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Muore durante una coronarografia, agli eredi un risarcimento milionario

Intervento di routine andato a male al Santa Chiara di Pisa per un 59enne. La moglie lucchese ha fatto causa all'azienda sanitaria anche a nome dei tre figli

Muore durante una coronarografia, dopo 12 anni di udienze il tribunale ha condannato l’azienda ospedaliera e ha stabilito un maxi risarcimento per gli eredi, la moglie e i tre figli, di circa 1,2 milioni di euro

Dopo 12 anni di udienze la sentenza di risarcimento danni nei confronti degli eredi. L’uomo nel 2009 era stato ricoverato al Santa Chiara di Pisa per sottoporsi ad un esame diagnostico al cuore a seguito di alcuni problemi di salute. Ma durante la coronarografia era deceduto.

La moglie, originaria di Lucca, ha fatto causa all’ospedale pisano a nome suo e dei tre figli e il tribunale ha stabilito un risarcimento da oltre 1,2 milioni dopo una lunga battaglia giudiziaria. L’uomo, 59 anni e a 5 anni dalla pensione, aveva accusato alcuni disturbi che avevano portato al suo ricovero ed erano stati stabiliti alcuni esami di routine per comprendere le origini dei disturbi e le cure da seguire. Ma tutto è andato storto e nel peggiore dei modi. Dopo una serie di verifiche, fatte soprattutto da perizie mediche e un’attenta analisi dei referti autoptici, i giudici sono arrivati alla conclusione, in sede civile, che la responsabilità della tragedia sia ascrivibile all’azienda ospedaliera e da qui la condanna al maxi risarcimento.

Le complicanze che hanno condotto il paziente al decesso sono verosimilmente riferibili ad un episodio vascolare acuto, che per i giudici “non è stato tempestivamente individuato né correttamente trattato dai sanitari”. Si legge infatti in sentenza: “Qualora vi fosse stato un corretto e tempestivo intervento dei medici è quindi possibile affermare che non vi sarebbe stata una semplice possibilità di conseguire il risultato, ma l’altissima probabilità che la complicanza sarebbe stata agevolmente risolta mediante le comuni tecniche impiegate per il soccorso agli infartuati. In altri termini l’inadempimento non ha determinato il mancato avveramento di un evento semplicemente possibile, ma ha impedito un evento altamente probabile. Il fatto costitutivo del diritto al risarcimento del danno azionato è quindi la difformità tra il risultato che era ragionevole attendere dalla prestazione contrattuale eseguita correttamente e quello in concreto verificatosi. Ne segue che nel caso di specie non potrà qualificarsi una mera responsabilità per perdita di chance, ma la responsabilità per l’evento di danno morte”.

Come ogni procedura di cateterismo cardiaco, anche la coronarografia può comportare rischi e controindicazioni: perforazione delle arterie in cui passa il catetere; infarto del miocardio: l’infarto si verifica, di solito, a causa di un trombo (un coagulo di sangue) che occlude un’arteria coronarica. Tenuto conto del carattere routinario della procedura e del contenuto rischio è statisticamente previsto un tasso di mortalità pari allo 0,1 %. Per il tribunale quindi il decesso poteva essere evitato. “Il tribunale di Pisa, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta dagli eredi del de cuius, dichiara l’azienda ospedaliero universitaria pisana Ospedali riuniti di Santa Chiara, responsabile del decesso e per effetto lo condanna a pagare ai 4 eredi la somma in valori attuali di  252.327,08 euro ciascuno oltre interessi legali dalla presente sentenza al saldo; condanna a pagare agli attori, jure hereditatis, per lesione del diritto all’autodeterminazione, la somma di euro 10mila euro oltre interessi legali dalla presente sentenza al saldo; condanna a pagare agli attori a titolo di risarcimento del danno patrimoniale futuro, la somma in valori attuali di euro 150mila euro complessivamente; condanna la parte convenuta a rifondere alla parte attrice le spese del procedimento per Atp pari a 10610 euro;  condanna a rifondere agli attori le spese di lite fino alla concorrenza dei due terzi del totale, spese che liquida per l’intero in euro 27mila euro per compensi, oltre a rimborso spese”.

Un totale di circa 1 milione e 205mila euro di condanna tra risarcimento danni e spese legali.

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