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Detenuto nel carcere di Lucca cade dal letto a castello e si ferisce, ora il ministero deve risarcirlo

L'uomo cita l'amministrazione della casa circondariale dopo aver riportato fratture. I giudici: "Non c'erano le sbarre per evitare incidenti"

Detenuto cade dal letto a castello e subisce due interventi chirurgici per le fratture riportate, il tribunale fiorentino ha condannato il ministero di giustizia a risarcire i danni subiti durante la carcerazione alla casa circondariale di Lucca. Il giudice Susanna Zanda del tribunale di Firenze, competente per territorio, ieri mattina (8 settembre) ha emesso la sentenza di condanna rinviando ad altra ordinanza la quantificazione totale di tutti i danni non patrimoniali da risarcire all’uomo relativi al periodo di malattia e ai postumi permanenti.

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Al momento la condanna è di circa 1.000 euro per i danni patrimoniali. Il medico legale ha stimato la durata dell’inabilità temporanea in 130 giorni e stimato i danni permanenti al 25%, si parla quindi di svariate decine di migliaia di euro di risarcimento totale. L’uomo detenuto presso il carcere di Lucca, ha citato il ministero della giustizia per ottenere il risarcimento dei danni che gli erano derivati da una caduta da letto a castello, affermando la colpa del ministero nell’avergli assegnato una branda al piano alto, nonostante le sue precarie e note condizioni di salute psicofisica. Ha dedotto in particolare che il giorno della rovinosa caduta, il 26 settembre del 2015, si trovava ristretto nel carcere di Lucca e che era affetto da disturbo bipolare e aveva sintomi di lombosciatalgia.

L’uomo soffriva – come ricostruito agli atti del procedimento – di varie problematiche relative al consumo di alcolici e si era anche fratturato un dito di un piede pochi giorni prima della caduta dal letto. La schiena quindi lo tormentava e dopo il primo incidente al dito del piede era in condizioni di salute non buone.

Il carcere di Lucca – è la tesi dell’accusa – avrebbe atteso ben 9 ore dopo la caduta prima di trasferirlo in ospedale, peggiorando la sua situazione clinica ma soprattutto, per i giudici, non avrebbe messo in atto tutte le cautele del caso ad evitare la caduta.

Si legge infatti in sentenza: “Seppure dovesse ammettersi che non esiste alcuna normativa speciale del diritto penitenziario che imponga le sponde laterali alle brande alte delle carceri italiane, e seppure possa condividersi quanto sostenuto dal ministero sui pericoli connessi all’uso improprio di tali brande, resta comunque la responsabilità del ministero rispetto agli obblighi di protezione del detenuto odierno attore perché in presenza di accertate patologie – astrattamente idonee a compromettere le sue perfette facoltà mentali e il livello di attenzione nemmeno compensate farmacologicamente e per giunta in corso di approfondimento l’amministrazione penitenziaria di Lucca avrebbe dovuto adeguarsi all’obbligo posto dalla legge a suo carico, di adottare le cautele necessarie a preservare l’integrità fisica del detenuto, e quindi non avrebbe dovuto assegnare la branda al piano alto, come di fatto accaduto”.

Anche le presunte troppe ore di attesa prima di avvisare l’ospedale cittadino hanno inciso nel giudizio del tribunale. “Così come va valutata l’incidenza di quell’attendismo nell’invio all’ospedale e in relazione alla frattura scomposta accertata quando il detenuto raggiunse l’ospedale dopo nove ore di permanenza nel carcere (con possibili manovre per sollevarlo da terra attuate da personale non qualificato), del pari all’attore non potrebbero riconoscersi eventuali danni dipesi da sua colpa”. In sentenza trovano spazio altri pronunciamenti simili in casi analoghi di altri tribunali italiani che considerano la caduta da un letto alto un rischio che già viene a crearsi anche per un soggetto normale, proprio per l’abbassamento fisiologico del livello di attenzione nello stato di sonno, e dunque a maggior ragione questo rischio sussiste quando siano presenti delle alterazioni psichiche come quelle dell’ex detenuto del carcere di Lucca (disturbo bipolare associato a pregresso abuso ultradecennale di alcool) che si era anche fratturato un dito del piede pochi giorni prima. Accertata giudizialmente la responsabilità dell’amministrazione carceraria resta dunque solo da stabilire il quantum totale che il ministero di giustizia dovrà pagare come risarcimento all’ex detenuto che intanto ha finito di scontare la sua pena.

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