Obbligo vaccinale per gli operatori sanitari, i motivi del no. Per Dinelli (Fials) dubbi di anticostituzionalità

Il sindacalista non è contrario alle somministrazioni tout court: "Bisognava fare tutto il possibile per raggiungere il massimo della copertura vaccinale senza l'introduzione di obblighi espliciti o surrettizi

Obbligo vaccinale per gli operatori sanitari, l’altra faccia della medaglia. A intervenire è Luca Dinelli, membro della Rsu della Fials per l’Asl Toscana Nord Ovest.

“Di fronte al battage mediatico degli ultimi giorni sui sanitari sospesi – dice – è necessario aprire il sipario su una serie di questioni che proprio non quadrano, a partire dalla gestione della pandemia, fino al tanto sbandierato obbligo vaccinale. Sia chiaro che sin qui ho sempre difeso il sacrosanto diritto alla vaccinazione da parte di chi consapevolmente la accetti. La straordinarietà dell’emergenza sanitaria ha indotto il cittadino medio a pensare che sia perfettamente normale, in caso di eccezionale pericolo, la limitazione di alcuni diritti fondamentali della carta costituzionale che vanno dalla libera circolazione del cittadino, al diritto di riunione; fa orrore la tranquillità con cui i ben noti provvedimenti che hanno caratterizzato il periodo pandemico sono stati accolti dalla totalità delle istituzioni e dei media. È il caso di dire che, nonostante l’eccezionalità del momento, almeno un po’ di consapevolezza sulla gravità delle ferite inferte allo stato di diritto dovrebbe essere mantenuta viva”.

“Venendo al motivo delle possibili sospensioni dei sanitari – prosegueDinelli – dobbiamo ricordare che doppia è la gravità dello strappo giuridico in gioco: da una parte si tratta pur sempre della pretesa di disporre del corpo del lavoratore contro la sua volontà, dall’altra viene leso, in caso di irrogazione della sanzione, il diritto a una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa (articolo 36 del Costituzione). Questo secondo aspetto ha determinato nel tempo una serie di norme atte a tutelare non solo il diritto al salario, ma anche ad idonei sussidi a chi si trovi nell’impossibilità di svolgere un’attività lavorativa. Tanto per dirne una, a colui che venga sottoposto a procedimento penale e sospeso dall’azienda in via cautelativa, viene comunque riconosciuto il diritto alla corresponsione di metà dello stipendio tabellare più gli assegni familiari. Possiamo almeno sollevare il dubbio di una sproporzione nella sospensione dello stipendio sine die a chi non si vuole vaccinare?“.

“Veniamo all’altra delle due questioni in gioco: la libera disposizione del corpo del cittadino, in questo caso del lavoratore – prosegue il sindacalista – Sappiamo che l’articolo 32 della Costituzione tutela la salute nel duplice aspetto individuale e collettivo, per cui già in precedenza sono state ammesse vaccinazioni obbligatorie, ponendo l’accendo proprio sulla valenza della protezione collettiva assunta dai provvedimenti. Ma allo stesso tempo, dobbiamo pur sempre rilevare che si tratta di un condizionamento estremamente invasivo della libertà individuale, tanto che in una sentenza del ’96 della Corte costituzionale, relativa all’introduzione dell’obbligo del vaccino antipolio, si parla addirittura di scelta tragica del diritto. Quindi attenzione a liquidare troppo semplicisticamente la questione. Infine dobbiamo rammentare che l’obbligatorietà del vaccino anticovid rappresenta un unicum, rispetto ai precedenti succitati, in quanto si tratta di terapia sperimentale. Si è cercato in ogni modo di bypassare quest’aspetto, alimentando una gran confusione. Ci sono due fattispecie di autorizzazione d’emergenza ammesse dal diritto nazionale ed europeo: la prima è l’autorizzazione all’utilizzo d’emergenza che non ammette la commercializzazione del prodotto; la seconda, ammessa dall’Ema (l’autorità europea per la vigilanza sui farmaci), consiste nell’autorizzazione condizionata al commercio. Gli attuali vaccini sono stati autorizzati con questa seconda procedura che prevede la presentazione progressiva degli studi sull’efficacia e i rischi collegati farmaco, a commercializzazione già iniziata. Secondo la lingua italiana, come possiamo chiamare un farmaco per il quale parte degli studi sui suoi effetti deve ancora essere effettuata? Sperimentale. L’introduzione dell’obbligo per un farmaco di questo tipo pone serissimi problemi etici e giuridici che non possono essere minimizzati”.

“Cosa si doveva fare dunque per tamponare l’emergenza sanitaria? – si chiede Dinelli – Tutto il possibile per raggiungere il massimo della copertura vaccinale senza l’introduzione di obblighi espliciti o surrettizi, come rischia di accadere col green pass. Quando si dice tutto il possibile, intendiamo il potenziamento serio delle strutture sanitarie, l’assunzione straordinaria di personale, la sperimentazione di più cure in contemporanea. Ebbene oggi constatiamo che le assunzioni in Toscana sono state di poco superiori al turnover e la carenza di personale sta provocando un allungamento critico delle liste d’attesa di molte prestazioni sanitarie; che non esistono strutture stabilmente dedicate al covid; che l’emergenza viene  sistematicamente gestita con la trasformazione delle strutture ordinarie in strutture covid durante l’esclation dell’epidemia, poi riconvertite in ordinarie quando l’emergenza sembra rientrare; che manca una banca del plasma iperimmune. Sia chiaro, alcune regioni si sono portate avanti su quest’ultimo aspetto; quindi se ne parliamo è perché oggi questa cura è una realtà, non un’ipotesi. Ebbene in questa situazione, l’obbligo vaccinale rischia di tradursi in uno specchietto per le allodole utile a non parlare di tutti i problemi reali rimasti irrisolti. Con una sanità più strutturata ed un approccio sistemico a tutte le soluzioni in campo si sarebbero potute evitare forzature e trattamenti sanitari obbligatori. Cominciamo a pensare che una popolazione divisa tra pro-vax e no-vax, che si combattono a sciabole sguainate, sia molto utile per distrarre l’attenzione dalle reali inefficienze del sistema”.

“Tra l’altro, una domanda cruciale sta ancora aspettando una risposta – conclude Dinelli – se davvero si dovessero sospendere tutti i sanitari che hanno scelto di non vaccinarsi, i nostri governanti come intendono coprire l’ulteriore deficit di personale che si verrebbe a creare? Temo che ogni via eventualmente intrapresa, astraendo rispetto al caso attuale, possa rappresentare un pericoloso precedente verso la sospensione di chi è in disaccordo e la sua sostituzione con personale più docile. È il caso di sottolineare che la difesa del dissenziente e la connessa libertà di espressione è uno dei pilastri su cui si fondano tutti gli stati liberali moderni”.

Sostieni l’informazione gratuita con una donazione

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Lucca in Diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.