12 ottobre 2014, quindi trascorreva tre giorni ospite della sorella, accusando però da subito dolori e difficoltà respiratorie. Visitata dal chirurgo in il 16 ottobre 2014 con rimozione del gesso ed apposizione dei cerotti, e in data 19 ottobre 2014 rimuoveva la medicazione, scoprendo che non c’era stato alcun cambiamento e miglioramento della forma del naso, mentre il disturbo respiratorio si acutizzava drasticamente. Contattato il medico, stando alle ricostruzioni processuali, questi, in un incontro informale, proponeva un nuovo intervento senza alcun esborso economico. La signora si sottoponeva quindi a visite presso altri medici scoprendo le conseguenze permanenti riportate nell’operazione. Inoltre la donna rilevava come il consenso informato riportasse una serie di annotazioni a mano, mai accettate e sottoscritte, ritenendo che fossero state aggiunte dopo l’esito negativo dell’intervento, secondo i suoi legali. La donna aveva pagato 3.500 euro per tale intervento di rinoplastica. A quel punto si decide di fare causa alla clinica e al medico.

La situazione attuale, ormai stabilizzata, non è suscettibile di miglioramento spontaneo alcuno. Si renderebbe, quindi, necessaria una rinoplastica secondaria, preferibilmente condotta con tecnica “open” per una migliore visualizzazione delle strutture anatomiche secondo gli avvocati della donna che hanno visto la conferma delle loro testi anche in aula e in sentenza. Tale procedura comporterebbe comunque un esborso complessivo, per la piazza di Milano, di 6/7 mila euro. Ora i giudici del Tribunale milanese, competente per il cosiddetto “foro del consumatore”, hanno condannato sia la clinica privata lucchese sia il medico a pagare i danni alla donna. Dopo una seria di udienze e di perizie medico legali i giudici hanno sentenziato che: “in conclusione, i convenuti debbono essere condannati, in solido tra loro, a rifondere alla donna 5.500 euro ciascuno, oltre interessi legali dalla domanda al saldo ed ulteriori 7.375 euro senza accessori. Le spese seguono la soccombenza e quindi i convenuti devono essere condannati a rifondere all’attrice 4.835 euro per compensi, 264 euro per spese non imponibili, oltre ad accessori di legge e 15% spese generali. Le spese di Ctu devono essere poste in via definitiva a carico dei convenuti, nella misura già liquidata in corso di causa”.

Questa la sentenza di primo grado immediatamente esecutiva. “In estrema sintesi, si può quindi concludere che nel caso qui in discussione vi è stata una inadeguata pianificazione pre-operatoria (sia in termini di indagini strumentali che di scelta tecnica) ed una insufficiente realizzazione dal punto di vista tecnico. Come detto, la donna si sottopose ad un intervento di rinosettoplastica con finalità estetica, quindi con l’obiettivo di migliorare il proprio aspetto. Per inadeguata preparazione pre-operatoria e insufficiente realizzazione tecnica, l’obiettivo della chirurgia non può dirsi essere stato raggiunto”. Dopo sette anni di udienze la sentenza di risarcimento di primo grado emessa nei giorni scorso dal tribunale milanese.

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