Quantcast

Minorenne autorizzata al cambio di sesso dal tribunale di Lucca, parlano i genitori: “Le è stato riconosciuto il diritto di essere se stessa”

La famiglia è stata supportata da GenderLens: "Di sbagliato c’è solo una società ostile e transfobica, incapace di accettare le diversità e le persone che le incarnano"

Autorizzazione al cambio di sesso per una minorenne di Lucca, l’associazione GenderLens, di cui fa parte la famiglia, sottolinea la rilevanza della decisione del tribunale cittadino.

Decide di cambiare sesso a 16 anni, il tribunale di Lucca dà il via libera

“Questo successo – dice GenderLens – sancisce il diritto di ottenere documenti d’identità corrispondenti alla propria vera identità ed espressione di genere e di veder riconosciuto, anche giuridicamente, il genere di elezione, il cambiamento del nome e dei documenti anche, come in questo caso, ad una giovanissima ragazza trans, cioè una persona che non si riconosce nel genere assegnato alla nascita in base al sesso biologico”.

“Finalmente a nostra figlia – dicono i genitori della ragazza – viene legalmente riconosciuto il diritto di essere se stessa senza dover sempre essere costretta a fare coming out forzati e continui, subire bullismo, discriminazioni e possibili aggressioni ogni volta che deve mostrare quei documenti anagrafici che non la rappresentano. Ora anche il suo diritto alla privacy e la sua sicurezza saranno tutelati. Vorremmo fosse chiara una cosa: una persona non si sveglia da un giorno all’altro affermando di essere trans, non è affatto una moda del momento ma è un lungo e complesso percorso di esplorazione intima, di questionamento del proprio sé, un confronto faticoso con una realtà che non contempla l’esistenza di queste persone, che le fa sentire sbagliate, negando loro quello spazio di legittimazione a cui invece hanno diritto e che anche noi famiglie esigiamo sia riconosciuto come un diritto pieno ed effettivo. Qui di sbagliato c’è una società ostile e transfobica, incapace di accettare le diversità e le persone che le incarnano“.

“In Italia – dice ancora GenderLens – ci sono poche e spesso scorrette informazioni rispetto alla realtà della varianza di genere in infanzia e adolescenza. Il vuoto politico e legislativo è più che mai evidente. Per far valere i diritti delle proprie figlie o figli trans queste famiglie devono rivolgersi all’autorità giudiziaria, sperando di ottenere, come nel caso della ragazzina di Lucca, sentenze favorevoli che possono contribuire, per fortuna, a fare da apripista per altre istanze di rettifica anagrafica di genere per giovani persone trans”.

Quando abbiamo compreso quello che nostra figlia ci stava dicendo – aveva 11 anni – dicono ancora i genitori – anche se all’inizio non è stato facile perché nessuno era in grado di spiegarci questa situazione, abbiamo cercato supporto e informazioni. Ci siamo rivolti ad un centro specializzato che ci avrebbe poi accompagnato con professionalità e competenza. In tutti questi anni abbiamo supportato nostra figlia in modo positivo perché essere dalla sua parte, riconoscerla e rispettarla per ciò che è, ha fatto la differenza: siamo più forti insieme, sia nell’affrontare le difficoltà ma anche per cavalcare quella leggerezza e ironia necessarie in certi momenti. Nella scuola primaria frequentata da mia figlia, avevamo chiesto la carriera alias (la possibilità di sostituire, nel registro elettronico il nome anagrafico con quello di elezione scelto della persona trans), soluzione provvisoria che per fortuna era stata accordata e attivata. Purtroppo, anche questo non è un diritto ma una concessione fatta quando si trova una dirigenza scolastica sensibile a queste esperienze. Infatti, nella scuola secondaria questo non è stato possibile ma ora con la sentenza di rettifica anagrafica nostra figlia potrà finalmente vedere riconosciuto il proprio diritto ed essere felice quando, come tutte e tutti, cercherà di raggiungere gli obiettivi che si pone. E noi genitori siamo felici con lei“.

“GenderLens – si legge nella nota  associazione di famiglie con figlie/i con varianza di genere, condivide la felicità di questa famiglia e ribadisce l’importanza di fare rete tra le tante famiglie che vivono questa esperienza, perché il supporto, la conoscenza e la corretta formazione sono gli attrezzi necessari per far conoscere questa realtà che richiede e necessita di vedere riconosciuti diritti e dignità. GenderLens prende atto con soddisfazione che un’altra sentenza positiva è arrivata dai tribunali a colmare il pesante divario legislativo presente nelle istituzioni. Rispetto ad altri paesi in Italia manca il diritto di poter autoaffermare il proprio genere, con consenso informato, cioè senza dover ottenere diagnosi mediche e passare poi da tribunali vincolati a tali certificazioni, perché la varianza di genere o l’essere trans non è una malattia (Oms 2018) ma una sana espressione delle tante possibilità del genere umano (cit.).”

L’avvocato Alexander Schuster di Trento sta seguendo d’intesa con GenderLens diversi procedimenti per garantire il riconoscimento giuridico dell’identità anche a minorenni, procedimenti che, tuttavia, si preferisce tenere lontani il più possibile dai riflettori mediatici. “La legge del 1982 – dice – pur con tutte le sue mancanze, non ha imposto il requisito della maggiore età. La scienza medica ha dato ragione alla scelta che il Parlamento allora fece, perché oggi è appurato che l’identità di genere si forma già nella fase preadolescenziale e che il benessere della persona va tutelato sin dall’emergere della consapevolezza di sé. Ad oggi ho trovato giudici molto sensibili, anche rispetto all’esigenza di contenere i tempi della procedura, con tempi anche inferiori ai cinque mesi. D’altra parte, vista l’attenzione che l’età impone, i tribunali hanno quasi sempre a disposizione ampia documentazione. In questo periodo ho ottenuto diverse sentenze di riattribuzione del genere per minorenni dai quattordici anni in poi, anche con autorizzazione ad eventuali operazioni. È opportuno chiarire che tali autorizzazioni giudiziali non conferiscono una pretesa certa a conseguire operazioni chirurgiche. Infatti, spetta poi comunque all’équipe medica il compito e laresponsabilità di verificare la sussistenza delle condizioni mediche per procedere ad eventuali interventi”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Lucca in Diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.