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Catetere permanente dopo un intervento sbagliato: risarcimento danni per una donna di Capannori

Il tribunale di Lucca ha condannato l’azienda sanitaria a pagare circa 135mila euro di danni oltre alle spese legali e alle perizie effettuate

I medici sbagliano un intervento, ora l’Asl è costretta a pagare i danni. Durante un intervento chirurgico nel luglio del 2013, a Campo di Marte, per l’asportazione di un polipo benigno qualcosa va storto e i medici lesionano il “nervo pudendo” e la donna, all’epoca 68enne, da quel momento sarà costretta a portare un catetere permanente.

Venerdì scorso (3 settembre) il giudice Maria Giulia D’Ettore del tribunale di Lucca ha condannato l’azienda sanitaria a pagare circa 135mila euro di danni alla donna residente a Capannori oltre a 14mila euro di spese legali e 3mila euro di perizie mediche. In sentenza si dà conto di ben due perizie disposte dal tribunale per verificare i fatti oggetto del contenzioso.

Per i giudici sussistono i requisiti per colpa medica e quindi per il risarcimento dei danni provocati alla donna. Si legge infatti nella sentenza 757/2021: “In punto di ritenuta sussistenza della colpa dei sanitari dell’ospedale Campo di Marte, si recepiscono ed integralmente condividono le conclusioni rassegnate dal collegio peritale, che tengono puntualmente conto della documentazione versata in atti e delle rispettive prospettazioni delle parti e che sono intrinsecamente coerenti e congrui, evidenziando la correttezza metodologica dell’approccio seguito. E’ solo il caso di osservare che l’azienda convenuta, in sede di svolgimento delle operazioni peritali, non ha fatto pervenire, nei termini concessi, osservazioni né al primo né al secondo elaborato peritale. Contrariamente a quanto osservato dalla convenuta, non residua alcun dubbio circa la riconducibilità causale delle conseguenze dannose riscontrate alle modalità concrete di esecuzione dell’intervento”.

Se infatti tale profilo poteva ritenersi non del tutto risolto nel primo elaborato peritale, in cui il consulente aveva affermato che la lesione nervosa riscontata potrebbe prodursi anche a seguito un intervento tecnicamente corretto, di contro nel secondo elaborato peritale, il collegio dei medici incaricati dal tribunale ha esplicitamente affermato che la grave e specifica complicanza riscontrata non poteva ritenersi una complicanza normale dell’intervento.

La condizione clinica complessiva della paziente, che non aveva particolari rischi specifici dovuti ad altre e diverse condizioni patologiche pregresse, e nei riguardi della quale l’intervento poteva ritenersi riconducibile ad un rischio del tutto ordinario, non giustificano infatti l’esito infausto verificatosi, “evento da ritenersi evitabile usando la normale diligenza e facendo adeguata applicazione delle buone pratiche e linee guida note per il tipo di trattamento. Deve dunque affermarsi la responsabilità dei sanitari dell’ospedale Campo di Marte per le lesioni subite dall’attrice, nei limiti dell’oggetto del giudizio, come sopra si è detto”.

Tanto è bastato al giudice per la condanna dell’Usl Toscana nord ovest al risarcimento del danno. In ambito civilistico, diversamente da quanto accade in sede penale di accertamento del fatto di reato, nell’analisi della causalità materiale, è univocamente adottato il meno stringente criterio della probabilità relativa, anche detto criterio del “più probabile che non”, in luogo del criterio dell’accertamento “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

La donna ora sarà risarcita.

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